Che c'è di nuovo nel mondo di Star Trek e nel sito della Nave Archimede?

 

Francesco Spadaro
&
Mark Zancle

ALT GIOCO

Partita a scacchi su quaderno a quadretti


Tutto buio era, tutto buio c'era, c'era silenzio. Sembrava che tutto fosse silenzio. Silenzio c'era davvero, era tutto silenzioso e buio, era.
D'un tratto Lukey si accorse che non c'era buio buio, c'erano sottili strisce di luce, disposte parallelamente, e ogni striscia di luce era lunga circa mezzo metro, ma ve ne era una più corta fra le altre. Ma il silenzio c'era. I sensi di Lukey non c'erano ancora tutti, ci volle il tempo esatto di ebollizione a fuoco lento di 100 ml di acqua perchè Lukey ( ma era questo il suo nome? ) capisse l'origine delle strisce di luce, parallele e lunghe mezzo metro. Lukey desiderava stare immobile sul letto un'altra mezzora, a meditare sulla sua scoperta: il sole, le tapparelle, le strisce... ma non fu più silenzio.
Il silenzio era stato interrotto nel peggiore dei modi: un sibilo, lungo, continuo, acuto, continuo, lungo, acuto.
Quella maledetta sveglia elettronica. Il suo sibilo penetrava nelle orecchie con prepotenza... ma... un momento! Non c'era la sveglia sul comodino, inutilmente la mano destra di Lukey la cercava affannosamente. Fermo. Ragionare, ragionare. Il suono della sveglia non proveniva dal comodino, ma da sopra l'armadio. Chi aveva messo la sveglia sopra l'armadio? Lukey la sera prima aveva puntato la sveglia alle sette, ma poi, pensando che come al solito avrebbe allungato la mano destra facendo tacere la sveglia
per continuare a dormire... No, stavolta voleva svegliarsi davvero, per questo aveva messo la sveglia sull'armadio. Lukey si alzò, staccò la sveglia e cominciò a prepararsi per uscire.
 Alle otto e trenta in punto doveva trovarsi nella sede della multiregionale Megalucro S.p.a. dove aveva un appuntamento col Dr. Azur. Un mistero da risolvere era come mai il Dr. Azur avesse scelto una maniera insolita e imbarazzante per dargli quell'appuntamento: la sera prima, Lukey, rincasando, aveva trovato davanti alla porta di casa sua una sella, delle briglie, tre ferri di cavallo e, sopra, un biglietto:

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"Otto e trenta Megalucro S.p.a. Dr.Azur". La calligrafia era quella di Azur, ma Azur non aveva mai avuto niente a che fare coi cavalli, e neanche Lukey si interessava di equitazione. Per cui, entrando (alle otto e trenta) nello studio del Dr.Azur, urlò: << Razza di maniaco, dove ti è saltato in mente di...>>
<< Siediti e ascolta! >> gli urlò Azur temperando una matita in direzione del cestino dei rifiuti << Non ti avevo annunciato tempo fa che presto ti avrei affidato un importante incarico? >>
<< Questo me lo hai annunciato un anno e mezzo fa, lo ricordo..>>
<< Ecco, è giunto il momento! >>
<< Aspetta, pazzoide! >> esclamò Lukey << tu vuoi prendermi in giro, che razza di lavoro vuoi affidarmi, che senso avevano ieri sera quelle cavallaggini inutili davanti a casa mia? >>
<< Nulla di insensato, ce le avevo fatte mettere io per prepararti, diciamo così, alla notizia che sto per darti. Sia ben chiaro, quindi, che la presenza di quel materiale davanti a casa tua era perfettamente reale e logica, come del resto era logica ogni azione che tu hai compiuto finora. Da questo momento, però, ecco la notizia, ecco l'incarico importante, tu sei IL PROTAGONISTA DI UN ROMANZO PRIVO DI FILO LOGICO E UNITA' NARRATIVA >>. Lukey non ebbe il tempo di dire << Cosa? >> che si aprì la porta dietro di lui ed entrarono due cavalli bianchi e uno nero guidati da un centauro viola con scarpe da tennis al posto degli zoccoli. Sul cavallo nero c'era una enorme gallina verde e il centauro aveva in mano un mitra con cui sparò sedici colpi su Lukey, il quale non morì con sua meraviglia, ma si trovò illeso a cavallo di un tronco d'albero abbattuto vicino a una cabina telefonica. Davanti a lui c'era Azur che gli disse: << Non è mai molto divertente fare il protagonista da solo: trovati un co-protagonista >>. Detto questo, Azur si trasformo in un bracco e spiccò il volo. In breve si allontanò oltre l'orizzonte. Lo so che i bracchi non volano, e lo sapeva anche Lukey, ma oramai non c'era più nulla da fare: era il protagonista di un romanzo senza unità narrativa nè filo logico. La ricerca del compagno di follia era l'unica azione, forse l'ultima, con parvenza logica. Quella cabina telefonica era fatta per questo: Lukey aveva deciso di telefonare al suo caro amico Greg.
 

Greg, come lo chiamavano tutti, o Gregorius come si chiamava lui stesso, quando ricevette quella telefonata stava fingendo di mangiare (quindi ancora non pensava a Dolly). Lukey Trrol lo mise subito al corrente degli ultimi sviluppi in corso nell'universo e solo per caso verso la fine della telefonata si ricordò di narrare all'amico lo strano episodio accaduto nell'ufficio del dottor Azur. Subito la mente di Gregorius, che era come un braciere spento ( solo ) in superficie, avvampò: aveva sempre pensato che gran parte della vita fosse un fotoromanzo, anche se in verità teneva molto al finale felice. E in un momento capì che storia fosse quella.

I tempi della Guerra Astrale erano, della Guerra Astrale.
Mentre i Signori della Guerra si scambiavano furiosi e micidiali colpi il tessuto dello spazio e del tempo continuava a lacerarsi; intere galassie si sgomitolavano disperdendo le loro spirali nel vuoto nero e la pioggia non cadeva più a goccia a goccia ma tutta in una volta: il passato, il presente e il futuro erano definitivamente confusi, come le persone comuni che vivevano, come potevano,in situazioni e ambienti cangianti e sempre diversi, sbalzati continuamente dal forte vento enne-dimensionale.
L'unico principio rispettato, che costituiva il solo punto di riferimento, era quello stabilito dalla convenzione di GROM, e cioè il DIRITTO DI EGOITA', secondo il quale non potevano essere usate armi che intaccassero l'elementare diritto dell'autocoscienza, ma tutto il resto era continua trasformazione guidata dalle misteriose operazioni dei potenti.
"Solo l'entropia tripudia, il resto tutta poltiglia color crema" diceva un adagio dei giorni più duri.
Lukey Trrol e Gregorius Pplanck erano amici, e lo erano anche durante quei tempi. Come per incantesimo si ritrovavano sempre assieme, anche dopo i "salti" più violenti che li portavano o sotto un sole nero, o li costringevano in corpi strani, in situazioni assurde, o semplicemente li fissavano nella stasi per lunghi periodi, ma erano sempre pronti a dividersi la broppa fino all'ultimo goccio ( o grammo? ). Una volta, in un pianeta deserto,erano stati costretti a combattere contro un drago DANNATOSPUTAFUOCO,e alla fine lo abbatterono con corde, rampini e
a colpi di turlindana, una spada che era stata regalata loro da un lurido rigattiere che diceva di appartenere ad un antico ordine cavalleresco; un artiglio di questo drago, conosciut dai più con il nome "GRIPPIONE MANDIBULA jr", divenne un portafortuna che Luk. custodì nella
sua bisaccia.
Gregorius parlava sempre di DOLLY, DOLLY delle BLATTE, e in verità non sapeva se appartenesse a un episodio del suo passato, o futuro, o se semplicemente non esistesse nessuna Dolly; ma lui, in ogni caso, strizzava l'occhio e raccontava di lei, dei suoi capelli, dei suoi occhi e del tempo passato a guardare le stelle rimaste e dei turni di veglia vicino al fuoco e di cento altre cose, tutte ugualmente vere. Lukey fischiettava spesso nell' ARMòNIA e parlava di tutto, componeva canzoni e non si ubriacava mai, a meno che ci fossero donne nel mezzo.
Anche il giorno della straordinaria notizia i due si videro al tramonto presso la rupe, nei pressi delle rovine della vecchia centrale elettrica. Lukey stava in silenzio: tirava pietre piatte nell'aria, e a causa dell'alterazione della gravità, rimbalzavano come sulla superficie di uno stagno; a volte cambiavano bruscamente piano, scivolando o innalzandosi di qualche metro, continuando a rimbalzare fino a perdersi lontano.
"Mi vuoi spiegare che cosa significa che adesso siamo i protagonisti?" chiese Greg "Protagonisti di che? Bella roba! Ma guardati attorno, in che paesaggio da mente malata ci tocca stare! E che dirne poi del nostro futuro? Siamo proprio legati a un destino folle, anzi a due destini folli!".
A tutta risposta, in quel preciso momento, mentre i Rutilanti compivano nelle ultime luci del giorno le loro misteriose evoluzioni spiati a terra dai pazienti Ghermioni che aspettavano una sola mossa falsa per divorarli, sorse a est la grande curva a falce, rivolta verso il basso, di una luna arancione.
Lukey, dopo essersi dato una grattatina, ruppe il silenzio che si era creato intorno: "Ma è tutto chiaro! D'ora in poi dovremo vagare come pellegrini verso la meta, se no perchè credi che ci abbiano regalato Turlindana Sgozzavivi?". E ritornò a tirare pigramente pietre (nell'aria) che con altrettanta pigrizia sparivano lontano; luci strane solcavano il cielo, e anche se c'era un gran silenzio, tutto sembrava sul punto di animarsi per scatenare una furibonda danza.
"Ma di che cavolo di meta stai parlando, Lukey!" riprese Greg nervoso.
"Ma della fine della storia, naturalmente!" rispose Lukey alzandosi in piedi come per scorgere qualcosa o qualcuno nell'oscurità che stava per seguire il crepuscolo; proprio in quell'istante la luna arancione tramontò ad ovest lasciando intravedere, in un ultimo guizzo, le punte poste a grande distanza l'una dall'altra sull'orizzonte regolare, e contemporaneamente, proveniente dal buio profondo, qualcosa o qualcuno arrivò.
Non era Dolly, come non aveva immaginato Greg, non era Azur, non era neanche il triste Graafart di cui nessuno parlò mai, non era neanche Matilde Connor, la vecchia padrona della "sporca osteria del pisello blu", non era un "Drago a sei zanne". non era neanche la canzone della zozzona dell'Ohio, era solo l'EMPIO, era l'uomo dai gesti inutili, era l'EMPIO, era il solo a sapere dove si trovasse STERTAS quando a nessuno interessava sapere cosa fosse STERTAS nè dove si trovasse tantomeno.
L'EMPIO era stato via per centodue mesi, era andato a cercare usati orizzonti, perchè lo scopo della sua vita era certamente un luogo comune che non avrebbe interessato nessuno, come a nessuno interessava conoscere la storia di Barbatown.

E fu così che Greg e Lukey capirono che tutto quello che li circondava adesso era sempre esistito negli angoli malati delle loro menti.

Lukey cominciò a maledire gli uccelli silenziosi che nuotavano sulle rocce sovrastanti gli alberi di asterischi, e spiegava a Greg tante cose che lui per primo non aveva mai capito; Greg fingeva di capire o fingeva di credere, e ogni tanto ripeteva distrattamente NON VORREI ESSERE NEI TUOI PANNI o NON VORREI STARE AL TUO POSTO.

Ma oramai molto era perduto per ambedue, e mancava un senso a ciò che era sopravvissuto.

Greg stava constatando la lunghezza dei propri capelli quando Lukey gli urlò: << Guarda ! >>. L'EMPIO si era manifestato a loro, stava inutilmente appollaiato su un bidone pieno di roba grigia e, fissando il più giovane dei due, cominciò a cantare:


CHI CONOSCE IL SEGRETO
DELLA GIACCA DI LYANDA ?
ATTENZIONE: IL GIOCO DEI "LONTANI"
E' PERICOLOSO A LORO STESSI

E NOI NON SAPREMO FORSE MAI
CHI E' IL VERO SDERTABLIS SE
ESSO E' MAI ESISTITO.

MA SOPRATTUTTO CHI NON
ESISTE STIA ATTENTO
STIA ATTENTO
STIA ...


Lukey era stato invaso dal comando della "CARICA". Sentiva che la CARICA era con lui, prese la TURLINDANA sgozzavivi e annientò l'EMPIO in un batter di nonsoche. Lo scoppio del bidone di roba grigia scaraventò i due sul lato OVEST del "fiume del gatto", sotto il QUERCUS TROPICALIS GIGANS.
Lukey Trrol era appeso al ramo più basso della quercia, agitava freneticamente le gambe e cantava a squarciagola la più scurrile delle sue canzoni, e non ascoltava per nulla le domande che Greg gli faceva con voce terrificantemente tremolante: "PERCHE' L'HAI FATTO ? CHE T'HA PRESO ? ". Greg diceva sempre "CHE T'HA PRESO?".
Atterrito fissava la quercia e il paesaggio sconosciuto che lo circondava, pensando a quanto era invidiabile una vita da "non protagonisti", specialmente se l'essere protagonisti era tanto inglorioso quanto rischioso.
Nel frattempo Lukey era piombato giù dalla quercia e dormiva, adesso serenamente, e Greg dovette sopportarsi un incontro ravvi- cinato col solito abominevole uomo delle nevi, che, avvicinatosi a lui, cominciò a cospargerlo di sale, pepe e rosmarino. E borbottava nel frattempo:

NOVE CINQUE SETTE OTTO
mò me slurpo er cristianotto
CINQUE NOVE TRE CINQUANTA
qui di roba ce n'è tanta ...

Greg si difendeva come poteva e urlava per svegliare Lukey Trrol, sperando che avesse un pò di "carica stellare" per difenderlo. Ma mentre Trrol continuava a dormire, lo yeti rosolava Greg borbottando:

SETTE QUATTRO DUE TRECENTO
quello lì che sta dormendo
me lo papperò stasera
'chè ci ha un aria più "leggera" .

Dove era adesso la TURLINDANA sgozzavivi? Adesso era il momento di usarla, questo era un caso molto più serio dell'arrivo dell'EMPIO ! Greg non voleva finire arrosto ! La colpa era del Dr. Azur, che desiderava AZIONE come in quei film che nelle Americhe e nelle terre bianche incassavano molti tallers. Ma dov'era adesso la TURLINDANA sgozzavivi ?
Turlindana in quel momento era a qualche chilometro di distanza a passeggiare tra i filari di blob verdi, da cui gli abitanti del luogo estraevano sapientemente una sorta di broppa alcolica di non ottima qualità, ma che per quei tempi andava bene. La nostra infatti non aveva ricevuto nessuna programmazione speciale dopo il lavoretto con l'EMPIO e aveva deciso di farsi un giro. Essa, mentre attorno a lei la nebbia si infittiva, pensava alla noia delle ultime ore e ricordava con nostalgia i giorni della sua gioventù al "Centro Addestramento Spade Cibernetiche" ; allora sì che era vita! C'era molto da lavorare, è vero, ma poi c'erano le sbronze, gli scherzi nella camerata, i lunghi viaggi d'istruzione, ecc.
Turlindana ricordava anche i gloriosi giorni della I guerra, quando combatteva al fianco di uno tra i più valorosi e fieri CAVALIERI DELLA CARICA ROTONDA e non riusciva a capire come un così nobile guerriero l'avesse poi affidata a due che non potevano certo vantare tanti eroismi, anzi: che non potevano vantare niente. Di fronte a queste considerazioni rimaneva sempre perplessa e anche un pò offesa per l'umiliazione, ma poi cercava di illudersi pensando che forse a quei due era stato affidato un compito importantissimo, e quindi poteva sperare di ritornare agli antichi splendori. Stava proprio pensando a quale poteva essere questo compito ( salvare una principessa ? Combattere i ribelli ? Superare le linee nemiche per recapitare un messaggio di vitale importanza ? O cercare il tesoro dei Pappalardo ? ) quando il sensore GUAI-IN-VISTA l'avvertì del pericolo. Decollò all'istante per raggiungere il luogo dove l'Abominevole stava per papparsi il povero Greg. Ancora in volo vide che non c'era il tempo di aspettare ordini e quindi decise autonomamente: prese allora la mira, e con una velocità incredibile accompagnata da un sibilo acutissimo, piombò sul cranio del mostro infilzandosi a terra per un paio di metri; le due parti in cui fu tagliato il corpo dell'Abominevole caddero a terra prive di vita; Greg era salvo! (in realtà Greg non era poi tanto preoccupato, e se aveva fatto tutto quel baccano era per rispettare la sua parte. Sapeva benissimo infatti che nessun protagonista, anche quello dei più scalcinati romanzi, e il lettore furbo riconoscerà in quello che sta leggendo ora un degno rappresentante di questa nutrita categoria, nessun protagonista può morire alla settima pagina, al massimo ciò potrebbe succedere solo all'ultima pagina di un romanzo impegnato. Un caso particolare, che val la pena di ricordare, è costituito dal romanzo "UNA STORIA BREVE" [di Piero P.Piero - ED.LALLABIS 1912 ] , dove effettivamente il protagonista viene falciato da una motozappa alla settima pagina, ma in realtà questa morte avviene solo apparentemente in contraddizione con quanto detto sopra in quanto per una precisa volontà dell'autore la decima pagina coincide con l'ultima).
Greg stava ancora riaggiustandosi e Lukey si era appena risvegliato dal suo misterioso sonno, che nessuno mai spiegherà, quando un fischio intermittente, acuto, familiare, si diffuse per la boscaglia costringendo i nostri eroi a tendere le orecchie per scoprirne la provenienza; anche la spada infatti ne aveva individuato l'origine, cioè la "canna sonora" che tutti i mutanti erano costretti a portare. Fidiax [Fidiaper] (chiameremo così il mutante) raggiunse velocemente il luogo dove Luk & Greg si erano provvisoriamente accampati, e stranamente non fu affatto stupito di incontrarli; sembrava proprio che, per qualche misteriosa ragione, ( CIOE' UNA ASTUTA MACCHINAZIONE IN TUTTO E PER TUTTO ORGANIZZATA, CHE SOLO PIU' TARDI VERRA' RIVELATA ) fosse
diretto in quel luogo e in quel momento come per giungere puntuale ad un appuntamento, un appuntamento che nessuno degli altri tre presenti ( non dimenticate TURLINDANA S. ) avrebbe mai accettato tanto era raccapricciante la vista che stava loro innanzi: non riuscivano a capire neanche come una mutazione poteva giungere a tanto: Fidiax era ...perfetto ! Una perfezione al di fuori di questo mondo, dell'altro e di tutti i restanti, era la pura forma geometrica dell'uomo, presentava una perfetta simmetria verticale che dava al volto un aspetto inquietante; la testa, le mani e i piedi erano rispettivamente le sezioni auree
( v. IL PENSIERO GEOMETRICO - VOL I - cap. 10 - Ed. Le Monnier ) del corpo, delle braccia e delle gambe, i peli e i capelli erano distribuiti regolarmente come gli alberi di un frutteto modello, l'espressione era olimpica, ma ricordava allo stesso tempo quella di un attore di fotoromanzo alla moda, l'effetto complessivo era una follia.
Fidiax stesso riempì il silenzio che aveva creato: (e la canna sonora? i mutanti potevano spegnerla come una torcia elettrica? allora a che serviva? che significa chtonizzare?) <<Bene! Ho da darvi solo qualche piccolo suggerimento, e tutto in cambio di un po' di broppa calda che non rifiuterete allo ZIO RIP (ZIO RIP?)>> e dopo essersi accertato di essere seguito continuò <<VOI INFLUITE E NON INFLUITE SULLA TRAMA DOVE VIAGGIATE, SIETE E NON SIETE I PILOTI DI TUTTO CIO', PROPRIO PER QUESTO VI DICO: CAMBIATE STRADA, VE LO RIPETO CAMBIATE STRADA, RICOSTRUITE TUTTO DALL'INIZIO. DOVETE, DOVETE SALVAGUARDARE ASSOLUTAMENTE L'UNITA' NARRATIVA, RICOSTRUIRVI IL VOSTRO PLOT, IO VI AIUTERO'...>>

Greg e Luk, riavutisi dallo sbigottimento iniziale, si intesero con una occhiata, e mentre Fidiax continuava a parlare, Greg in un attimo si era infilato lo spinotto che lo collegava con TURLINDANA S. nella presa, posta al fondo del palmo della mano sinistra, proprio nell'attaccatura del polso; ciò rendeva automaticamente la mano inerte e priva di vita, ma i nervi adesso erano collegati con i raffinati congegni elettro-magici della spada, che, su ordine di Greg, librò il suo notevole peso con leggerezza, mentre la lama veniva disposta al massimo della sua affilatezza, e con un guizzo passò e ripassò nel corpo di Fidiax, disintegrandolo completamente.
Subito Turlindana chiese <<MA CHE MOTIVO C'ERA DI ELIMINARE QUESTO POVERO MUTANTE, ANCHE SE PAZZO?! RAZZA DI CRIMINALI!>>.
<<POVERO MUTANTE PAZZO, Eh!>> rispose Lukey <<LO DICO SEMPRE IO CHE VOI SPADE NON SIETE COSI' IN GAMBA COME SI DICE IN GIRO!>>
<<GIA'!>> continuò Greg <<meno male che noi abbiamo capito subito chi era in realtà e cosa voleva>>
<<Certo, Greg!>> fece Lukey mentre si aggrappava a una bottiglia di doppiorhum.
<< MA INSOMMA MI VOLETE SPIEGARE ! >> esclamò T.S.
<< Certo ! >> fece Greg rivolto a Lukey << COMINCIA TU ! >>
<< Bene, quel Fidiax voleva tentarci con tutto il suo ciarlare, voleva spingerci ad essere perfetti, ci voleva incantare con una impresa assurda! >>
<< Infatti >> continuò Greg << ancora un pò e saremmo stati spacciati, non avremmo mosso un passo volendo essere perfettigià all'inizio! PERCHE', MIA CARA LINDY S., QUEL FIDIAX in realta era proprio ... >>
<< LA TENTAZIONE LETTERARIA ! >> concluse Lukey incollandosi di nuovo alla bottiglia.
TURLINDANA non aveva più voglia di parlare, anche se aveva ancora dubbi, perchè era scesa la notte. In silenzio come gli altri due, si sistemò alla meglio per dormire, l'indomani sarebbe stato un duro giorno! In cielo c'era la luna blu.

In ogni caso questa realtà a fette dava fastidio a tutti e tre, e mentre la realtà faceva le bizze, più di un anno era passato, Lukey beveva alcolici anche se da un pezzo non c'erano più storiacce di donne, Gregorius aveva avuto molto tempo addietro la visione di un enorme carro attrezzi che gli aveva rivelato che Dolly delle Blatte aveva avuto un nero destino. Turlindana si agitava nel sonno, a cosa era servito annientare chi si inseriva in questa storia? Un momento: fermiamoci. Ecco che Greg, giocherellando coi ciottoli, cantava con accento popolare la canzone preferita di Lukey, "Lois sono stato io ad assaggiare la tua gelatina di frutta ma ne ho presa pochina", e Lukey non poteva soffrire che un tale capolavoro venisse cantato in maniera così spregevole; prese la bottiglia ormai quasi vuota e la ruppe in testa a Greg, dopodichè si allontanò dirigendosi verso Nuova
Badedas.
La città gli apparve dopo un'ora di cammino, era uno strano posto, il suo colore tendeva molto al giallo, vi erano galline e polli dappertutto; anche quello era un paesaggio da mente malata con quelle case a forma di pera e le vie che mancavano totalmente di senso della prospettiva. Alla velocità dei gallinacei che correvano dappertutto si contrapponeva l'esasperante lentezza degli abitanti di quel luogo, tutti negri vestiti di una strana tuta beige; Lukey pensò di dover cercare un posto per dormire, non perchè fosse sera o lui fosse stanco, ma perchè nei romanzi si cerca sempre un posto per dormire appena arrivati in un paese, è in questi momenti che si teme l'ombra del mutante FIDIAX, quando tutto sembra volerti trasportare in una narrazione del tipo: Lukey che giunge in una strana locanda, trova da dormire, l'oste è un tipo sospetto, l'indomani sopraggiunge Greg che, infuriato, tenta di vendicarsi del colpo di bottiglia in testa. Ma non accadde nulla del genere, perchè Nuova Badedas sparì NON come era apparsa, ma sparì. Lukey, Greg, Turlindana, si trovavano su una barca, il sole era forte e il mare era calmo, la SGOZZAVIVI osservava l'orizzonte, i due amici giocavano a carte una partita del vecchio gioco irlandese "IPPI IPPI TENGO IL SEI", ridevano e bevevano WHISKY della peggior marca. E in quel mare di acqua nera ecco che si scorge una figura avvicinarsi a nuoto, giungere fino alla barca; i due amici smisero di giocare, Turlindana smise di guardare l'orizzonte, Lukey continuava a bere e fissava quell'essere che li aveva raggiunti fino alla loro imbarcazione. Non diremo da dove viene quest'essere, ma diremo che era una ragazza, indubbiamente lo era e si chiamava Ottavia. E non saranno descritte (forse) le sue fattezze, basti dire che in essa Lukey riconosceva tutte le donne che aveva amato o che gli erano soltanto piaciute, più un qualcosa in più, un qualcosa così importante che se ne accorse anche Greg e intuì che Ottavia era un pericolo serio almeno per un terzo dell'equipaggio. Nessuno parlò, Ottavia salì sull'imbarcazione grazie all'aiuto di Turlindana, che era la meno pigra e la più forte del gruppo. La grande nave viola delle sette centurie volava molto lontana da loro, la guerra di BlackMoon era terminata da un pezzo, l'aria era pesante, i grattacieli di Buenos Aires erano illuminati dal sole più caldo che i vecchi abitanti di quell'angolo di mondo ricordassero, nessuno dei quattro che ora stavano sulla barca osò parlare per almeno due ore. <<Il primo che dice "siamo tutti sulla stessa barca" lo uccido>> disse a voce alta e rauca il robusto Greg Pplanck, rompendo così l'imbarazzante silenzio. <<Mi chiamo Lukey>> disse l'altro, accompagnando questa affermazione con un disgustoso sorriso, a giudicare da quel che ne pensava Greg.
Dr. Azur era irritato davanti a questa immobilità, dov'era l'azione che lui chiedeva? Eppure sapeva che qualcosa stava per accadere. Lukey e la donna avevano iniziato una conversazione inutile da riportare in questo racconto, Greg si irritava sempre più, fino a che urlò alla donna: <<da dove sei sbucata? Sei anche tu una tentazione letteraria? Vieni da un paese o da un pianeta dove i cospiratori hanno fatto prigioniero tuo padre che ne era il sovrano ma tu sei riuscita a fuggire? Oppure ti manda quella bestia di Azur sperando che con una donna nel romanzo vengano grossi guai per noi e sollazzo per lui? O sei solo frutto di una frustrazione di un autore? In ogni caso spero che tu scompaia come l'Empio Oos Laggiù, come Fidiax, come lo yeti! Verso qualunque sviluppo vada, io detesto questa storia...>>
Lukey pensò che era meglio disattivare Turlindana, anche se non ve ne era bisogno perchè già da un pezzo la sgozzavivi aveva deciso di farsi gli affarazzi suoi. Quando il chiarore artificiale della fortezza cominciava ad apparire all'orizzonte, i Signori della guerra pensarono bene che era giunto il momento; fu così che la vicenda cominciò a divenire fierezza fantastica ed elettromagnetica: e il futuro, pur sempre inconoscibile, stava per diventare affascinante, aspro, possibile e incredibile quando la misteriosa ragazza si alzò in piedi senza che l'imbarcazione perdesse il suo equilibrio e iniziò a parlare.
<< MIEI SIGNORI, il mio nome è Ottavia, ma Tempesta lo è molto di più, corrente impetuosa fino al posto dove vi posso guidare, l'Ultima Tule o il primo Motel dell'Agip della vostra strada, non so, ...come non so cosa vi aspetta, ma se decidete di venire vi dirò esattamente la mia tariffa! >>
Mettersi d'accordo sul prezzo fu la cosa più difficile, ma ci furono questioni anche riguardo al mezzo per raggiungere il posto menzionato da OTTAVIA (che, secondo Turlindana, assolutamente ignorante in materia di metafore, faceva Tempesta di cognome), cioè "IL BICCHIERINO VUOTO DAVANTI ALLA BOCCA", conosciuto in ambienti più raffinati come la IV DIMENSIONE.

I DUE conoscevano bene la sensazione di ubriachezza, di sentirsi come alla fine di una festa tra amici, inevitabile conseguenza di questo genere di viaggi, ma alla fine si lasciarono convincere. Ottavia trasse dalla sua borsetta (ma da dove l'aveva tirata fuori?) un enorme notes, contenente qualche trilione dei famosi ANAGRAMMI di Caino Rembellari; pronunciandone qualcuno ad alta voce e nel giusto ordine si accedeva immediatamente, attraverso la IV DIMENSIONE, in qualche posto dell'universo, associato alla sequenza ripetuta.
Nessuno sapeva come poteva avvenire ciò, nessuno sapeva chi diavolo fosse il proprietario del nome Caino Rembellari, i cui ANAGRAMMI custodivano tale straordinario potere, ma dopo la stupefacente scoperta tutto il problema dei trasporti si era ridotto alla ricerca di nuovi ANAGRAMMI e dei relativi posti.
La corrispondenza tra ANAGRAMMA(®) e luogo associato era assolutamente casuale, proprio per questo le grandi compagnie che avevano monopolizzato lo sfruttamento degli ANAGRAMMI assumevano idealisti audaci, disperati disposti a tutto, avventurieri senza scrupoli (UN GIORNO O L'ALTRO I CURATORI DI QUESTA STORIA SCRIVERANNO QUALCOSA SUI POVERI AVVENTURIERI MORALISTI A CUI NESSUNO HA MAI PENSATO), disposti a pronunciare ad alta voce, alla presenza di un notaio, qualche nuovo ANAGRAMMA(®) ,
elaborato dagli specialisti, e se riuscivano a tornare e a raccontare dove erano stati ricevevano compensi altissimi; notevolissima era la percentuale di quelli che si perdevano e andavano a finire a CASASUA, come si diceva in gergo, ma le compagnie riuscivano lo stesso a realizzare affari d'oro.

Ottavia gridò ad alta voce << RINCARI O BEL LAME' ! MILLE ARABI CON RE ! MERCENARIO BILLA ! >>. Immediatamente tutto divenne confuso, tutto cominciò a trasformarsi, il positivo nel negativo e il negativo nel positivo; a GREG venne il torcicollo, a LUKEY non venne niente, ma ci restò male lo stesso.
Si udì allora qualcosa simile ad un rapido assolo di batteria jazz, qualche altra scaramuccia a base di luci colorate e suoni di tromba giocattolo e ... VOILA' tutta la compagnia passò nel rosa uniforme della IV DIMENSIONE (lo so che grigio uniforme sarebbe più classico, ma non ci posso fare niente...)

Era abitudine di Greg, ogniqualvolta si trovava nel "BICCHIERINO", di ripetere la solita battuta <<Che ore sono?>> (scoppiando poi in una fragorosa quanto solitaria risata), che risaliva ai primi tempi di questo genere di viaggi (e forse anche prima). Lukey ascoltava con rassegnazione la battuta e poi la risata, oppure, si era sempre nella IV DIMENSIONE con quel che segue, prima la risata e poi la famosa domanda che in qualsiasi altro posto sarebbe risultata normale, o capitava di sentire alcuni versi del MACBETH e poi la battuta, e così via.

Come fu, come non fu, sbucarono fuori, come da una doccia troppo fredda, nel flusso normale ma nel luogo sbagliato, a giudicare dall'espressione stupita di Ottavia, che scrutava ORA il notes, per controllare la sequenza ANAGRAMMA(R) usata, ORA lo strano locale circolare nel quale si trovavano. Turlindana comunicò, con un certo allarme, che si trovavano in viaggio nello spazio, forse in un incrociatore da guerra.
PPLANCK e TRROL non persero certo l'occasione per lanciare qualche impropero all'indirizzo del genere femminile con particolare riferimento ad OTTAVIA, la cui bellezza non era certo un buon motivo per attenuare la gravità dell'impiccio di trovarsi a bordo di una astronave sconosciuta con quel che segue.

Ottavia, facendo finta di nulla, trafficava con il voluminoso notes mentre Turlindana comunicava che erano certamente nei pressi di un grosso pianeta appartenente alla stella gialla, che, seppur piccola, dominava la visione che il grande schermo offriva dello spazio sidereo. <<Inoltre>> puntualizzò Turlindana mentre tutti i suoi marchingegni erano in funzione <<questa nave non è certamente da guerra, anzi sembra un modello antichissimo, da leggenda addirittura!>>.
L'inquietudine che la notizia portò in ciascuno dei presenti si mutò in terrore puro allorchè si udirono dei passi di qualcuno che si avvicinava lentamente, trascinando i piedi, e che in breve si manifestò a loro.
Era un astronauta dei tempi andati, di quelli con la tuta e l'elmo sulla testa; sul braccio portava una targhetta con il suo nome: KEIR DULLEA. E' difficile dire chi fosse più imbarazzato, visto che tutti ormai avevano capito che non era il caso di avere paura; Ottavia prese allora l'iniziativa e raccontò per filo e per segno la storia dei protagonisti, persino quella antecedente all'incontro in barca al largo di Nuova Badedas.
Anche Dullea raccontò la storia del suo viaggio, che presuntuosa- mente chiamava odissea, il motivo del viaggio era anche per lui oscuro, ma disse che aveva appena fatto fuori un poco di buono di calcolatore. <<Ma ormai l'avventura è terminata>> disse Keir <<Tutto si è concluso; i miei giorni trascorrono senza colori, nel grigiore, questo è stato un viaggio senza scopo che mi condurrà alla deriva>>.
A quest'ultima affermazione Lukey e Greg cominciarono a ridere da pazzi (forse in questa storia si comincia a ridere troppo), essendo appassionati di letteratura antica sapevano che storia fosse quella, anche se l'astronauta rimase sconcertato da questa manifestazione degli inaspettati ospiti.

Ottavia non mancò di notare lo strano modo cantilenante di parlare dell'astronauta, un ritmo strano e musicale, un tre quarti a occhio e croce, accompagnato da un gesticolare ampio che mentalmente definì da VALZER, anche se non aveva la minima idea di cosa potesse significare questa parola.
Turlindana interruppe la conversazione, che ormai continuava su toni molto banali, avvertendo della presenza nei pressi dell'astronave di uno scatolone liscio, e consigliò che qualcuno andasse a dare un'occhiata.
<<Bene, noi allora togliamo il disturbo, tanti saluti e grazie!>> disse Greg a nome di tutti.
<<Bene, Ottavia, presto, rimettiamoci in viaggio>> disse Lukey.
L'astronauta, un po' scosso per i modi bruschi della compagnia, salutò e si diresse verso la navicella piccola per seguire il consiglio della spada.

In breve Lukey, Greg, Turlindana e Ottavia entrarono nel rosa della IV D., e mentre ripensavano agli ultimi avvenimenti che gettavano una nuova luce a tutto il loro viaggio, sentirono un nuovo destino che li stava per afferrare per presentare loro nuove possibilità e nuove occasioni, forse anche a prezzi contenuti.

FINE DELLA PRIMA PARTE


SECONDA PARTE

Il suono di uno strumento musicale scordato fece comprendere a Lukey che il viaggio attraverso il tunnel del silenzio imbaraz- zante era finito, Greg si ricordò in quel momento di alcuni strani incubi che lo perseguitavano da bambino, Turlindana sentì che i suoi circuiti che avevano resistito a grandi battaglie cominciavano a puzzare, ma non sapeva bene se fossero i suoi circuiti, Ottavia ... Ottavia non si capiva mai come stesse, cosa pensasse, se pensasse, se ci fosse.
I quattro erranti non lo sapevano, ma si trovavano nella ZONA dei PASCOLI, e il suono inusitato che chi fra loro aveva orecchie poteva sentire, proveniva dal SEMINTERRATO MALEDETTO, lo strano edificio stile XX secolo dove si potevano fare pericolosi incontri. Eppure verso là essi si diressero, guidati dalla luminosa sgozzavivi Turlindana; di quanta pioggia era capace il cielo nella zona dei pascoli! E quanto era misterioso quel suono, che ora era forte e chiaramente udito poichè i nostri erano entrati nel seminterrato.

Il signore dei metalli era lì davanti a loro, avvolto da cavi elettrici, teneva in mano il suo strumento vivente che si agitava come dolorante. Era una biochitarra ed emetteva protosuoni semi-incidibili totalmente indicibili. Il signore dei metalli cantava a squarcia-tutto-quello-che-si-può-squarciare, fissando gli inattesi ospiti e alzando un sopracciglio allorchè potè vedere la donna il cui nome era Ottavia e il cui spirito era Tempesta. Greg sudava, più di quanto fosse sua abitudine. Lukey cominciò a cantare insieme al signore dei metalli:

"Cammina contro vento
se non riesci a star contento,
puoi lasciarti trasportare
se non riesci a camminare ... "

Il seminterrato maledetto, da luogo sinistro che era, cominciò a illuminarsi di azzurre luci quando Ottavia si mise a danzare.
Quattro sbiluchi portarono vassoi di alfa-polipranzolo e invitarono Lukey, Greg e Ottavia a sedersi alla tavola del signore dei metalli.
<<Perchè non mangiate l'alfa-polipranzolo?>> chiese il signore dei metalli ai suoi ospiti <<Purtroppo non ho altro: i fagioli e le scorte di pizza sono stati distrutti durante l'ultimo scontro
che ho avuto con L'UOMO VENUTO DA CASA SUA ...>>. Al pronunciare quel nome il suo volto si fece cupo e gli sbiluchi fuggirono. Ottavia continuava a non curarsi del pasto, Greg e Lukey invece accolsero l'invito del signore dei metalli, e, prima timidamente, poi voracemente, fecero fuori il verde alfa-polipranzolo fumante nelle pregiate scodelle, che come tutte le stoviglie della dimora del signore dei metalli, erano state trafugate durante sporadici saccheggi, qua e là. Ma nel seminterrato maledetto tutto era straniero.
Mentre i quattro bellissimi esseri consumavano il loro pasto [Ottavia non mangiava ma l'alfa-polipranzolo spariva poco a poco] , la Turlindana giocava con la biochitarra, che emetteva suoni deboli e acuti mentre la sgozzavivi la rincorreva per tutto il seminterrato.
Ottavia (La Tempesta) interruppe la serena atmosfera di quel luogo straniero: <<Urla la notte anche se il giorno è potente!>> disse alzandosi in piedi <<Un presagio vale poco ma la realtà è alle porte; il biondo suino verrà e chi mai lo ha temuto fuggirà, mentre chi lo teme combatterà>>.

Il signore dei metalli aveva capito: <<Cari amici, l'UOMO VENUTO DA CASA SUA deve avere saputo che qui c'è una creatura femminile, e vuol venire qui con i suoi soliti bassi scopi, fuggite prima che sia troppo tardi>> e aggiunse <<Likimo guba gaha Likimo rus>>
e i quattro sbiluchi introdussero nella stanza grande del seminterrato maledetto il più strano mezzo di locomozione della letteratura mediterranea. <<Cos'è?>> chiese Gregorius. <<E' un'IPPOSURF>> rispose il signore dei metalli <<anche se io stesso non credo sia possibile. Montatevi sopra e proseguite il vostro viaggio, io rimarrò qui a fronteggiare L'UOMO VENUTO DA CASA SUA>>.
Salirono sulla tavola dell'IPPOSURF, e appena presero posto l'animale che la trainava partì; e poco tempo dopo che i quattro protagonisti di questo romanzo avevano finito di ringraziare e salutare il signore dei metalli che li guardava allontanarsi dalla sub-finestra del seminterrato maledetto, l'IPPOSURF parlò: <<Bene, ragazzi vi racconterò ... >>

CORO: MA PROPRIO IN QUEL MOMENTO,
IN QUELL'ISTANTE DETERMINATO
SPARTIACQUE, APICE SOSPESO
TRA IL FUTURO E IL PASSATO
NEL PRESENTE ISTANTANEO ....

GREG: - MA CHE SUCCEDE !
LUK: - forse so di che si tratta ....
TURLY: - non so esattamente cosa pensi tu, Luk, ma
certamente è molto peggio!

VOCE ARANCIONE: AVVISO: QUESTA LINEA TEMPORALE
A CAUSA DI UNO SCONTRO LOCALE DEI signori della guerra
STA PER SVANIRE, TRA 10 UNITA' ASSOLUTE
VERRA' ATTUATA LA PROCEDURA DI EVACUAZIONE!
BUONANOTTE!
-10; -9 CORO: NON C'E' PIU'! NON C'E' PIU'! NON C'E' PIU'! NON C'E' PIU'!

GREG: - forse è meglio! Ero stanco di tutte quelle storie...

sbrighiamoci, ci aspetta qualcosa di meglio!
LUK: - Eppure era comodo ascoltare tutta quella gente che ci voleva raccontare qualcosa, non siamo stati sempre gentili, però! NON PERDIAMO TEMPO, ...ma che dico? E'proprio quello che sta succedendo ...
TURLY: - NON HO NIENTE DA DIRE!

-8; -7; -6; -5 CORO: GLUB!
GREG: - §L(q,Q,t)dt
LUK: - MIRASU'
TURLY: - ma sarà poi arte...!

|
-4; -3; -2 | CORO: SI AVVICINA, SI AVVICINA,
UN ALTRO TEMPO PER
UN ALTRO SPAZIO, DOVE
CIO' CHE E' NON E' DETERMINATO
PER UNO SPAZIO DETERMINATO
E PER UN TEMPO DETERMINATO
(e chi lo capisce è bravo)!

GREG: - IO CHIUDO GLI OCCHI, ARRIVEDERCI (SPERIAMO)!
LUK: - ARRIVEDERCI (SPERIAMO)!
TURLY: - LA PROBABILITA' DI RITROVARCI E' DI
1 SU 10 ALLA NOVANTANOVESIMA (BUM!)
OTTAVIA: - EHI! CI SONO ANCH'IO!
GREG, LUK, TURLY: - AH SI'!...!

-1 | CORO: MA QUANDO CI PAGATE!
GREG, LUK, TURLY, OTTAVIA: NON CHIEDETELO A NOI!

(o qualcosa del genere!)


ATTENZIONE:
nelle scene seguenti verrà usato il "SIMBOLO APERITIVO"

che serve a indicare che la frase appena riportata è stata detta in stato di ubriachezza e/o di particolare euforia. L'apice in alto indica il tipo di alcolico ( W=Whisky V=Vodka G=Gin ... ), la cifra in basso indica il numero di bicchieri.


Una grande vallata, prati in fiore, all'orizzonte una grande foresta, nella luce del tramonto tutti i colori sono confusi


LUCHEI:
ho ancora la sensazione di essere passato dall'altra parte di uno specchio, ma per il resto tutto è abbastanza friale e non ho niente di rotto, grubilantemente!

 

GREGORIUS:
- CI DEVE ESSERE UN'ALTRA GRAMMATICA DA QS PARTI, O IL SALTO TI HA FATTO VERAMENTE MALE, GRIBILINO, MA SIAMO DI NUOVO ASSIEME E CI SONO PURE TURLIN E TA'VIA, L'INTROSPEZIONE PSICOLOGICA SARA' MENO
ACCENTUATA, TEMO! GRIVIANTE QUANDO BALU' ___

TURLIN:
- NON CI POSSO CREDERE! AVIANTE GLOBI BALU', MA COME DIAVOLO SIAMO COSTRETTI A PARLARE IN QS POSTO!!

'TAVIA: -
PORCACCIA IFFIN SE QUA NON CI PROLUNGARI I GENIFORI PARIORA ___

 

CORO:
MA POTEVA ESSERE QUELLA, COSI' COM'ERA, SENZA ALTRE FROLZI
LA LORO NUOVA CASA, LA
LORO CASA ! (da domani entriamo in sciopero!)

Fu necessario qualche tempo affinchè la nostra compagnia potesse adattarsi a quella nuova situazione, prolufando ... (PARDON!) ma capirono fin dal primo momento che le cose da quel momento sarebbero cambiate, e come al solito, non restava che aspettare, le cose stesse avrebbero detto come sarebbero andate le suddette cose.
Si accamparono per alcuni giorni in riva ad un ruscello, e a turno stavano di guardia davanti al minuscolo alloggio, costruito con materiale di fortuna, che pure conteneva tutta la loro roba.

Al tramonto del terzo giorno sentirono qualche rumore strano, videro in direzione opposta al tramonto qualche luce. A notte capirono che si trattava di una carovana che si era accampata non distante da loro, dietro un boschetto dove il ruscello si allagava in uno specchio d'acqua non molto profondo. Decisero di andare a trovare gli sconosciuti, che dovevano essere in molti, l'indomani. <<Alla luce del sole tutto appare nella sua giusta luce>> sentenziò TURLIN, e se ne andarono tutti a dormire, compreso Greg che era di guardia (lui la faceva così!).

Alle prime luci dell'alba Greg e Luchei si recarono nell'accampamento che si rivelò essere quello di un circo, IL CIRCO GIRASOLE, come dichiarava una scritta , in caratteri siderei dorati stile XX secolo, sul carrozzone principale.
Tale carrozzone era al traino di una dozzina di quelli che da lontano potevano essere scambiati per ciuchi ma da vicino erano riconoscibilissimi per unicorni bruni.
Questi animali venivano impiegati dai circhi come propulsori sub-spazio, infatti creano attorno a sé un campo, una specie di "bolla", che il tempo-spazio fa schizzare via come le bollicine d'aria nell'acqua; la "grandezza" e la "forma" della "bolla" che i cocchieri facevano assumere agli unicorni, permetteva all'intero circo di raggiungere il posto voluto.

I nostri, per così .dire, "eroi" si imbatterono in due individui intenti, ancora per poco, al turno di guardia, mentre il resto della compagnia dormiva nei carrozzoni. Entrambi erano magrissimi, sottili, assomigliavano agli omini che disegnano i bambini mettendo insieme quattro linee incerte. Uno dei due pizzicava un BENGIO A SCINTILLA che però doveva essere anche un'arma, l'altro non faceva niente.

Era naturale che la gente di un circo fosse diversa dal normale, quindi Luk e Greg non si meravigliarono di trovarsi di fronte a questi uomini-stecchino. che si mostrarono molto amichevoli offrendo loro broppa biscottata e qualche bicchiere di broppa analcolica alla frutta.

I due "stecchini" avevano uno strano modo di conversare con i nuovi arrivati; infatti, anche quando sembravano rivolgersi a loro, in realtà si scambiavano battute incomprensibili, citazioni rimate, e ridevano, apparentemente senza ragione alcuna, ma si sa, la gente dei circhi è strana.

L'apparire del resto della compagnia fu per Greg e Luk uno spettacolo indimenticabile. C'erano personaggi leggendari incredibili, o semplicemente assurdi, ma nonostante ciò, o forse proprio per questo, il destino di Luk e Greg si legò indissolubilmente a quello del Circo Girasole.
Ma forse è meglio non anticipare troppo, perchè la decisione di restare con quelli del circo avvenne dopo l'incontro con alcuni personaggi, soprattutto con il direttore di tutta la baracca, tal MANGIAFOCO.

Sulla lucida e ordinata scrivania del dottor Mangiafoco c'era un portasigari incastonato di diamanti falsi; offrì un sigaro ai suoi nuovi visitatori, Turlindana lo mangiò subito, Greg lo conservò nella sua bisaccia puzzolente,, Lukey iniziò a fumarlo nonostante fosse troppo forte per lui. Mangiafoco aveva i capelli bianchi e la fronte spaziosa, era ben rasato e indossava un vestito azzurro di modello europeo con una cravatta di lustrini rossi.
Parlava molto, cominciò subito col narrare la storia del Circo Girasole e domandò come fossero giunti là, e cosa fosse quell'enorma spada che succhiava l'acqua dei suoi papaveri.
"Non sappiamo come siamo capitati qua, ci sembra che ci sia una missione da compiere" disse Greg "stiamo andando da qualche parte e da qualche parte veniamo, ormai lo so, sono diverse pagine che non si vede più lo stesso posto per più di poche ore ..."
"BASTA COSI'!" urlò Mangiafoco "siete voi che aspettavo! Venite con me!".
E li portò in una grande sala sotterranea piena di grandi schermi colorati.
"Questa che vedete è la moderna stazione spaziale che si nasconde sotto il Circo Girasole; attraverso questi televisori potrete controllare i razzi per la difesa del nostro pianeta. WE ARE THE GALAXIAN... dobbiamo distruggerli!"
"Distruggere chi?" chiese Lukey, che ancora non era riuscito a finire il sigaro.
"Gli alieni, i marzianetti!"
"I marzianetti?"
"Certo! Dobbiamo difenderci! Presto! Ai televisori!"
Sotto ad ogni schermo c'erano pulsanti con cui manovrare i mezzi di attacco e difesa, e in poco tempo fu sgominata un'intera flotta di marzianetti azzurri, anche se l'inesperienza dei manovratori fece sì che qualche missile andasse perduto, e con qualche difficoltà si svolse lo scontro con gli alieni rosa, ma una volta eliminati questi, le loro piccole astronavi gialle furono sgominate a tre a tre, e infine arrivò il GRANDE MOSTRO, GI ZETA detto "il marzianone":
<<buongiorno>>
disse
<<io mi chiamo Rocco>>
e iniziò a sibilare e a spostarsi velocemente di qua e di là nello schermo, lanciando siluri bianchi a dieci a dieci.
La lotta fu estenuante, il marzianone non voleva soccombere, ma accadde che Turlindana, infuriata, si lanciò contro lo schermo e lo squarciò.
Ci fu una terribile esplosione:

B U M !


Non così, più terribile:

 

e Greg e Lukey si trovarono in una strana pianura, pioveva a dirotto, Turlindana e Ottavia erano sparite, due cavalli pascolavano in riva a un fiume.
"Ma dove siamo? E dove sono finiti Turly e Ottavia?" si chiedevano entrambi. "Ci mancava anche la pioggia" brontolò Lukey mentre Gregorius si puliva gli occhiali.
Udirono a un tratto delle urla, come se qualcuno chiedesse aiuto.
"Là in fondo c'è una casa" disse Fox "presto, andiamo!" e i tre si diressero sotto la pioggia verso una luce molto lontana. Il lettore attento si starà chiedendo chi sia Fox e da dove sia sbucato, e se lo chiedevano anche Greg e Lukey, e in tutta confidenza ce lo chiediamo anche noi.

CORO:PERCHE' QUESTO LUOGO?
CHI CHIAMA E CHIEDE AIUTO?
FORSE CHE SIA GIUNTO IL MOMENTO?
NON CHIEDETELO A NOI,
NON SIAMO DI QUESTE PARTI.

Giunsero alla casa,era una vecchia dimora di pietra dalla porta di legno.

Bussarono, e in quel preciso istante la casa si spostò di
cinquecento metri.

CORO:CHE RAZZA DI SCHERZI!
PERCHE' TANTO FATICARE?
PERCHE' TANTO ERRARE?
MA VI PAGANO, ALMENO?

Raggiunta la casa, i tre pensarono bene di sfondare la porta, che si aprì al primo colpo senza che la casa si muovesse.
In un grande stanzone pieno di strane apparecchiature uno strano vecchio e un luccicante robot li fissavano, Ottavia era legata a una scala a pioli e tentava di liberarsi; su un vecchio tavolo arrugginito giaceva Turlindana, disattivata e smontata.
"Buonasera, benvenuti, sono il professor Mabuse e questo è il mio aiutante cibernetico, Tin Lattina, accomodatevi!"
"Non ci domanda chi siamo? Ci fa entrare così?"
"Ma io so chi siete: Lukey Trrol, terrestre che si crede interessante, Gregorius Pplanck, un meridionale che si crede geniale, e Charlie Fox, mio nipote, fannullone e ingenuo".

CORO:ECCOLI, QUATTRO UOMINI, LA
TEMPESTA E LA SPADA!
COSA ACCADRA' ADESSO?
SENTIAMO ODORE DI PAURA
E IL RONTANO LUMORE...
SCUSATE, IL LONTANO RUMORE
DELLA GUERRA.
QUALE GUERRA SIA NON LO
SAPRETE DA NOI, PERCHE' CI
LICENZIAMO DA QUESTO MOMENTO.

Charlie Fox urlò: <<Ottavia, sei tu! Riconoscerei ovunque quei polpacci!>>

<<Cos'è questa storia, Fox? Hai molte cose da spiegarmi...>> disse il dottor Mabuse.

<<Siete voi che avete molte cose da dovere spiegare>> dissero all'unisono Greg e Lukey, mentre fuori adesso splendeva il sole, e gli uccelli, non sapendo fare di meglio, volavano, cantavano, beccavano e facevano un sacco di cose altrettanto banali.

GEDEONE IL SAGGIO (solista del coro):
- GLI ALTRI SONO ANDATI,
MA IO RIMANGO QUA
FINCHE' LA STORIA NON FINIRA'!!!

il CORO (da lontano): PEGGIO PER TE!

FINE SECONDA PARTE


ULTIMA PARTE

DOVE TUTTI I MISTERI VERRANNO
SVELATI, I TRUCCHI SMASCHERATI;
CIO' CHE E' INIZIATO SARA' CONCLUSO,
LE IMPRESE PORTATE A TERMINE, E ALLORA
OGNUNO SE NE POTRA' ANDARE PER I FATTI SUOI.


Mabuse, senza proferire parola, si avvicinò rapidamente ad una scatola colorata posta in un angolo del disordinato laboratorio e, dopo aver tolto il coperchio, ne trasse un enorme bottiglione contenente un liquido trasparente nel quale guizzavano dei minuscoli pesciolini rossi. La scatola conteneva anche dei bicchieri; Mabuse ne riempì uno con il contenuto del bottiglione e bevve di colpo.
Ciò parve dare un notevole sollievo al professore, come se avesse ricevuto la carica necessaria per svolgere un compito difficile, o semplicemente se si fosse schiarito la voce a causa della gola secca. Poi Mabuse si sedette e cominciò a guardarsi placidamente le unghie. Infine, visto che i lettori si stanno annoiando a causa di tutte queste lungaggini, si alzò e decise di andare subito al sodo.
<<Bene!>> disse <<rieccovi qui finalmente!>> rivolgendosi a Greg e Luk, poi in direzione di Charlie Fox disse: <<E tu, nipote sciagurato, visto che non c'entri niente con questa storia, nè, temo, con nessun'altra,puoi sparire immediatamente!>>
E Charlie Fox, sebbene a malincuore, così com' era apparso, sparì in un "POF". (Nessuno disse "sono sempre i migliori ad andarsene" perchè in effetti, ve lo garantiamo, Charlie Fox era un poco di buono).
Poi Mabuse ordinò a Tin Lattina di slegare OTTAVIA, la quale smise di dibattersi e a testa bassa mormorò: <<D'accordo, prof, forse hai ragione tu!>>
Mabuse scarabocchiò qualcosa in un foglio e lo porse a OTTAVIA; <<Questo>> disse <<è per tutto quello che hai fatto, grazie di cuore, adesso puoi andare, fuori ti stanno aspettando, salutami gli altri, mi raccomando, di' pure che un giorno o l'altro mi deciderò a passare con loro qualche tempo!>>.
OTTAVIA, sempre a testa bassa, se ne andò senza salutare nessuno lasciando dietro di sè un sottile profumo.
Nel frattempo TIN LATTINA aveva terminato di smantellare TURLINDANA nei suoi singoli componenti, e si accingeva, non senza qualche difficoltà, a fare altrettanto con se stesso.
Appena ebbe finito, Mabuse raccattò i pezzi e li sistemò scrupolosamente in diversi contenitori,che ripose sopra un armadio.
LUK & GREG erano rimasti soli con il prof. Mabuse, e fu allore che notarono la straordinaria rassomiglianza che aveva quest'ultimo con il famigerato dott. AZUR, ma non approfondirono il significato di questa scoperta, e fecero male.

<<Bene>> esordì Mabuse <<adesso spalancate bene le orecchie perchè vi spiegherò tutto, e non lo ripeterò due volte!>>
<<O.K.>> dissero in coro G & L <<parli pure, prof>>
<<Come voi sapete, nel nostro REGNO IMMAGINARIO DELLE FATE [NON VI IMMAGINATE CHISSA' CHE, COSTORO SONO STATE SEMPRE MOLTO INFERIORI ALLA LORO FAMA; OTTAVIA, PER ESEMPIO, ERA UNA DI LORO (N.d.T.)] tutti gli sforzi, a parte questa guerra che sta ormai per finire, sono tesi alla produzione e all'esportazione nel mercato reale (CIOE' della REALTA') dei nostri prodotti, in particolare delle FIABE(R), che sono molto redditizie, e di tutti gli altri, cioè i miti, le leggende, gli archetipi inconsci, la fantascienza, e di roba scadente come i sogni sul futuro, gli incubi notturni, le visioni ad occhi aperti per le quali io personalmente non dedicherei neanche un minuto, anche se fossi pagato a peso d'oro.
Io invece mi occupo, da 40 anni ormai, di "ISPIRAZIONI", cercando di fare capire le infinite possibilità che ogni istante possiede per fare apprezzare meglio l'unica possibilità possibile, ma questi sono discorsi troppo complicati per voi, vi basti sapere che per questo lavoro non ricevo mai finanziamenti adeguati; l'arte, al solito, ha sempre la peggio quando ci sono interessi commerciali, e la commissione culturale delle fate mi dà sempre di meno. Come fanno poi a mettere delle fate in una commissione culturale sarà sempre un mistero superiore alle mie stesse capacità speculative, che vi assicuro non sono affatto modeste, ma -disse allargando le braccia- quando c'è di mezzo la politica è sempre la solita storia; l'anno prossimo, parola mia, voto per i folletti!>>.

<<Ma non è di questo che volevo parlarvi -fece Mabuse dopo aver tirato un lungo sospiro- ma della mia invenzione di qualche tempo fa che vi riguarda molto da vicino. Qualche tempo fa infatti (PER QUALCUNO ERA L'ANNO DELLA MATURITA') mi venne in mente un'idea buffa, cioè di fare esattamente il contrario di quanto la nostra gente fa da millenni e millenni. Volli provare cosa succedeva copiando, importando qualche cosa dal mondo della realtà nel nostro mondo immaginario. Realizzai allora questa macchina che vedete accanto a me, essa è sintonizzata sul mondo reale e riproduce qui, con opportune correzioni, quello che registra>>.

<<All'epoca dell'ultimazione della macchina decisi di sintonizzarla su due individui che scelsi quasi a caso, ebbene: voi due siete la copia immaginaria di questi due e le vostre vicende passate in qualche modo rispecchiano quelle dei vostri corrispettivi reali!>>
<<ORA CAPISCO MOLTE COSE!>> fece Luk.
<<A me invece mi si confonde tutto>> rispose sconsolato Greg.
<<Zitti!>> gridò Mabuse <<Ascoltate in silenzio, non tollero che mi si interrompa! Dov'ero rimasto? Ah sì! Adesso però non posso più dedicarmi a questo passatempo, la macchina richiede molte cure e troppa energia, inoltre per lavorare ho bisogno di alcuni componenti che dovrò ottenere smantellandola, e non c'è altro sistema con quello che mi passano! Perciò ho deciso di convocarvi nel momento in cui spegnerò la mia invenzione!>>
<<Un momento!>> disse allarmato Greg <<E noi che fine faremo? Spariremo nel nulla? Con quale diritto può fare questo?>>
<<Alt!>> rispose Mabuse <<Fatemi finire, vi prego! No, non sparirete affatto, in questi anni avete acquistato un'esperienza che vi permetterà di essere vivi e vegeti come tutte le persone immaginarie di questo mondo, certo non sarete famosi come Biancaneve o il cavallo di Troia, sarete i soliti comuni cittadini, ma non avrete di che lagnarvi! Da adesso però sarete i soli responsabili delle vostre azioni, che saranno il frutto delle sole vostre scelte, continuerete così il viaggio che avete cominciato; vi prego solo di non giudicare male e rinnegare l'esperienza passata, poi capirete anche il perchè.>>.

Greg e Luk sembravano aver capito il discorso, almeno nelle sue linee generali.
Mabuse li fissò per un attimo, poi avvicinò l'indice ad un grosso pulsante della macchina e lo premette con forza.
Sul pulsante c'era scritto
ALT GIOCO.

FINE


a mille ce n'é...

------CATANIA, FEBBRAIO 1978 ------S.A. LI BATTIATI, SABATO 3 GENNAIO 1981----

E' FINITO DAVVERO!