Che c'è di nuovo nel mondo di Star Trek e nel sito della Nave Archimede?

10 piccoli trekkers
di Francesco Spadaro
 

"...Non è grandioso? Parlo del fatto che Star Trek avesse previsto tutto, o quasi tutto.
Ma se oggi, nel XXIV secolo abbiamo tutte queste meraviglie, dai replicatori al teletrasporto alle astronavi che lasciano il sistema solare in un batter d'occhio, è solo perché era un progresso inevitabile o Star Trek ha contribuito, più o meno consciamente, a ispirare le menti degli scienziati?"

Con queste parole Ross Hunziker, direttore della rivista "Il culto di Star Trek", chiudeva il suo Editoriale il mese scorso. Pochi giorni dopo, durante la gita aziendale su Veridiano, come sapete, fu trovata in fin di vita sulla passerella dell'osservatorio. Il tempo di mormorare "È stato divertente" e poi "Addio" e aveva finito di "fare la differenza". La differenza che aveva caratterizzato questa rivista, che raccoglie interventi e ricerche su quella serie di film e telefilm che spuntò su questa terra più di tre secoli fa, e che anticipò i tempi odierni. Al punto di creare un culto che raccoglie miliardi di appassionati in questo pianeta e in tutti quelli finora conosciuti dove la civiltà della comunicazione è attiva.
"Nulla a che vedere con i culti dei cavalieri Jedi che dall'Australia impazzarono per un tempo breve, Star Wars era fantasia e restò fantasia. Star Trek, oggi, anno 2352, è realtà. Sia chiaro, le storie di Star Trek restano fiction, meravigliosa fiction, ma molte delle cose fantastiche che nel 2000 sembravano fantascienza oggi le abbiamo realizzate" scriveva ancora Ross Hunziker, appena un mese fa, nell'introduzione all'intervista a uno dei responsabili dei programmi teleolografici della Emittente degli Stati Riuniti. L'irriverenza delle sue domande, che chiedevano ragione del perché lo spazio di prima serata tradizionalmente riservato a Star Trek era stato sostituito da un ciclo sulla saga di Guerre Stellari, ha suscitato quel vespaio di polemiche di cui hanno parlato tutte le riviste del settore, i newsgroup olografici, e, ovviamente, il bar dello zoo galattico, dove si son concentrate le indagini per scoprire chi aveva steso Ross Hunziker allo stesso modo di Kirk nel film "Generations". Non era stata la prima morte in stile Star Trek legata alla rivista "Il culto di Star Trek", e come al solito si trattava di un delitto avvenuto dopo una polemica legata a un articolo della rivista. Come la fine orribile di Zarrillo Marston , reo secondo alcuni fans di aver usato parole poco lusinghiere nei confronti di Marina Sirtis e di aver chiamato "buzzicone" Jonathan Frakes. Zarrillo Marston, l'uomo che ogni mese riceveva lettere di protesta per come dileggiava le stars di Star Trek nella sua rubrica di notizie, l'uomo che aveva scritto " io a Wesley Crusher lo pijerebbe pe le 'recchie e lo sgrullerebbe come 'n termometro" fu trovato con la pancia trafitta da una bath'let e una foto di Deanna Troi appiccicata sulla fronte. Anche quella volta, la Polizia Federale aveva interrogato i maggiori critici de "Il culto di Star Trek", e aveva fermato, al bar dello zoo galattico, i due tipi noti come "Topo sinistro" e "Er babbuino", noti

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per stare sempre attaccati ai computer del bar tutto il giorno a scrivere lettere infarcite di parolacce. "Er babbuino" era stato già fermato quando Cico Brunello, il famoso disegnatore di fumetti de "Il culto di Star Trek", aveva fatto quella fine orribile, il suo busto sporgeva dal pavimento di un corridoio: una morte che citava l'episodio "Programma Amore" di "Star Trek The Next Generation", attuata con una di quelle macchine che giocano con materia ed energia che oggi chiunque può acquistare in un negozio di articoli per l'edilizia. Er babbuino era quello che più di tutti criticava le strisce a fumetti di Cico Brunello, dove l'artista prendeva in giro i difetti e le manie dei fans di Star Trek. "Ci fa apparire come cretini" scriveva sempre. "Topo sinistro" era invece stato il maggior sospettato per l'assassinio di Robert Lombard, con il quale da tempo si scambiavano pubblici messaggi di insulti. Ogni articolo di Robert Lombard creava discussioni, perché non era mai banale, ma le sue critiche alla serie "Voyager" e al capitano Janeway, e le sue pittoresche espressioni, causavano discussioni anche violente. Il medico legale stabilì che era stato fulminato da una scarica elettrica, e il misterioso assassino aveva reso “alla Star Trek” la sua morte facendo indossare al cadavere una “felpina rossa” come quella del Guardiamarina di Star Trek freddato da un fulmine nell’episodio “La mela”.
Da una parte noi di “Il culto di Star Trek”, gente che scrive liberamente su storie fantastiche senza curarsi che di mettere nero su bianco le proprie emozioni. Dall’altra parte un mondo spietato dove il lettore di turno esamina ogni articolo e lo attacca perché non è come se lo avesse scritto lui.

E da qualche parte qualcuno che, come nei “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, ha messo in fila alcune statuine, e ad una ad una le elimina ogni volta che una violenta morte Trek colpisce qualcuno della redazione de “Il culto di Star Trek”. Anita Claythorne, ad esempio, non suscitava quasi mai polemiche, ma una valanga di ammiratori osannava sempre i suoi scritti, era amata come una rockstar per i suoi saggi su Deep Space Nine e sulla vita a bordo dell’Enterprise D. Il giorno che il replicatore le fece avere un raktajino al cianuro si capì che c’era anche qualcuno che non le voleva per nulla bene. “Il prezzo del successo” si disse. Fu il secondo delitto in stile Trek che colpì la nostra redazione, il primo che fece parlare di un possibile serial killer, e che portò alla ribalta come primi sospettati la setta de “I testimoni di Gene”, fanatici che odiavano tutto ciò che venisse chiamato “Star Trek” ma non fosse direttamente scaturito dalla mente di Gene Roddenberry. Quelli che avevano messo una bomba sotto la statua di Scott Bakula, per intenderci.
Ma il primo degli omicidi che colpirono “Il culto di Star Trek” non era stato naturalmente associato ai contenuti della rivista. Albert Gordon Macarthur, noto anche come “El porompompito” quando faceva il cantante di operetta, autore del saggio “Come è bello guardare Star Trek in mutande sgranocchiando noccioline caramellate” che aveva fatto raddoppiare i lettori della rivista, era stato trovato schiacciato da una statua di Montgomery Scott a grandezza naturale. Ma non associarono subito la sua morte violenta alla sua attività di saggista trek, piuttosto ci si era orientati alla sua attività come curatore di televendite.
El porompompito prometteva alle prime cinquanta telefonate che avessero ordinato la “scarpiera ionizzatrice” una seconda scarpiera in omaggio, ma molti di quelli che avevano poi ricevuto una scarpiera sola erano rimasti delusi, qualcuno era pure furioso, anche perché l’omaggio “sicuro”, l’orologio che dava la data astrale e suonava il tema di Enterprise andava sempre indietro e una volta su due attaccava “Romagna mia”.
La certezza che si trattasse di una serie di delitti legati agli articoli a tema Star Trek che suscitavano discussioni sulla rete mondiale si ebbe quando Sandra Rogers, la curatrice della rubrica sui libri dedicati a Star Trek, dopo un violento dibattito televisivo nella trasmissione “Tunnel spaziale a tunnel spaziale” a proposito di un suo articolo sul libro “Kirk si fa mezza Beverly Hills” , fu trovata con le parti del corpo tutte mischiate da un teletrasporto crudelmente modificato, qualcosa di più orribile di ciò che è descritto vagamente in “Star Trek The Motion Picture”, anche perché i giornali non furono certo vaghi nel descrivere la cosa, e il giornalista che indugiava su dove era finita la faccia di Sandra Rogers vinse anche il premio “Enzo Biagi”.
Fu dopo questo orribile assassinio che Brent Malone, l’uomo che in questa rivista faceva le pulci ai programmi olografici a tema Star Trek, si dotò di quattro guardie del corpo. “Non te ne bastavano un paio?” gli chiesi. “Per proteggere un corpo grande ci vuole una guardia del corpo grande” mi rispose. Ma non bastò lo stesso. Malone, il giornalista che decretava la fine o il successo di un programma olografico, stava testando un programma olografico ispirato a “L’attacco dei Borg”, il serial killer aveva disattivato i meccanismi di protezione, le guardie del corpo furono tutte assimilate dal collettivo Borg, Malone fu assimilato a una lavatrice e mandato in corto circuito dopo un doppio risciacquo e tre centrifughe.
Fu fatale per Morris Armstrong la critica al duecentododicesimo film di Star Trek. Se ne parlò molto, moltissimo. “…ci è dispiaciuto vedere i Cardassiani ridotti a macchiette, con i nuovi costumi dei Gul che ricordano Renato Zero. E vorremmo dimenticare la nipote di Spock interpretata da un’attrice che rivela troppo le sue origini calabresi quando urla ‘Thelethraspohrtho pehr dhue!’…” scriveva Armstrong in un numero storico de “Il culto di Star Trek”. Gli fecero fare la fine di Tasha Yar ne “La pelle del male”, la moglie lo trovò in garage avvolto e corroso da una strana melma nera.
Jennifer Hamilton era la più prolifica delle nostre redattrici, e la più attaccata dalle critiche provenienti dal Bar dello Zoo Galattico, qualunque cosa scrivesse generava reazioni in ogni ambito culturale Trek. Il Telegiornale olografico della Quinta Rete si occupava spesso dei suoi saggi, oltre che della sua famosa collezione di antibiotici, la più grande del mondo. Era stata lei ad acquistare un Rocefin del 1997 per due milioni di crediti all’asta di Parigi.
Quando era oramai quasi una certezza che sarebbe stata una possibile vittima delle morti “Trek” aveva dichiarato: “Non ho paura di nessuno, le sputazze dei critici mi attaccano da anni, se proprio vogliono eliminarmi i vermacci devono prima fare i conti col mio phaser, che tengo sempre a portata di mano posizionato per uccidere”. La donna delle pulizie la trovò davanti al suo computer, in ufficio. Sullo schermo ballonzolava la Voyager in uno screensaver tridimensionale. In bocca aveva il suo phaser. “Soffocamento” disse il medico legale.
“… e poi non ne rimase nessuno” dissi io, Cyril Wargrave, che da anni curo la rubrica umoristica de “Il culto di Star Trek”. Anni a prendere in giro i personaggi di Star Trek, gli attori, gli sceneggiatori.
Anni a far satira sugli episodi.
Anni a far emergere i vizi, i difetti, le manie degli appassionati di Star Trek.
I gruppi, le chat, i forum, i film, le trasmissioni televisive, i club di appassionati. Tutti son stati bersaglio della mia satira.
Ma nessuno mai parla dei miei articoli. Mai una polemica, un attacco, un dibattito infuocato. Nessuno a protestare, criticare, nessuna segnalazione sulle altre riviste del settore. Niente.
Come se non mi leggesse nessuno. Come se non scrivessi nulla.
Ma di queste mie righe parleranno.
Cyril Wagrave sarà sulle prime pagine dei giornali, tutti i telegiornali olografici ne discuteranno.
E al bar dello zoo galattico sarò finalmente io l’argomento del giorno, non più i miei colleghi, nessuno dei miei colleghi. Che ad uno ad uno se ne sono andati, delitto dopo delitto. Delitti artistici, modestia a parte. Delitti Trek, operati da me per por fine al mio supplizio di vederli ogni giorno sempre più famosi, generatori di polemiche, iniziatori di “argomenti”. Giù il sipario. Ai posteri l’ardua sentenza.
 

Questo articolo è tratto dal numero di Ottobre del 2002 di
STAR TREK ITALIA MAGAZINE