"Otto e trenta
Megalucro S.p.a. Dr.Azur". La calligrafia era quella di
Azur, ma Azur non aveva mai avuto niente a che fare coi cavalli,
e neanche Lukey si interessava di equitazione. Per cui, entrando (alle otto e
trenta) nello studio del Dr.Azur, urlò: <<
Razza di maniaco, dove ti è saltato in mente di...>>
<< Siediti e ascolta! >> gli urlò Azur temperando
una matita in direzione del cestino dei rifiuti << Non ti
avevo annunciato tempo fa che presto ti avrei affidato un
importante incarico? >>
<< Questo me lo hai annunciato un anno e mezzo fa, lo
ricordo..>>
<< Ecco, è giunto il momento! >>
<< Aspetta, pazzoide! >> esclamò Lukey << tu
vuoi prendermi in giro, che razza di lavoro vuoi affidarmi, che
senso avevano ieri sera quelle cavallaggini inutili davanti a
casa mia? >>
<< Nulla di insensato, ce le avevo fatte mettere io per
prepararti, diciamo così, alla notizia che sto per darti. Sia
ben chiaro, quindi, che la presenza di quel materiale davanti a
casa tua era perfettamente reale e logica, come del resto era
logica ogni azione che tu hai compiuto finora. Da questo momento,
però, ecco la notizia, ecco l'incarico importante, tu sei IL
PROTAGONISTA DI UN ROMANZO PRIVO DI FILO LOGICO E UNITA'
NARRATIVA >>. Lukey non ebbe il tempo di dire <<
Cosa? >> che si aprì la porta dietro di lui ed entrarono
due cavalli bianchi e uno nero guidati da un centauro viola con
scarpe da tennis al posto degli zoccoli. Sul cavallo nero c'era
una enorme gallina verde e il centauro aveva in mano un mitra con
cui sparò sedici colpi su Lukey, il quale non morì con sua
meraviglia, ma si trovò illeso a cavallo di un tronco d'albero
abbattuto vicino a una cabina telefonica. Davanti a lui c'era
Azur che gli disse: << Non è mai molto divertente fare il
protagonista da solo: trovati un co-protagonista >>. Detto
questo, Azur si trasformo in un bracco e spiccò il volo. In
breve si allontanò oltre l'orizzonte. Lo so che i bracchi non
volano, e lo sapeva anche Lukey, ma oramai non c'era più nulla
da fare: era il protagonista di un romanzo senza unità narrativa
nè filo logico. La ricerca del compagno di follia era l'unica
azione, forse l'ultima, con parvenza logica. Quella cabina
telefonica era fatta per questo: Lukey aveva deciso di telefonare
al suo caro amico Greg.
Greg, come lo chiamavano tutti, o Gregorius come si chiamava lui
stesso, quando ricevette quella telefonata stava fingendo di
mangiare (quindi ancora non pensava a Dolly). Lukey Trrol lo mise
subito al corrente degli ultimi sviluppi in corso nell'universo e
solo per caso verso la fine della telefonata si ricordò di
narrare all'amico lo strano episodio accaduto nell'ufficio del
dottor Azur. Subito la mente di Gregorius, che era come un
braciere spento ( solo ) in superficie, avvampò: aveva sempre
pensato che gran parte della vita fosse un fotoromanzo, anche se
in verità teneva molto al finale felice. E in un momento capì
che storia fosse quella.
I tempi della Guerra Astrale erano, della
Guerra Astrale.
Mentre i Signori della Guerra si scambiavano furiosi e micidiali
colpi il tessuto dello spazio e del tempo continuava a lacerarsi;
intere galassie si sgomitolavano disperdendo le loro spirali nel
vuoto nero e la pioggia non cadeva più a goccia a goccia ma
tutta in una volta: il passato, il presente e il futuro erano
definitivamente confusi, come le persone comuni che vivevano,
come potevano,in situazioni e ambienti cangianti e sempre
diversi, sbalzati continuamente dal forte vento enne-dimensionale.
L'unico principio rispettato, che costituiva il solo punto di
riferimento, era quello stabilito dalla convenzione di GROM, e
cioè il DIRITTO DI EGOITA', secondo il quale non potevano essere
usate armi che intaccassero l'elementare diritto
dell'autocoscienza, ma tutto il resto era continua trasformazione
guidata dalle misteriose operazioni dei potenti.
"Solo l'entropia tripudia, il resto tutta poltiglia color
crema" diceva un adagio dei giorni più duri.
Lukey Trrol e Gregorius Pplanck erano amici, e lo erano anche
durante quei tempi. Come per incantesimo si ritrovavano sempre
assieme, anche dopo i "salti" più violenti che li
portavano o sotto un sole nero, o li costringevano in corpi
strani, in situazioni assurde, o semplicemente li fissavano nella
stasi per lunghi periodi, ma erano sempre pronti a dividersi la
broppa fino all'ultimo goccio ( o grammo? ). Una volta, in un
pianeta deserto,erano stati costretti a combattere contro un
drago DANNATOSPUTAFUOCO,e alla fine lo abbatterono con corde,
rampini e
a colpi di turlindana, una spada che era stata regalata loro da
un lurido rigattiere che diceva di appartenere ad un antico
ordine cavalleresco; un artiglio di questo drago, conosciut dai
più con il nome "GRIPPIONE MANDIBULA jr", divenne un
portafortuna che Luk. custodì nella
sua bisaccia.
Gregorius parlava sempre di DOLLY, DOLLY delle BLATTE, e in verità
non sapeva se appartenesse a un episodio del suo passato, o
futuro, o se semplicemente non esistesse nessuna Dolly; ma lui,
in ogni caso, strizzava l'occhio e raccontava di lei, dei suoi
capelli, dei suoi occhi e del tempo passato a guardare le stelle
rimaste e dei turni di veglia vicino al fuoco e di cento altre
cose, tutte ugualmente vere. Lukey fischiettava spesso nell' ARMòNIA
e parlava di tutto, componeva canzoni e non si ubriacava mai, a
meno che ci fossero donne nel mezzo.
Anche il giorno della straordinaria notizia i due si videro al
tramonto presso la rupe, nei pressi delle rovine della vecchia
centrale elettrica. Lukey stava in silenzio: tirava pietre piatte
nell'aria, e a causa dell'alterazione della gravità,
rimbalzavano come sulla superficie di uno stagno; a volte
cambiavano bruscamente piano, scivolando o innalzandosi di
qualche metro, continuando a rimbalzare fino a perdersi lontano.
"Mi vuoi spiegare che cosa significa che adesso siamo i
protagonisti?" chiese Greg "Protagonisti di che? Bella
roba! Ma guardati attorno, in che paesaggio da mente malata ci
tocca stare! E che dirne poi del nostro futuro? Siamo proprio
legati a un destino folle, anzi a due destini folli!".
A tutta risposta, in quel preciso momento, mentre i Rutilanti
compivano nelle ultime luci del giorno le
loro
misteriose evoluzioni spiati a terra dai pazienti Ghermioni che
aspettavano una sola mossa falsa per divorarli, sorse a est la
grande curva a falce, rivolta verso il basso, di una luna
arancione.
Lukey, dopo essersi dato una grattatina, ruppe il silenzio che si
era creato intorno: "Ma è tutto chiaro! D'ora in poi
dovremo vagare come pellegrini verso la meta, se no perchè credi
che ci abbiano regalato Turlindana Sgozzavivi?". E ritornò
a tirare pigramente pietre (nell'aria) che con altrettanta
pigrizia sparivano lontano; luci strane solcavano il cielo, e
anche se c'era un gran silenzio, tutto sembrava sul punto di
animarsi per scatenare una furibonda danza.
"Ma di che cavolo di meta stai parlando, Lukey!"
riprese Greg nervoso.
"Ma della fine della storia, naturalmente!" rispose
Lukey alzandosi in piedi come per scorgere qualcosa o qualcuno
nell'oscurità che stava per seguire il crepuscolo; proprio in
quell'istante la luna arancione tramontò ad ovest lasciando
intravedere, in un ultimo guizzo, le punte poste a grande
distanza l'una dall'altra sull'orizzonte regolare, e
contemporaneamente, proveniente dal buio profondo, qualcosa o
qualcuno arrivò.
Non era Dolly, come non aveva immaginato Greg, non era Azur, non
era neanche il triste Graafart di cui nessuno parlò mai, non era
neanche Matilde Connor, la vecchia padrona della "sporca
osteria del pisello blu", non era un "Drago a sei zanne".
non era neanche la canzone della zozzona dell'Ohio, era
solo
l'EMPIO, era l'uomo dai gesti inutili, era l'EMPIO, era il solo a
sapere dove si trovasse STERTAS quando a nessuno interessava
sapere cosa fosse STERTAS nè dove si trovasse tantomeno.
L'EMPIO era stato via per centodue mesi, era andato a cercare
usati orizzonti, perchè lo scopo della sua vita era certamente
un luogo comune che non avrebbe interessato nessuno, come a
nessuno interessava conoscere la storia di Barbatown.
E fu così che Greg e Lukey capirono che tutto quello che li
circondava adesso era sempre esistito negli angoli malati delle
loro menti.
Lukey cominciò a maledire gli uccelli silenziosi che nuotavano
sulle rocce sovrastanti gli alberi di asterischi, e spiegava a
Greg tante cose che lui per primo non aveva mai capito; Greg
fingeva di capire o fingeva di credere, e ogni tanto ripeteva
distrattamente NON VORREI ESSERE NEI TUOI PANNI o NON VORREI
STARE AL TUO POSTO.
Ma oramai molto era perduto per ambedue, e mancava un senso a ciò
che era sopravvissuto.
Greg stava constatando la lunghezza dei propri capelli quando
Lukey gli urlò: << Guarda ! >>. L'EMPIO si era
manifestato a loro, stava inutilmente appollaiato su un bidone
pieno di roba grigia e, fissando il più giovane dei due, cominciò
a cantare:
CHI CONOSCE IL SEGRETO
DELLA GIACCA DI LYANDA ?
ATTENZIONE: IL GIOCO DEI "LONTANI"
E' PERICOLOSO A LORO STESSI
E NOI NON SAPREMO FORSE MAI
CHI E' IL VERO SDERTABLIS SE
ESSO E' MAI ESISTITO.
MA SOPRATTUTTO CHI NON
ESISTE STIA ATTENTO
STIA ATTENTO
STIA ...
Lukey era stato invaso dal comando della "CARICA".
Sentiva che la CARICA era con lui, prese la TURLINDANA sgozzavivi
e annientò l'EMPIO in un batter di nonsoche. Lo scoppio del
bidone di roba grigia scaraventò i due sul lato OVEST del "fiume
del gatto", sotto il QUERCUS TROPICALIS GIGANS.
Lukey Trrol era appeso al ramo più basso della quercia, agitava
freneticamente le gambe e cantava a squarciagola la più scurrile
delle sue canzoni, e non ascoltava per nulla le domande che Greg
gli faceva con voce terrificantemente tremolante: "PERCHE'
L'HAI FATTO ? CHE T'HA PRESO ? ". Greg diceva sempre "CHE
T'HA PRESO?".
Atterrito fissava la quercia e il paesaggio sconosciuto che lo
circondava, pensando a quanto era invidiabile una vita da "non
protagonisti", specialmente se l'essere protagonisti era
tanto inglorioso quanto rischioso.
Nel frattempo Lukey era piombato giù dalla quercia e dormiva,
adesso serenamente, e Greg dovette sopportarsi un incontro ravvi-
cinato col solito abominevole uomo delle nevi, che, avvicinatosi
a lui, cominciò a cospargerlo di sale, pepe e rosmarino. E
borbottava nel frattempo:
NOVE CINQUE
SETTE OTTO
mò me slurpo er cristianotto
CINQUE NOVE TRE CINQUANTA
qui di roba ce n'è tanta ...
Greg si difendeva
come poteva e urlava per svegliare Lukey Trrol, sperando che
avesse un pò di "carica stellare" per difenderlo. Ma
mentre Trrol continuava a dormire, lo yeti rosolava Greg
borbottando:
SETTE QUATTRO
DUE TRECENTO
quello lì che sta dormendo
me lo papperò stasera
'chè ci ha un aria più "leggera" .
Dove era adesso la
TURLINDANA sgozzavivi? Adesso era il momento di usarla, questo
era un caso molto più serio dell'arrivo dell'EMPIO ! Greg non
voleva finire arrosto ! La colpa era del Dr. Azur, che desiderava
AZIONE come in quei film che nelle Americhe e nelle terre bianche
incassavano molti tallers. Ma dov'era adesso la TURLINDANA
sgozzavivi ?
Turlindana in quel momento era a qualche chilometro di distanza a
passeggiare tra i filari di blob verdi, da cui gli abitanti del
luogo estraevano sapientemente una sorta di broppa alcolica di
non ottima qualità, ma che per quei tempi andava bene. La nostra
infatti non aveva ricevuto nessuna programmazione speciale dopo
il lavoretto con l'EMPIO e aveva deciso di farsi un giro. Essa,
mentre attorno a lei la nebbia si infittiva, pensava alla noia
delle ultime ore e ricordava con nostalgia i giorni della sua
gioventù al "Centro Addestramento Spade Cibernetiche"
; allora sì che era vita! C'era molto da lavorare, è vero, ma
poi c'erano le sbronze, gli scherzi nella camerata, i lunghi
viaggi d'istruzione, ecc.
Turlindana ricordava anche i gloriosi giorni della I guerra,
quando combatteva al fianco di uno tra i più valorosi e fieri
CAVALIERI DELLA CARICA ROTONDA e non riusciva a capire come un
così nobile guerriero l'avesse poi affidata a due che non
potevano certo vantare tanti eroismi, anzi: che non potevano
vantare niente. Di fronte a queste considerazioni rimaneva sempre
perplessa e anche un pò offesa per l'umiliazione, ma poi cercava
di illudersi pensando che forse a quei due era stato affidato un
compito importantissimo, e quindi poteva sperare di ritornare
agli antichi splendori. Stava proprio pensando a quale poteva
essere questo compito ( salvare una principessa ? Combattere i
ribelli ? Superare le linee nemiche per recapitare un messaggio
di vitale importanza ? O cercare il tesoro dei Pappalardo ? )
quando il sensore GUAI-IN-VISTA l'avvertì del pericolo. Decollò
all'istante per raggiungere il luogo dove l'Abominevole stava per
papparsi il povero Greg. Ancora in volo vide che non c'era il
tempo di aspettare ordini e quindi decise autonomamente: prese
allora la mira, e con una velocità incredibile accompagnata da
un sibilo acutissimo, piombò sul cranio del mostro infilzandosi
a terra per un paio di metri; le due parti in cui fu tagliato il
corpo dell'Abominevole caddero a terra prive di vita; Greg era
salvo! (in realtà Greg non era poi tanto preoccupato, e se aveva
fatto tutto quel baccano era per rispettare la sua parte. Sapeva
benissimo infatti che nessun protagonista, anche quello dei più
scalcinati romanzi, e il lettore furbo riconoscerà in quello che
sta leggendo ora un degno rappresentante di questa nutrita
categoria, nessun protagonista può morire alla settima pagina,
al massimo ciò potrebbe succedere solo all'ultima pagina di un
romanzo impegnato. Un caso particolare, che val la pena di
ricordare, è costituito dal romanzo "UNA STORIA BREVE"
[di Piero P.Piero - ED.LALLABIS 1912 ] , dove effettivamente il
protagonista viene falciato da una motozappa alla settima pagina,
ma in realtà questa morte avviene solo apparentemente in
contraddizione con quanto detto sopra in quanto per una precisa
volontà dell'autore la decima pagina coincide con l'ultima).
Greg stava ancora riaggiustandosi e Lukey si era appena
risvegliato dal suo misterioso sonno, che nessuno mai spiegherà,
quando un fischio intermittente, acuto, familiare, si diffuse per
la boscaglia costringendo i nostri eroi a tendere le orecchie per
scoprirne la provenienza; anche la spada infatti ne aveva
individuato l'origine, cioè la "canna sonora" che
tutti i mutanti erano costretti a portare. Fidiax
[Fidiaper]
(chiameremo così il mutante) raggiunse velocemente il luogo dove
Luk & Greg si erano provvisoriamente accampati, e stranamente
non fu affatto stupito di incontrarli; sembrava proprio che, per
qualche misteriosa ragione, ( CIOE' UNA ASTUTA MACCHINAZIONE IN
TUTTO E PER TUTTO ORGANIZZATA, CHE SOLO PIU' TARDI VERRA'
RIVELATA ) fosse
diretto in quel luogo e in quel momento come per giungere
puntuale ad un appuntamento, un appuntamento che nessuno degli
altri tre presenti ( non dimenticate TURLINDANA S. ) avrebbe mai
accettato tanto era raccapricciante la vista che stava loro
innanzi: non riuscivano a capire neanche come una mutazione
poteva giungere a tanto: Fidiax era ...perfetto ! Una perfezione
al di fuori di questo mondo, dell'altro e di tutti i restanti,
era la pura forma geometrica dell'uomo, presentava una perfetta
simmetria verticale che dava al volto un aspetto inquietante; la
testa, le mani e i piedi erano rispettivamente le sezioni auree
( v. IL PENSIERO GEOMETRICO - VOL I - cap. 10 - Ed. Le Monnier )
del corpo, delle braccia e delle gambe, i peli e i capelli erano
distribuiti regolarmente come gli alberi di un frutteto modello,
l'espressione era olimpica, ma ricordava allo stesso tempo quella
di un attore di fotoromanzo alla moda, l'effetto complessivo era
una follia.
Fidiax stesso riempì il silenzio che aveva creato: (e la canna
sonora? i mutanti potevano spegnerla come una torcia elettrica?
allora a che serviva? che significa chtonizzare?) <<Bene!
Ho da darvi solo qualche piccolo suggerimento, e tutto in cambio
di un po' di broppa calda che non rifiuterete allo ZIO RIP (ZIO
RIP?)>> e dopo essersi accertato di essere seguito continuò
<<VOI INFLUITE E NON INFLUITE SULLA TRAMA DOVE VIAGGIATE,
SIETE E NON SIETE I PILOTI DI TUTTO CIO', PROPRIO PER QUESTO VI
DICO: CAMBIATE STRADA, VE LO RIPETO CAMBIATE STRADA, RICOSTRUITE
TUTTO DALL'INIZIO. DOVETE, DOVETE SALVAGUARDARE ASSOLUTAMENTE
L'UNITA' NARRATIVA, RICOSTRUIRVI IL VOSTRO PLOT, IO VI AIUTERO'...>>
Greg e Luk, riavutisi dallo sbigottimento iniziale, si intesero
con una occhiata, e mentre Fidiax continuava a parlare, Greg in
un attimo si era infilato lo spinotto che lo collegava con
TURLINDANA S. nella presa, posta al fondo del palmo della mano
sinistra, proprio nell'attaccatura del polso; ciò rendeva
automaticamente la mano inerte e priva di vita, ma i nervi adesso
erano collegati con i raffinati congegni elettro-magici della
spada, che, su ordine di Greg, librò il suo notevole peso con
leggerezza, mentre la lama veniva disposta al massimo della sua
affilatezza, e con un guizzo passò e ripassò nel corpo di
Fidiax, disintegrandolo completamente.
Subito Turlindana chiese <<MA CHE MOTIVO C'ERA DI ELIMINARE
QUESTO POVERO MUTANTE, ANCHE SE PAZZO?! RAZZA DI CRIMINALI!>>.
<<POVERO MUTANTE PAZZO, Eh!>> rispose Lukey
<<LO DICO SEMPRE IO CHE VOI SPADE NON SIETE COSI' IN GAMBA
COME SI DICE IN GIRO!>>
<<GIA'!>> continuò Greg <<meno male che noi
abbiamo capito subito chi era in realtà e cosa voleva>>
<<Certo, Greg!>> fece Lukey mentre si aggrappava a
una bottiglia di doppiorhum.
<< MA INSOMMA MI VOLETE SPIEGARE ! >> esclamò T.S.
<< Certo ! >> fece Greg rivolto a Lukey <<
COMINCIA TU ! >>
<< Bene, quel Fidiax voleva tentarci con tutto il suo
ciarlare, voleva spingerci ad essere perfetti, ci voleva
incantare con una impresa assurda! >>
<< Infatti >> continuò Greg << ancora un pò e
saremmo stati spacciati, non avremmo mosso un passo volendo
essere perfettigià all'inizio! PERCHE', MIA CARA LINDY S., QUEL
FIDIAX in realta era proprio ... >>
<< LA TENTAZIONE LETTERARIA ! >> concluse Lukey
incollandosi di nuovo alla bottiglia.
TURLINDANA non aveva più voglia di parlare, anche se aveva
ancora dubbi, perchè era scesa la notte. In silenzio come gli
altri due, si sistemò alla meglio per dormire, l'indomani
sarebbe stato un duro giorno! In cielo c'era la luna blu.
In ogni caso questa realtà a fette dava fastidio a tutti e tre,
e mentre la realtà faceva le bizze, più di un anno era passato,
Lukey beveva alcolici anche se da un pezzo non c'erano più
storiacce di donne, Gregorius aveva avuto molto tempo addietro la
visione di un enorme carro attrezzi che gli aveva rivelato che
Dolly delle Blatte aveva avuto un nero destino. Turlindana si
agitava nel sonno, a cosa era servito annientare chi si inseriva
in questa storia? Un momento: fermiamoci. Ecco che Greg,
giocherellando coi ciottoli, cantava con accento popolare la
canzone preferita di Lukey, "Lois sono stato io ad
assaggiare la tua gelatina di frutta ma ne ho presa pochina",
e Lukey non poteva soffrire che un tale capolavoro venisse
cantato in maniera così spregevole; prese la bottiglia ormai
quasi vuota e la ruppe in testa a Greg, dopodichè si allontanò
dirigendosi verso Nuova
Badedas.
La città gli apparve dopo un'ora di cammino, era uno strano
posto, il suo colore tendeva molto al giallo, vi erano galline e
polli dappertutto; anche quello era un paesaggio da mente malata
con quelle case a forma di pera e le vie che mancavano totalmente
di senso della prospettiva. Alla velocità dei gallinacei che
correvano dappertutto si contrapponeva l'esasperante lentezza
degli abitanti di quel luogo, tutti negri vestiti di una strana
tuta beige; Lukey pensò di dover cercare un posto per dormire,
non perchè fosse sera o lui fosse stanco, ma perchè nei romanzi
si cerca sempre un posto per dormire appena arrivati in un paese,
è in questi momenti che si teme l'ombra del mutante FIDIAX,
quando tutto sembra volerti trasportare in una narrazione del
tipo: Lukey che giunge in una strana locanda, trova da dormire,
l'oste è un tipo sospetto, l'indomani sopraggiunge Greg che,
infuriato, tenta di vendicarsi del colpo di bottiglia in testa.
Ma non accadde nulla del genere, perchè Nuova Badedas sparì NON
come era apparsa, ma sparì. Lukey, Greg, Turlindana, si
trovavano su una barca, il sole era forte e il mare era calmo, la
SGOZZAVIVI osservava l'orizzonte, i due amici giocavano a carte
una partita del vecchio gioco irlandese "IPPI IPPI TENGO IL
SEI", ridevano e bevevano WHISKY della peggior marca. E in
quel mare di acqua nera ecco che si scorge una figura avvicinarsi
a nuoto, giungere fino alla barca; i due amici smisero di
giocare, Turlindana smise di guardare l'orizzonte, Lukey
continuava a bere e fissava quell'essere che li aveva raggiunti
fino alla loro imbarcazione. Non diremo da dove viene
quest'essere, ma diremo che era una ragazza, indubbiamente lo era
e si chiamava Ottavia. E non saranno descritte (forse) le sue
fattezze, basti dire che in essa Lukey riconosceva tutte le donne
che aveva amato o che gli erano soltanto piaciute, più un
qualcosa in più, un qualcosa così importante che se ne accorse
anche Greg e intuì che Ottavia era un pericolo serio almeno per
un terzo dell'equipaggio. Nessuno parlò, Ottavia salì
sull'imbarcazione grazie all'aiuto di Turlindana, che era la meno
pigra e la più forte del gruppo. La grande nave viola delle
sette centurie volava molto lontana da loro, la guerra di
BlackMoon era terminata da un pezzo, l'aria era pesante, i
grattacieli di Buenos Aires erano illuminati dal sole più caldo
che i vecchi abitanti di quell'angolo di mondo ricordassero,
nessuno dei quattro che ora stavano sulla barca osò parlare per
almeno due ore. <<Il primo che dice "siamo tutti sulla
stessa barca" lo uccido>> disse a voce alta e rauca il
robusto Greg Pplanck, rompendo così l'imbarazzante silenzio.
<<Mi chiamo Lukey>> disse l'altro, accompagnando
questa affermazione con un disgustoso sorriso, a giudicare da
quel che ne pensava Greg.
Dr. Azur era irritato davanti a questa immobilità, dov'era
l'azione che lui chiedeva? Eppure sapeva che qualcosa stava per
accadere. Lukey e la donna avevano iniziato una conversazione
inutile da riportare in questo racconto, Greg si irritava sempre
più, fino a che urlò alla donna: <<da dove sei sbucata?
Sei anche tu una tentazione letteraria? Vieni da un paese o da un
pianeta dove i cospiratori hanno fatto prigioniero tuo padre che
ne era il sovrano ma tu sei riuscita a fuggire? Oppure ti manda
quella bestia di Azur sperando che con una donna nel romanzo
vengano grossi guai per noi e sollazzo per lui? O sei solo frutto
di una frustrazione di un autore? In ogni caso spero che tu
scompaia come l'Empio Oos Laggiù, come Fidiax, come lo yeti!
Verso qualunque sviluppo vada, io detesto questa storia...>>
Lukey pensò che era meglio disattivare Turlindana, anche se non
ve ne era bisogno perchè già da un pezzo la sgozzavivi aveva
deciso di farsi gli affarazzi suoi. Quando il chiarore
artificiale della fortezza cominciava ad apparire all'orizzonte,
i Signori della guerra pensarono bene che era giunto il momento;
fu così che la vicenda cominciò a divenire fierezza fantastica
ed elettromagnetica: e il futuro, pur sempre inconoscibile, stava
per diventare affascinante, aspro, possibile e incredibile quando
la misteriosa ragazza si alzò in piedi senza che l'imbarcazione
perdesse il suo equilibrio e iniziò a parlare.
<< MIEI SIGNORI, il mio nome è Ottavia, ma Tempesta lo è
molto di più, corrente impetuosa fino al posto dove vi posso
guidare, l'Ultima Tule o il primo Motel dell'Agip della vostra
strada, non so, ...come non so cosa vi aspetta, ma se decidete di
venire vi dirò esattamente la mia tariffa! >>
Mettersi d'accordo sul prezzo fu la cosa più difficile, ma ci
furono questioni anche riguardo al mezzo per raggiungere il posto
menzionato da OTTAVIA (che, secondo Turlindana, assolutamente
ignorante in materia di metafore, faceva Tempesta di cognome),
cioè "IL BICCHIERINO VUOTO DAVANTI ALLA BOCCA",
conosciuto in ambienti più raffinati come la IV DIMENSIONE.
I DUE conoscevano bene la sensazione di ubriachezza, di sentirsi
come alla fine di una festa tra amici, inevitabile conseguenza di
questo genere di viaggi, ma alla fine si lasciarono convincere.
Ottavia trasse dalla sua borsetta (ma da dove l'aveva tirata
fuori?) un enorme notes, contenente qualche trilione dei famosi
ANAGRAMMI di Caino Rembellari; pronunciandone qualcuno ad alta
voce e nel giusto ordine si accedeva immediatamente, attraverso
la IV DIMENSIONE, in qualche posto dell'universo, associato alla
sequenza ripetuta.
Nessuno sapeva come poteva avvenire ciò, nessuno sapeva chi
diavolo fosse il proprietario del nome Caino Rembellari, i cui
ANAGRAMMI custodivano tale straordinario potere, ma dopo la
stupefacente scoperta tutto il problema dei trasporti si era
ridotto alla ricerca di nuovi ANAGRAMMI e dei relativi posti.
La corrispondenza tra ANAGRAMMA(®) e luogo associato era
assolutamente casuale, proprio per questo le grandi compagnie che
avevano monopolizzato lo sfruttamento degli ANAGRAMMI assumevano
idealisti audaci, disperati disposti a tutto, avventurieri senza
scrupoli (UN GIORNO O L'ALTRO I CURATORI DI QUESTA STORIA
SCRIVERANNO QUALCOSA SUI POVERI AVVENTURIERI MORALISTI A CUI
NESSUNO HA MAI PENSATO), disposti a pronunciare ad alta voce,
alla presenza di un notaio, qualche nuovo ANAGRAMMA(®) ,
elaborato dagli specialisti, e se riuscivano a tornare e a
raccontare dove erano stati ricevevano compensi altissimi;
notevolissima era la percentuale di quelli che si perdevano e
andavano a finire a CASASUA, come si
diceva in gergo, ma le compagnie riuscivano lo stesso a
realizzare affari d'oro.
Ottavia gridò ad alta voce << RINCARI O BEL LAME' ! MILLE
ARABI CON RE ! MERCENARIO BILLA ! >>. Immediatamente tutto
divenne confuso, tutto cominciò a trasformarsi, il positivo nel
negativo e il negativo nel positivo; a GREG venne il torcicollo,
a LUKEY non venne niente, ma ci restò male lo stesso.
Si udì allora qualcosa simile ad un rapido assolo di batteria
jazz, qualche altra scaramuccia a base di luci colorate e suoni
di tromba giocattolo e ... VOILA' tutta la compagnia passò nel
rosa uniforme della IV DIMENSIONE (lo so che grigio uniforme
sarebbe più classico, ma non ci posso fare niente...)
Era abitudine di Greg, ogniqualvolta si trovava nel "BICCHIERINO",
di ripetere la solita battuta <<Che ore sono?>> (scoppiando
poi in una fragorosa quanto solitaria risata), che risaliva ai
primi tempi di questo genere di viaggi (e forse anche prima).
Lukey ascoltava con rassegnazione la battuta e poi la risata,
oppure, si era sempre nella IV DIMENSIONE con quel che segue,
prima la risata e poi la famosa domanda che in qualsiasi altro
posto sarebbe risultata normale, o capitava di sentire alcuni
versi del MACBETH e poi la battuta, e così via.
Come fu, come non fu, sbucarono fuori, come da una doccia troppo
fredda, nel flusso normale ma nel luogo sbagliato, a giudicare
dall'espressione stupita di Ottavia, che scrutava ORA il notes,
per controllare la sequenza ANAGRAMMA(R) usata, ORA lo strano
locale circolare nel quale si trovavano. Turlindana comunicò,
con un certo allarme, che si trovavano in viaggio nello spazio,
forse in un incrociatore da guerra.
PPLANCK e TRROL non persero certo l'occasione per lanciare
qualche impropero all'indirizzo del genere femminile con
particolare riferimento ad OTTAVIA, la cui bellezza non era certo
un buon motivo per attenuare la gravità dell'impiccio di
trovarsi a bordo di una astronave sconosciuta con quel che segue.
Ottavia, facendo finta di nulla, trafficava con il voluminoso
notes mentre Turlindana comunicava che erano certamente nei
pressi di un grosso pianeta appartenente alla stella gialla, che,
seppur piccola, dominava la visione che il grande schermo offriva
dello spazio sidereo. <<Inoltre>> puntualizzò
Turlindana mentre tutti i suoi marchingegni erano in funzione
<<questa nave non è certamente da guerra, anzi sembra un
modello antichissimo, da leggenda addirittura!>>.
L'inquietudine che la notizia portò in ciascuno dei presenti si
mutò in terrore puro allorchè si udirono dei passi di qualcuno
che si avvicinava lentamente, trascinando i piedi, e che in breve
si manifestò a loro.
Era un astronauta dei tempi andati, di quelli con la tuta e
l'elmo sulla testa; sul braccio portava una targhetta con il suo
nome: KEIR DULLEA. E' difficile dire chi fosse più imbarazzato,
visto che tutti ormai avevano capito che non era il caso di avere
paura; Ottavia prese allora l'iniziativa e raccontò per filo e
per segno la storia dei protagonisti, persino quella antecedente
all'incontro in barca al largo di Nuova Badedas.
Anche Dullea raccontò la storia del suo viaggio, che presuntuosa-
mente chiamava odissea, il motivo del viaggio era anche per lui
oscuro, ma disse che aveva appena fatto fuori un poco di buono di
calcolatore. <<Ma ormai l'avventura è terminata>>
disse Keir <<Tutto si è concluso; i miei giorni
trascorrono senza colori, nel grigiore, questo è stato un
viaggio senza scopo che mi condurrà alla deriva>>.
A quest'ultima affermazione Lukey e Greg cominciarono a ridere da
pazzi (forse in questa storia si comincia a ridere troppo),
essendo appassionati di letteratura antica sapevano che storia
fosse quella, anche se l'astronauta rimase sconcertato da questa
manifestazione degli inaspettati ospiti.
Ottavia non mancò di notare lo strano modo cantilenante di
parlare dell'astronauta, un ritmo strano e musicale, un tre
quarti a occhio e croce, accompagnato da un gesticolare ampio che
mentalmente definì da VALZER, anche se non aveva la minima idea
di cosa potesse significare questa parola.
Turlindana interruppe la conversazione, che ormai continuava su
toni molto banali, avvertendo della presenza nei pressi
dell'astronave di uno scatolone liscio, e consigliò che qualcuno
andasse a dare un'occhiata.
<<Bene, noi allora togliamo il disturbo, tanti saluti e
grazie!>> disse Greg a nome di tutti.
<<Bene, Ottavia, presto, rimettiamoci in viaggio>>
disse Lukey.
L'astronauta, un po' scosso per i modi bruschi della compagnia,
salutò e si diresse verso la navicella piccola per seguire il
consiglio della spada.
In breve Lukey, Greg, Turlindana e Ottavia entrarono nel rosa
della IV D., e mentre ripensavano agli ultimi avvenimenti che
gettavano una nuova luce a tutto il loro viaggio, sentirono un
nuovo destino che li stava per afferrare per presentare loro
nuove possibilità e nuove occasioni, forse anche a prezzi
contenuti.
FINE DELLA PRIMA
PARTE
SECONDA PARTE
Il suono di uno
strumento musicale scordato fece comprendere a Lukey che il
viaggio attraverso il tunnel del silenzio imbaraz- zante era
finito, Greg si ricordò in quel momento di alcuni strani incubi
che lo perseguitavano da bambino, Turlindana sentì che i suoi
circuiti che avevano resistito a grandi battaglie cominciavano a
puzzare, ma non sapeva bene se fossero i suoi circuiti, Ottavia
... Ottavia non si capiva mai come stesse, cosa pensasse, se
pensasse, se ci fosse.
I quattro erranti non lo sapevano, ma si trovavano nella ZONA dei
PASCOLI, e il suono inusitato che chi fra loro aveva orecchie
poteva sentire, proveniva dal SEMINTERRATO MALEDETTO, lo strano
edificio stile XX secolo dove si potevano fare pericolosi
incontri. Eppure verso là essi si diressero, guidati dalla
luminosa sgozzavivi Turlindana; di quanta pioggia era capace il
cielo nella zona dei pascoli! E quanto era misterioso quel suono,
che ora era forte e chiaramente udito poichè i nostri erano
entrati nel seminterrato.
Il signore dei metalli era lì davanti a loro, avvolto da cavi
elettrici, teneva in mano il suo strumento vivente che si agitava
come dolorante. Era una biochitarra ed emetteva protosuoni semi-incidibili
totalmente indicibili. Il signore dei metalli cantava a squarcia-tutto-quello-che-si-può-squarciare,
fissando gli inattesi ospiti e alzando un sopracciglio allorchè
potè vedere la donna il cui nome era Ottavia e il cui spirito
era Tempesta. Greg sudava, più di quanto fosse sua abitudine.
Lukey cominciò a cantare insieme al signore dei metalli:
"Cammina
contro vento
se non riesci a star contento,
puoi lasciarti trasportare
se non riesci a camminare ... "
Il seminterrato
maledetto, da luogo sinistro che era, cominciò a illuminarsi di
azzurre luci quando Ottavia si mise a danzare.
Quattro sbiluchi portarono vassoi di alfa-polipranzolo e
invitarono Lukey, Greg e Ottavia a sedersi alla tavola del
signore dei metalli.
<<Perchè non mangiate l'alfa-polipranzolo?>> chiese
il signore dei metalli ai suoi ospiti <<Purtroppo non ho
altro: i fagioli e le scorte di pizza sono stati distrutti
durante l'ultimo scontro
che ho avuto con L'UOMO VENUTO DA CASA SUA ...>>. Al
pronunciare quel nome il suo volto si fece cupo e gli sbiluchi
fuggirono. Ottavia continuava a non curarsi del pasto, Greg e
Lukey invece accolsero l'invito del signore dei metalli, e, prima
timidamente, poi voracemente, fecero fuori il verde alfa-polipranzolo
fumante nelle pregiate scodelle, che come tutte le stoviglie
della dimora del signore dei metalli, erano state trafugate
durante sporadici saccheggi, qua e là. Ma nel seminterrato
maledetto tutto era straniero.
Mentre i quattro bellissimi esseri consumavano il loro pasto [Ottavia
non mangiava ma l'alfa-polipranzolo spariva poco a poco] , la
Turlindana giocava con la biochitarra, che emetteva suoni deboli
e acuti mentre la sgozzavivi la rincorreva per tutto il
seminterrato.
Ottavia (La Tempesta) interruppe la serena atmosfera di quel
luogo straniero: <<Urla la notte anche se il giorno è
potente!>> disse alzandosi in piedi <<Un presagio
vale poco ma la realtà è alle porte; il biondo suino verrà e
chi mai lo ha temuto fuggirà, mentre chi lo teme combatterà>>.
Il signore dei metalli aveva capito: <<Cari amici, l'UOMO
VENUTO DA CASA SUA deve avere saputo che qui c'è una creatura
femminile, e vuol venire qui con i suoi soliti bassi scopi,
fuggite prima che sia troppo tardi>> e aggiunse
<<Likimo guba gaha Likimo rus>>
e i quattro sbiluchi introdussero nella stanza grande del
seminterrato maledetto il più strano mezzo di locomozione della
letteratura mediterranea. <<Cos'è?>> chiese
Gregorius. <<E' un'IPPOSURF>> rispose il signore dei
metalli <<anche se io stesso non credo sia possibile.
Montatevi sopra e proseguite il vostro viaggio, io rimarrò qui a
fronteggiare L'UOMO VENUTO DA CASA SUA>>.
Salirono sulla tavola dell'IPPOSURF, e appena presero posto
l'animale che la trainava partì; e poco tempo dopo che i quattro
protagonisti di questo romanzo avevano finito di ringraziare e
salutare il signore dei metalli che li guardava allontanarsi
dalla sub-finestra del seminterrato maledetto, l'IPPOSURF parlò:
<<Bene, ragazzi vi racconterò ... >>
CORO: MA PROPRIO IN QUEL MOMENTO,
IN QUELL'ISTANTE DETERMINATO
SPARTIACQUE, APICE SOSPESO
TRA IL FUTURO E IL PASSATO
NEL PRESENTE ISTANTANEO ....
GREG: - MA CHE SUCCEDE !
LUK: - forse so di che si tratta ....
TURLY: - non so esattamente cosa pensi tu, Luk, ma
certamente è molto peggio!
VOCE ARANCIONE: AVVISO: QUESTA LINEA TEMPORALE
A CAUSA DI UNO SCONTRO LOCALE DEI signori della guerra
STA PER SVANIRE, TRA 10 UNITA' ASSOLUTE
VERRA' ATTUATA LA PROCEDURA DI EVACUAZIONE!
BUONANOTTE!
-10; -9 CORO: NON C'E' PIU'! NON C'E' PIU'! NON
C'E' PIU'! NON C'E' PIU'!
GREG: - forse è meglio! Ero stanco di tutte quelle storie...
sbrighiamoci, ci aspetta qualcosa di meglio!
LUK: - Eppure era comodo ascoltare tutta quella gente che ci
voleva raccontare qualcosa, non siamo stati sempre gentili, però!
NON PERDIAMO TEMPO, ...ma che dico? E'proprio quello che sta
succedendo ...
TURLY: - NON HO NIENTE DA DIRE!
-8; -7; -6; -5 CORO: GLUB!
GREG: - §L(q,Q,t)dt
LUK: - MIRASU'
TURLY: - ma sarà poi arte...!
|-4; -3; -2 | CORO: SI AVVICINA, SI AVVICINA,
UN ALTRO TEMPO PER
UN ALTRO SPAZIO, DOVE
CIO' CHE E' NON E' DETERMINATO
PER UNO SPAZIO DETERMINATO
E PER UN TEMPO DETERMINATO
(e chi lo capisce è bravo)!
GREG: - IO CHIUDO GLI OCCHI, ARRIVEDERCI (SPERIAMO)!
LUK: - ARRIVEDERCI (SPERIAMO)!
TURLY: - LA PROBABILITA' DI RITROVARCI E' DI
1 SU 10 ALLA NOVANTANOVESIMA (BUM!)
OTTAVIA: - EHI! CI SONO ANCH'IO!
GREG, LUK, TURLY: - AH SI'!...!
-1 | CORO: MA QUANDO CI PAGATE!
GREG, LUK, TURLY, OTTAVIA: NON CHIEDETELO A NOI!

(o qualcosa del
genere!)
ATTENZIONE:
nelle scene seguenti verrà usato il "SIMBOLO APERITIVO"

che serve a indicare che la frase appena riportata è stata detta
in stato di ubriachezza e/o di particolare euforia. L'apice in
alto indica il tipo di alcolico ( W=Whisky V=Vodka G=Gin ... ),
la cifra in basso indica il numero di bicchieri.
Una grande
vallata, prati in fiore, all'orizzonte una grande foresta, nella
luce del tramonto tutti i colori sono confusi
LUCHEI:
ho ancora la sensazione di essere passato dall'altra parte di uno
specchio, ma per il resto tutto è abbastanza friale e non ho
niente di rotto, grubilantemente!
GREGORIUS:
- CI DEVE ESSERE UN'ALTRA GRAMMATICA DA QS PARTI, O IL SALTO TI
HA FATTO VERAMENTE MALE, GRIBILINO, MA SIAMO DI NUOVO ASSIEME E
CI SONO PURE TURLIN E TA'VIA, L'INTROSPEZIONE PSICOLOGICA SARA'
MENO
ACCENTUATA, TEMO! GRIVIANTE QUANDO BALU' ___
TURLIN:
- NON CI POSSO CREDERE! AVIANTE GLOBI BALU', MA COME DIAVOLO
SIAMO COSTRETTI A PARLARE IN QS POSTO!!
'TAVIA:
-
PORCACCIA IFFIN SE QUA NON CI PROLUNGARI I GENIFORI PARIORA ___
CORO:
MA POTEVA ESSERE QUELLA, COSI' COM'ERA, SENZA ALTRE FROLZI
LA LORO NUOVA CASA, LA
LORO CASA ! (da domani entriamo in sciopero!)
Fu necessario qualche tempo affinchè la nostra compagnia potesse
adattarsi a quella nuova situazione, prolufando ... (PARDON!) ma
capirono fin dal primo momento che le cose da quel momento
sarebbero cambiate, e come al solito, non restava che aspettare,
le cose stesse avrebbero detto come sarebbero andate le suddette
cose.
Si accamparono per alcuni giorni in riva ad un ruscello, e a
turno stavano di guardia davanti al minuscolo alloggio, costruito
con materiale di fortuna, che pure conteneva tutta la loro roba.
Al tramonto del terzo giorno sentirono qualche rumore strano,
videro in direzione opposta al tramonto qualche luce. A notte
capirono che si trattava di una carovana che si era accampata non
distante da loro, dietro un boschetto dove il ruscello si
allagava in uno specchio d'acqua non molto profondo. Decisero di
andare a trovare gli sconosciuti, che dovevano essere in molti,
l'indomani. <<Alla luce del sole tutto appare nella sua
giusta luce>> sentenziò TURLIN, e se ne andarono tutti a
dormire, compreso Greg che era di guardia (lui la faceva così!).
Alle prime luci dell'alba Greg e Luchei si recarono
nell'accampamento che si rivelò essere quello di un circo, IL
CIRCO GIRASOLE, come dichiarava una scritta , in caratteri
siderei dorati stile XX secolo, sul carrozzone principale.
Tale carrozzone era al traino di una dozzina di quelli che da
lontano potevano essere scambiati per ciuchi ma da vicino erano
riconoscibilissimi per unicorni bruni.
Questi animali venivano impiegati dai circhi come propulsori sub-spazio,
infatti creano attorno a sé un campo, una specie di "bolla",
che il tempo-spazio fa schizzare via come le bollicine d'aria
nell'acqua; la "grandezza" e la "forma" della
"bolla" che i cocchieri facevano assumere agli
unicorni, permetteva all'intero circo di raggiungere il posto
voluto.
I nostri, per così .dire, "eroi" si imbatterono in due
individui intenti, ancora per poco, al turno di guardia, mentre
il resto della compagnia dormiva nei carrozzoni. Entrambi erano
magrissimi, sottili, assomigliavano agli omini che disegnano i
bambini mettendo insieme quattro linee incerte. Uno dei due
pizzicava un BENGIO A SCINTILLA che però doveva essere anche
un'arma, l'altro non faceva niente.
Era naturale che la gente di un circo fosse diversa dal normale,
quindi Luk e Greg non si meravigliarono di trovarsi di fronte a
questi uomini-stecchino. che si mostrarono molto amichevoli
offrendo loro broppa biscottata e qualche bicchiere di broppa
analcolica alla frutta.
I due "stecchini" avevano uno strano modo di conversare
con i nuovi arrivati; infatti, anche quando sembravano rivolgersi
a loro, in realtà si scambiavano battute incomprensibili,
citazioni rimate, e ridevano, apparentemente senza ragione
alcuna, ma si sa, la gente dei circhi è strana.
L'apparire del resto della compagnia fu per Greg e Luk uno
spettacolo indimenticabile. C'erano personaggi leggendari
incredibili, o semplicemente assurdi, ma nonostante ciò, o forse
proprio per questo, il destino di Luk e Greg si legò
indissolubilmente a quello del Circo Girasole.
Ma forse è meglio non anticipare troppo, perchè la decisione di
restare con quelli del circo avvenne dopo l'incontro con alcuni
personaggi, soprattutto con il direttore di tutta la baracca, tal
MANGIAFOCO.
Sulla lucida e ordinata scrivania del dottor Mangiafoco c'era un
portasigari incastonato di diamanti falsi; offrì un sigaro ai
suoi nuovi visitatori, Turlindana lo mangiò subito, Greg lo
conservò nella sua bisaccia puzzolente,, Lukey iniziò a fumarlo
nonostante fosse troppo forte per lui. Mangiafoco aveva i capelli
bianchi e la fronte spaziosa, era ben rasato e indossava un
vestito azzurro di modello europeo con una cravatta di lustrini
rossi.
Parlava molto, cominciò subito col narrare la storia del Circo
Girasole e domandò come fossero giunti là, e cosa fosse
quell'enorma spada che succhiava l'acqua dei suoi papaveri.
"Non sappiamo come siamo capitati qua, ci sembra che ci sia
una missione da compiere" disse Greg "stiamo andando da
qualche parte e da qualche parte veniamo, ormai lo so, sono
diverse pagine che non si vede più lo stesso posto per più di
poche ore ..."
"BASTA COSI'!" urlò Mangiafoco "siete voi che
aspettavo! Venite con me!".
E li portò in una grande sala sotterranea piena di grandi
schermi colorati.
"Questa che vedete è la moderna stazione spaziale che si
nasconde sotto il Circo Girasole; attraverso questi televisori
potrete controllare i razzi per la difesa del nostro pianeta. WE
ARE THE GALAXIAN... dobbiamo distruggerli!"
"Distruggere chi?" chiese Lukey, che ancora non era
riuscito a finire il sigaro.
"Gli alieni, i marzianetti!"
"I marzianetti?"
"Certo! Dobbiamo difenderci! Presto! Ai televisori!"
Sotto ad ogni schermo c'erano pulsanti con cui manovrare i mezzi
di attacco e difesa, e in poco tempo fu sgominata un'intera
flotta di marzianetti azzurri, anche se l'inesperienza dei
manovratori fece sì che qualche missile andasse perduto, e con
qualche difficoltà si svolse lo scontro con gli alieni rosa, ma
una volta eliminati questi, le loro piccole astronavi gialle
furono sgominate a tre a tre, e infine arrivò il GRANDE MOSTRO,
GI ZETA detto "il marzianone":
<<buongiorno>>
disse
<<io mi chiamo Rocco>>
e iniziò a sibilare e a spostarsi velocemente di qua e di là
nello schermo, lanciando siluri bianchi a dieci a dieci.
La lotta fu estenuante, il marzianone non voleva soccombere, ma
accadde che Turlindana, infuriata, si lanciò contro lo schermo e
lo squarciò.
Ci fu una terribile esplosione:
B U M !
Non così, più terribile:

e Greg e Lukey si
trovarono in una strana pianura, pioveva a dirotto, Turlindana e
Ottavia erano sparite, due cavalli pascolavano in riva a un fiume.
"Ma dove siamo? E dove sono finiti Turly e Ottavia?" si
chiedevano entrambi. "Ci mancava anche la pioggia"
brontolò Lukey mentre Gregorius si puliva gli occhiali.
Udirono a un tratto delle urla, come se qualcuno chiedesse aiuto.
"Là in fondo c'è una casa" disse Fox "presto,
andiamo!" e i tre si diressero sotto la pioggia verso una
luce molto lontana. Il lettore attento si starà chiedendo chi
sia Fox e da dove sia sbucato, e se lo chiedevano anche Greg e
Lukey, e in tutta confidenza ce lo chiediamo anche noi.
CORO:PERCHE' QUESTO LUOGO?
CHI CHIAMA E CHIEDE AIUTO?
FORSE CHE SIA GIUNTO IL MOMENTO?
NON CHIEDETELO A NOI,
NON SIAMO DI QUESTE PARTI.
Giunsero alla casa,era una vecchia dimora di pietra dalla porta
di legno.
Bussarono, e in quel preciso istante la casa si spostò di
cinquecento metri.
CORO:CHE RAZZA DI SCHERZI!
PERCHE' TANTO FATICARE?
PERCHE' TANTO ERRARE?
MA VI PAGANO, ALMENO?
Raggiunta la casa, i tre pensarono bene di sfondare la porta, che
si aprì al primo colpo senza che la casa si muovesse.
In un grande stanzone pieno di strane apparecchiature uno strano
vecchio e un luccicante robot li fissavano, Ottavia era legata a
una scala a pioli e tentava di liberarsi; su un vecchio tavolo
arrugginito giaceva Turlindana, disattivata e smontata.
"Buonasera, benvenuti, sono il professor Mabuse e questo è
il mio aiutante cibernetico, Tin Lattina, accomodatevi!"
"Non ci domanda chi siamo? Ci fa entrare così?"
"Ma io so chi siete: Lukey Trrol, terrestre che si crede
interessante, Gregorius Pplanck, un meridionale che si crede
geniale, e Charlie Fox, mio nipote, fannullone e ingenuo".
CORO:ECCOLI, QUATTRO UOMINI, LA
TEMPESTA E LA SPADA!
COSA ACCADRA' ADESSO?
SENTIAMO ODORE DI PAURA
E IL RONTANO LUMORE...
SCUSATE, IL LONTANO RUMORE
DELLA GUERRA.
QUALE GUERRA SIA NON LO
SAPRETE DA NOI, PERCHE' CI
LICENZIAMO DA QUESTO MOMENTO.
Charlie Fox urlò: <<Ottavia, sei tu! Riconoscerei ovunque
quei polpacci!>>
<<Cos'è questa storia, Fox? Hai molte cose da spiegarmi...>>
disse il dottor Mabuse.
<<Siete voi che avete molte cose da dovere spiegare>>
dissero all'unisono Greg e Lukey, mentre fuori adesso splendeva
il sole, e gli uccelli, non sapendo fare di meglio, volavano,
cantavano, beccavano e facevano un sacco di cose altrettanto
banali.
GEDEONE IL SAGGIO (solista del coro):
- GLI ALTRI SONO ANDATI,
MA IO RIMANGO QUA
FINCHE' LA STORIA NON FINIRA'!!!
il CORO (da lontano): PEGGIO PER TE!
FINE SECONDA
PARTE
ULTIMA
PARTE
DOVE TUTTI I
MISTERI VERRANNO
SVELATI, I TRUCCHI SMASCHERATI;
CIO' CHE E' INIZIATO SARA' CONCLUSO,
LE IMPRESE PORTATE A TERMINE, E ALLORA
OGNUNO SE NE POTRA' ANDARE PER I FATTI SUOI.
Mabuse, senza proferire parola, si avvicinò rapidamente ad una
scatola colorata posta in un angolo del disordinato laboratorio
e, dopo aver tolto il coperchio, ne trasse un enorme bottiglione
contenente un liquido trasparente nel quale guizzavano dei
minuscoli pesciolini rossi. La scatola conteneva anche dei
bicchieri; Mabuse ne riempì uno con il contenuto del bottiglione
e bevve di colpo.
Ciò parve dare un notevole sollievo al professore, come se
avesse ricevuto la carica necessaria per svolgere un compito
difficile, o semplicemente se si fosse schiarito la voce a causa
della gola secca. Poi Mabuse si sedette e cominciò a guardarsi
placidamente le unghie. Infine, visto che i lettori si stanno
annoiando a causa di tutte queste lungaggini, si alzò e decise
di andare subito al sodo.
<<Bene!>> disse <<rieccovi qui finalmente!>>
rivolgendosi a Greg e Luk, poi in direzione di Charlie Fox disse:
<<E tu, nipote sciagurato, visto che non c'entri niente con
questa storia, nè, temo, con nessun'altra,puoi sparire
immediatamente!>>
E Charlie Fox, sebbene a malincuore, così com' era apparso, sparì
in un "POF". (Nessuno disse "sono sempre i
migliori ad andarsene" perchè in effetti, ve lo garantiamo,
Charlie Fox era un poco di buono).
Poi Mabuse ordinò a Tin Lattina di slegare OTTAVIA, la quale
smise di dibattersi e a testa bassa mormorò: <<D'accordo,
prof, forse hai ragione tu!>>
Mabuse scarabocchiò qualcosa in un foglio e lo porse a OTTAVIA;
<<Questo>> disse <<è per tutto quello che hai
fatto, grazie di cuore, adesso puoi andare, fuori ti stanno
aspettando, salutami gli altri, mi raccomando, di' pure che un
giorno o l'altro mi deciderò a passare con loro qualche tempo!>>.
OTTAVIA, sempre a testa bassa, se ne andò senza salutare nessuno
lasciando dietro di sè un sottile profumo.
Nel frattempo TIN LATTINA aveva terminato di smantellare
TURLINDANA nei suoi singoli componenti, e si accingeva, non senza
qualche difficoltà, a fare altrettanto con se stesso.
Appena ebbe finito, Mabuse raccattò i pezzi e li sistemò
scrupolosamente in diversi contenitori,che ripose sopra un
armadio.
LUK & GREG erano rimasti soli con il prof. Mabuse, e fu
allore che notarono la straordinaria rassomiglianza che aveva
quest'ultimo con il famigerato dott. AZUR, ma non approfondirono
il significato di questa scoperta, e fecero male.
<<Bene>> esordì Mabuse <<adesso spalancate
bene le orecchie perchè vi spiegherò tutto, e non lo ripeterò
due volte!>>
<<O.K.>> dissero in coro G & L <<parli
pure, prof>>
<<Come voi sapete, nel nostro REGNO IMMAGINARIO DELLE FATE
[NON VI IMMAGINATE CHISSA' CHE, COSTORO SONO STATE SEMPRE MOLTO
INFERIORI ALLA LORO FAMA; OTTAVIA, PER ESEMPIO, ERA UNA DI LORO (N.d.T.)]
tutti gli sforzi, a parte questa guerra che sta ormai per finire,
sono tesi alla produzione e all'esportazione nel mercato reale (CIOE'
della REALTA') dei nostri prodotti, in particolare delle FIABE(R),
che sono molto redditizie, e di tutti gli altri, cioè i miti, le
leggende, gli archetipi inconsci, la fantascienza, e di roba
scadente come i sogni sul futuro, gli incubi notturni, le visioni
ad occhi aperti per le quali io personalmente non dedicherei
neanche un minuto, anche se fossi pagato a peso d'oro.
Io invece mi occupo, da 40 anni ormai, di "ISPIRAZIONI",
cercando di fare capire le infinite possibilità che ogni istante
possiede per fare apprezzare meglio l'unica possibilità
possibile, ma questi sono discorsi troppo complicati per voi, vi
basti sapere che per questo lavoro non ricevo mai finanziamenti
adeguati; l'arte, al solito, ha sempre la peggio quando ci sono
interessi commerciali, e la commissione culturale delle fate mi dà
sempre di meno. Come fanno poi a mettere delle fate in una
commissione culturale sarà sempre un mistero superiore alle mie
stesse capacità speculative, che vi assicuro non sono affatto
modeste, ma -disse allargando le braccia- quando c'è di mezzo la
politica è sempre la solita storia; l'anno prossimo, parola mia,
voto per i folletti!>>.
<<Ma non è di questo che volevo parlarvi -fece Mabuse dopo
aver tirato un lungo sospiro- ma della mia invenzione di qualche
tempo fa che vi riguarda molto da vicino. Qualche tempo fa
infatti (PER QUALCUNO ERA L'ANNO DELLA MATURITA') mi venne in
mente un'idea buffa, cioè di fare esattamente il contrario di
quanto la nostra gente fa da millenni e millenni. Volli provare
cosa succedeva copiando, importando qualche cosa dal mondo della
realtà nel nostro mondo immaginario. Realizzai allora questa
macchina che vedete accanto a me, essa è sintonizzata sul mondo
reale e riproduce qui, con opportune correzioni, quello che
registra>>.
<<All'epoca dell'ultimazione della macchina decisi di
sintonizzarla su due individui che scelsi quasi a caso, ebbene:
voi due siete la copia immaginaria di questi due e le vostre
vicende passate in qualche modo rispecchiano quelle dei vostri
corrispettivi reali!>>
<<ORA CAPISCO MOLTE COSE!>> fece Luk.
<<A me invece mi si confonde tutto>> rispose
sconsolato Greg.
<<Zitti!>> gridò Mabuse <<Ascoltate in
silenzio, non tollero che mi si interrompa! Dov'ero rimasto? Ah sì!
Adesso però non posso più dedicarmi a questo passatempo, la
macchina richiede molte cure e troppa energia, inoltre per
lavorare ho bisogno di alcuni componenti che dovrò ottenere
smantellandola, e non c'è altro sistema con quello che mi
passano! Perciò ho deciso di convocarvi nel momento in cui
spegnerò la mia invenzione!>>
<<Un momento!>> disse allarmato Greg <<E noi
che fine faremo? Spariremo nel nulla? Con quale diritto può fare
questo?>>
<<Alt!>> rispose Mabuse <<Fatemi finire, vi
prego! No, non sparirete affatto, in questi anni avete acquistato
un'esperienza che vi permetterà di essere vivi e vegeti come
tutte le persone immaginarie di questo mondo, certo non sarete
famosi come Biancaneve o il cavallo di Troia, sarete i soliti
comuni cittadini, ma non avrete di che lagnarvi! Da adesso però
sarete i soli responsabili delle vostre azioni, che saranno il
frutto delle sole vostre scelte, continuerete così il viaggio
che avete cominciato; vi prego solo di non giudicare male e
rinnegare l'esperienza passata, poi capirete anche il perchè.>>.
Greg e Luk sembravano aver capito il discorso, almeno nelle sue
linee generali.
Mabuse li fissò per un attimo, poi avvicinò l'indice ad un
grosso pulsante della macchina e lo premette con forza.
Sul pulsante c'era scritto ALT
GIOCO.
FINE
------CATANIA, FEBBRAIO
1978 ------S.A. LI BATTIATI, SABATO 3 GENNAIO 1981----
E' FINITO DAVVERO!