"Amo i suoi difetti",
mi dicevo. "Le sue imperfezioni la rendono irresistibile" mi ripetevo quando
era necessario spiegare a me stesso perché non riuscivo a stare senza di lei
e la volevo sposare per averla con me pure sulla Luna. Ogni cosa che vivevo,
nel momento stesso che accadeva, esisteva anche per raccontarla a lei, per
sentire il suo partecipare con gioia o dolore ad ogni istante della mia vita
sulla terra. Ma sulla luna qualcosa rese tutto differente, cominciai a non
sentirmi più il suo "piccolo George" sin dalle
prime volte che cominciammo ad andare al cinema a bassa gravità, guardavo il
film con lei e avrei voluto essere andato da solo.
Le venti e trenta e nessuna notizia di Luisa.
Suona il Videoprunch. Perché lo hanno chiamato così? È solo un videocitofono,
ma gli hanno messo il retinografo, lo scandaglio caratteriale e il dissuasore
per propagandisti ed è diventato Videoprunch.
"Piergiorgio Ferrazza?"
"Così c'è scritto sulla targhetta del Videoprunch".
Accento napoletano. Ferengi. Mai visto.
"Non ho ordinato pizze, ma se ne avete una coi carciofini la prendo".
"Non sono qui per portare pizze. Deve venire con me. Problemi al reparto
tappezzeria".
"Si è raggrinzita la finta pelle di Gtarf nelle poltroncine? Non è un problema
da risolvere a tarda sera".
"Scenda. È importante".
"Mi risulta che ci sia un team efficientissimo, gli ingegneri di Sirio. Il mio
reparto è chiuso per ristrutturazione".
"C'è bisogno di lei. Adesso".
"All'Accademia di Sirio non insegnavano bene a tagliare il Dacron? O sono i
soliti sfilacciamenti del Carbonio?"
"Ne parliamo ai Cantieri. Scenda e venga con me".
"Non so neppure chi sia lei. Può anche essere un maniaco che vende foto di
chiappe di terrestri. Mio cugino si è ritrovato con mezza Risa che trafficava
interi album col suo posteriore. Non scendo".
"C'è una persona con me. Le parlerà lui".
Sullo schermo del Videoprunch apparve il volto inconfondibile di Kartuat, il
Luriano. Era stato il mio capo per un anno e mezzo. Quando arrivo ai Cantieri,
noto subito che il reparto tappezzerie è stato riverniciato di azzurro, e che
hanno ripiastrellato i pavimenti.
Poi vedo ciò che non mi sarei mai aspettato di vedere.
Luisa.
Un'uniforme della flotta stellare.
Un grado superiore al mio.
Il tutto contemporaneamente.
Sarei stato in grado di sopportarlo in una qualsiasi altra combinazione:
Luisa, che dopo averla buttata nel più grande Wok che la storia ricordi abbia
un grado di cottura superiore al mio; Luisa in un'uniforme della flotta
stellare che fa il mozzo di bordo ed io l'intrepido capitano che deve punirla
perché lei gli ha appena rovesciato sui pantaloni il caffè (ma lasciamo
perdere, ho ancora addosso questi sottilissimi pantaloni del pigiama). Ma non
questo.
"Piccolo George!"
"Luisa, ma cosa… Che stai facendo qui?… cosa succede?". Questo è tutto quello
che riesco a balbettare. Riesco quasi miracolosamente a riprendere il
controllo di me e delle mie sinapsi neurali quando i miei occhi si posano
sull'innominabile:
Campioni di tende di fustagno.
Vacillo.
Un cadetto sta togliendo dall'imballo un carillon portasigarette.
Le ginocchia tremano (Twist! Twist!).
La scatola della Radio Cubo Brionvega.
Le caviglie stanno cedendo ma reggono. Il peggio arriva nel momento in cui mi
rendo conto cosa sta tenendo in mano Luisa.
Moquette bianca e nera in disegni optical.
Le gambe sono andate, il pavimento si avvicina sempre di più. Mentre vado giù
penso "per fortuna siamo al chiuso, di solito nei film quando uno pensa che
nulla possa andare peggio di come sta andando, quello è il momento in cui
inizia a piovere". Durante l'interminabile tragitto che separa la mia mascella
dal tanto agognato ricongiungimento con le piastrelle e dall'oblio che ne
scaturirà, i miei occhi si puntano sull'equivalente di un acquazzone oceanico:
Una lampada a fibre ottiche multicolori.
Se esiste un Dio buono e misericordioso, e se è in zona raggiungibile, mi
faccia morire in questo preciso istante.
Impatto.
Non mi ero mai reso conto di quanto fosse lucido il soffitto del reparto
tappezzeria. Ora mi spiego perché guardandolo mi veniva in mente Picard.
Perdita di conoscenza.
Mi trovo sul lettino dell'infermeria. La dottoressa è carina, ha il seno
grosso. Le due frasi precedenti non potrebbero esistere l'una senza l'altra.
Qui, sulla Luna, chi ha grandi tette passa ore nelle zone a gravità lunare.
Non ho nessuna intenzione di lasciare la Luna, ma questo l'ho già detto.
Riesco a dire solo:
"Rapatapal!"
"Rapatapal?" fa la dottoressa.
"Non ho preso il Rapatapal, oggi, ho problemi di pressione arteriosa".
"La sua pressione va benissimo, adesso. Non è necessario il Pratapatal"
"Rapatapal!"
"Quello che è!"
"Dottoressa, non conosce il Rapatapal?"
"Con un milione e mezzo di farmaci in commercio nell'Universo conosciuto non
sono tenuta a sapere il nome di ogni pillola che esiste!"
"Il Rapatapal non è una pillola, sono gocce!"
Si china su di me per guardarmi bene sotto le palpebre. Ha le mani profumate.
Ha il camice aperto e una scollatura vertiginosa. Per stare bene non serve il
Rapatapal, mi ha convinto.
"Ferrazza, adesso possiamo parlare?".
La voce è quella di Kartuat, il Luriano: "Siamo al disastro, come ha potuto
notare. Gli ingegneri dell'Accademia di Sirio hanno affidato al Tenente
Comandante Luisa Gerotti…"
"…coniugata Ferrazza…"
"Appunto. Le hanno affidato tutte le rifiniture delle Navi. Piergiorgio, cosa
sa di Apelle?"
"Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo. Tutti i pesci
vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio
di Apollo".
"Il progetto Apelle, dico. Da Utopia Planitia dovrebbe venir fuori a giorni
un'astronave di nuovo tipo. Fresche tecnologie, occultamento perfetto,
condotti di cavitazione statica con la recente risonanza a particelle,
convertitori di derivazione isolineare potenziati. Ma il Tenente Comandante
Luisa Gerotti…"
Kartuat fece una specie di singhiozzo.
"Ho visto" disse Piergiorgio.
"Ha visto ben poco, se avesse dato un'occhiata al Ponte di Comando con
l'organzino di seta e i rosoni stilizzati, e il broccato sulle paratie, e i
computer rosa shocking…"
Altro singhiozzo.
Poi riprese: "Su quella Nave ci saranno anche dei klingon, e un vulcaniano".
"La vedo brutta".
"Anch'io. Per questo ho voluto che venisse qui a rendersi conto".
"Sì, ma io che dovrei fare?"
"Non faccia finta di niente, la responsabilità di questo casino è anche sua!"
"Mia?"
E che diamine avrei fatto? Mi ritrovo di colpo una moglie, che amo ma non
sopporto, che può ordinarmi di portare fuori la spazzatura, che volendo (sigh)
potrebbe finalmente costringermi ad andare in vacanza con sua madre pena il
declassamento o peggio… o peggio…… o peggio…………
NOOOooOOOooOO!!!!
Potrebbe addirittura trasferirmi al temuto REPARTO SANITARI.
Nessuno, trasferito al reparto Sanitari, è mai tornato indietro, nessuno ha
mai avuto più notizie di lui, nessuno ne ha neanche più sentito parlare.
Nessuno ha mai più visto……
Nessuno ha mai……
Nessuno può dire di aver……
Non oso neanche pensarlo. Lo so che è una leggenda metropolitana come i
coccodrilli albini o Mark Hateley, ma si dice che il solo mettere in dubbio
l'esistenza dei sanitari sulle navi della flotta sia l'ultimo pensiero
coerente prima di una morte orribile.
"Ferrazza! Se lei non avesse portato sua moglie vestita da ufficiale alla
festa in maschera dell'ammiraglio, tutto questo non sarebbe successo: la
moglie dell'ammiraglio non avrebbe parlato con lei di "svecchiamento" e di
"aria nuova nella flotta" e non avrebbe costretto il marito a promuoverla
istantaneamente a capo del Reparto Tappezzeria"
Oddio, è stato solo per quello? Lei SAPEVA ed ha taciuto, in tutti questi
giorni rientravo a casa e non mi ha mai detto nulla, aspettava per la zampata
definitiva. Maledetta strega, ma chi ho sposato?
La adoro.
"D'accordo, basta con le chiacchiere e gli infantili scambi di accuse, adesso
dobbiamo assolutamente porre rimedio a tutto questo, i Romulani ci
prenderebbero per il culo almeno per i prossimi due secoli." Mi armo del mio
sguardo più duro, del mio cipiglio più deciso, mi esibisco in una camminata
che farebbe passare Robert Mitchum per Anbeta di Saranno Famosi.
Due addette alle tendine svengono mentre passo accanto a loro, la Signorina
Belastozzi, zitella da 50 anni, ricorda d'improvviso di come da giovane
ruzzolava sulle bobine di fase con buona parte del 5° reparto cadetti, il
Tenente Anja Marivicich regredisce dalla menopausa.
Arrivo davanti a Luisa con due Anturiane avvinghiate ai polpacci.
Le mando via con un'alzata di sopracciglio.
"Luisa, dobbiamo parlare".
"Non qui".
Quando dice "Non qui" so cosa intende.
"Luna tu parli solamente a chi è innamorato
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato
ma io non sono come gli altri
per te ho progetti più importanti, Luna…"
Il "Gianni Togni" è il locale preferito da Luisa. La statua del cantautore
romano che ha scritto e cantato nel XX secolo l'inno del satellite si erge su
una fontana con giochi di luci multicolori. I tavolini a forma di fagiolo
accolgono gente di ogni razza e ogni ceto sociale, puoi trovare il Comandante
di astronave allo stesso tavolo della spogliarellista, il Magistrato allo
stesso tavolo della spogliarellista, il Professore di Università allo stesso
tavolo della spogliarellista.
È l'una.
"Luna non essere arrabbiata,
dai non fare la scema
il mondo è piccolo se è visto da un'altalena
sei troppo bella per sbagliare,
solo tu mi puoi capire, Luna…"
"Non hai idea, Luisa, di quello che sta accadendo. Ogni astronave oramai
ospita un mucchio di forme di vita delle razze più disparate, l'ambiente deve
il più possibile far sentire a proprio agio le diverse culture, favorire
l'integrazione…"
"Questa Lemonsirio è deliziosa!"
"Mi stai ascoltando? Come fai a bere la Lemonsirio? Sa di succo di peperoni!"
"Mi piace il succo di peperoni, piccolo George, non ricordi la Luna di miele?"
La ricordo, certo. Il suo alito ai peperoni, corbezzoli se lo ricordo.
"Luisa, ti dicevo, credo che con le innovazioni decorative delle astronavi ti
stia spingendo troppo oltre e che…"
Un Cardassiano che vende rose? Non c'è più mondo. Ha un sorriso mellifluo.
Porge una rosa alla mia signora, Luisa la prende ricambiando il sorriso da
coma diabetico.
Ma perché mette in mano una rosa anche a me?
Perché la sto afferrando come un idiota?
Perché sento questa strana sensazione?
Numi della Terra! Fantasmi da Marte! Monti di Venere!
Ci stanno teletrasportando.
"Ditemi che è finita! Ditemi che è finita!!!"
"Luisa, cosa stai dicendo? Dove diamine siamo? Voi chi siete e cosa volete da
noi?"
Ok, manca solo chiedere "che pasta butto" e le domande cardine dell'esistenza
sono fatte tutte.
"Adesso voglio una missione cazzuta, voglio combattere contro i vermi
carnivori su Altar 3, voglio sedare risse sul terzo anello, voglio fare il
magistrato in Italia, tutto, ma basta con questo ridicolo tappezziere!!!"
Adesso mi rendo conto di dove siamo. Sarò anche solo un tappezziere, cara la
mia Luisa, ma ho un addestramento della flotta stellare alle spalle,
l'esperienza ci tirerà fuori da tutto questo.
Dunque: intorno a noi ci sono sette cardassiani, c'è un lettino da ospedale e
dei legacci, tutto il kit del bravo torturatore, penombra, schizzi di sangue
sul pavimento, pezzi di anatomia ancora mobili sulle pareti, i Pooh come
sottofondo.
Direi senza dubbio che siamo nella deiezione animale non compattata.
Santa pace, ho lasciato acceso il correttore ortografico del Word.
"Vuoi lasciarmi andare, idiota terrestre?"
"Luisa, non farti prendere dal panico, troverò una soluzione" e sorrido duro e
deciso: Clint, torna alle elementari.
Luisa si scrolla da me e si avvia verso i cardassiani, si avvicina ad una
femmina e la bacia appassionatamente.
Qualcosa mi sfugge.
"Ve lo avevo detto che era un idiota! Non ha ancora capito nulla e mi avete
fatto fare sette anni sotto copertura per sorvegliare un tappezziere
imbecille!"
Qualcosa continua a sfuggirmi.
Il cardassiano più grosso si avvicina a Luisa e le fa saltare un dente con un
pugno. Non le dice nulla, quasi non la guarda, ma come per magia lei si
azzitta all'istante.
Le solite vacanze a Bahia del mio dentista si allungano di almeno dieci
giorni.
Non c'è niente da fare, qualcosa mi sfugge sempre. Da solo non ce la faccio,
chiedo l'aiuto del pubblico: si può sapere, visto che "gli dispiace e deve
andare, visto che il suo posto è là ed il suo amore si potrebbe svegliare",
con chi ce l'ha Dodi Battaglia?
Però, adesso che ci penso, Luisa continua a chiamarmi idiota, ha appena
baciato una cardassiana e, non ultimo, mi farà aumentare l'assicurazione
odontotecnica.
Qualcosa non quadra.
"Luisa, io non sarò un diplomatico ma credo che baciare uno dei rapitori non
sia il modo migliore per intavolare una trattativa, il signore, giustamente,
si incazza".
Il tizio grosso di prima mi fa male già con lo spostamento d'aria, il pugno
che mi arriva è un in più. Faccio la conta, ne mancano un paio.
Sento già nelle orecchie il Dott. Mengozzi: "Brigittebardòbardò…..brigittebegiòbegiò…meo
amigo charlie…"
"Piantala di chiamarmi Luisa! Il mio nome è Gontak, legato Osvaldo Gontak, per
la precisione".
Oh, mamma.
È una sedia quella? Perlomeno le somiglia. Avrà pure fili e bottoni
dappertutto ma ho bisogno di sedermi. Credo che sei gocce di Rapatapal non ci
starebbero male ma non si può avere tutto. Il legato Osvaldo Gontak si accende
un sigaro cubano. Non sapevo che Luisa fumasse, ma credo che questa non sia la
caratteristica di Luisa per la quale dovrei sorprendermi maggiormente. Sì. Sì.
Lo so. Chimica, chirurgia, protesi di supporto genetronico, membrane di
ricircolo cellulare, induttori di filtraggio neuronico, ma ho fatto gnoppo
gnoppo per anni con una spia cardassiana che fuma cubani e ho bisogno di
ritrovare me stesso.
Okay.
A posto.
Posso rialzarmi, adesso.
Non posso rialzarmi. Sono bloccato su questa specie di sedia. Ullallà,
spengono le luci. È l'ora del brandy?
Ho un cerchio alla testa. Nel senso che so di avere un cerchio di metallo
applicato al cranio, fili attaccati dappertutto, gli arti bloccati. Sono
andati via tutti? No, ci sono quattro luci che illuminano un tavolino e un
cardassiano mi fissa.
"Hai fame, Pispolo? Vuoi un uovo di Pitiorgh sodo?".
Pispolo? Non mi chiamavano Pispolo dalle elementari, odio quel nomignolo.
"Odio le uova di Pitiorgh. Non mi chiamo Pispolo".
"Sappiamo tutto di lei, Pispolo. Non sottovaluti la più grande attività di
spionaggio di ogni pianeta conosciuto".
"Gnegnegnè, non avete neanche una squadra in Champions League e fate gli
smargiassi, chi è lei?".
"Gul Liabel, Servizi Segreti Cardassiani".
"Ferrazza Piergiorgio. Fatte le presentazioni, adesso mi slegate da questa
simpatica sedia e mi rimandate a casa. Luisa può restare, non voglio puzza di
sigaro a casa mia".
"Quante luci vedi?".
"Ci sono sette luci".
"Sono cinque":
"Ho sbagliato. Sono otto",
"No, non funziona così; tu vedi quattro luci, io ti dico che sono cinque e tu
insisti che sono quattro".
"Ce ne sono sei, più l'abat-jour e la lucetta. Contiamo anche la luce-spia del
condizionatore?"
"Non ci sono abat-jour. Ci sono cinque luci"
"E la lucetta dello stereo?"
"Non c'è lo stereo! Guarda le luci! Uno, due, tre, quattro!"
"Avevi detto cinque".
"Niente da fare. Cambiamo argomento. Cosa sai del progetto Apelle?"
"Apelle figlio di…" Preme un bottone. Dolore. Immenso dolore. Alla testa, ai
gomiti, alla schiena. Troppo dolore. Riprendo fiato per parlare. "Astronavi
con sistema di occultamento ineguagliabile, condotti di cavitazione statica
con risonanza a particelle, convertitori di derivazione isolineare
potenziati".
"E questo lo sappiamo. Abbiamo impiegato i nostri migliori agenti per rendere
tutto inutile. La Federazione si ritroverà presto astronavi tecnicamente
avanzate ma invivibili dal punto di vista estetico, dagli alloggi alla Sala
Macchine ogni vostro Ufficiale non potrà che sentirsi fuori posto. Quando si
troveranno il bottone del lanciasiluri a forma di portacandele con gli
orsetti, quando la moquette dei turboascensori darà la nausea a quasi ogni
Ufficiale della vostra flotta, sarete sempre più inermi di fronte alla
grandezza di Cardassia, le vostre nuove Navi saranno la rovina della
Federazione".
"Per questo mi avete spiato per anni e permesso che Luisa prendesse in mano le
tappezzerie di Utopia Planitia? Per questo adesso mi avete sequestrato? Perché
noi eroici tappezzieri non potessimo impedire il vostro piano diabolico?"
"Sì, Pispolo. Ma c'è dell'altro".
Preme di nuovo il bottone del dolore. È più forte di prima.
"Cribbio! L'accendisigari è il bottone a fianco, lo vedo perfino io da qui!!"
"Insomma! Fai il torturato e non rompere. Hai idea di quante poltrone
agonizzanti ci mandano ogni semestre? Solo i vecchi libretti d'istruzioni
occupano metà dell'ala est del palazzo".
Puoi sfuggire a tutto ma non alla burocrazia.
"Ok, iniziamo l'interrogatorio o continuiamo il simpatico giochetto delle
lucine? Perché se è così me lo si dica che inizio subito a farmi uscire il
filetto di bava dalla bocca e biascicare frasi senza senso. Non sia mai detto
che io, Piergiorgio Ferrazza, non rispetti tutti i cliché del caso".
Mi arriva una sberla da Manuale del torturatore, pag. 4.
"Lo so, tanta tecnologia a disposizione e mi affido ancora ai metodi manuali
ma sono sempre i migliori, come dice Gul Onan: se vuoi una cosa fatta per
bene, fattela da solo".
"Mi perdoni, avrei una certa fretta" - tento di farlo parlare, dicono funzioni
contro la rabbia - "oltretutto questo è il momento in cui il cattivo, avendo
tra le mani il buono inerme e completamente sotto controllo, vuota il sacco
sul diabolico piano dando la possibilità all'eroe (che sarei io) di
sventarlo".
Si avvicina al quadro comandi della sedia.
Preme un pulsante.
DOLORE!
Una vibrazione che entra nel cervello riducendo a poltiglia la dura madre,
convertendo la materia grigia a base per cocktail.
"Chi fermerà la musicaaaaaa…… l'aria diventa elettricaaaaaaaa……"
"I bei vecchi tempi" - dice con aria sognante - "i primi incarichi sotto
copertura di Gul Canzian. Pensi che ha smesso perché diceva che non c'era
gusto a torturare i masochisti".
Mentre la sua mente vaga, la porta si apre facendo entrare l'equivalente
cardassiano di un camallo.
"Ciao tesoro".
Ossignur.
"Probabilmente ti starai chiedendo cosa vogliamo da te. Nulla. Avrai un
semplice incidente e morirai. Prima però, ti faremo soffrire orribilmente"
Bene, avevo paura di non meritare il servizio completo.
"Sta per iniziare una nuova era per Cardassia. Una nuova era per la
Federazione. Abbiamo provato a sconfiggervi in tutti i modi, militarmente, con
lo spionaggio, con l'inganno, con le tattiche, coi Pokemon e con le Beyblade
ma non c'è stato nulla da fare. Vi siete abituati a tutto, avete contrastato
tutto. Siete dei gran rompipalle, come si fa la guerra con voi?".
Cavolo, non so neanche farmi conquistare come si deve.
"In ogni caso, tutto questo è destinato al passato. Una risata vi sommergerà:
la cerimonia del varo della nave supersegreta Apelle sarà trasmesso in
ultravision odorplay, ogni razza civilizzata potrà vedere una nave ridicola
sotto ogni aspetto. Questa è stata la grande idea: ridicolizzarvi, rendervi un
ricordo imbarazzante e lontano come la Duna o, peggio, l'Arna."
Beh, messa così la situazione è un tantinello preoccupante.
Piergiorgio Ferrazza! La Federazione conta su di te. Sei l'unico che possa
risolvere la situazione, sei l'unico in grado di sventare questo diabolico
piano. Alzati e fai vedere a queste lucertole cosa sei in grado di fare!
"Scusa, hai detto qualcosa?"
"No, borbottavo tra me e me soprappensiero".
"A me è sembrato dicessi una roba del tipo 'La Federazione conta su di te.
Sei l'unico che possa risolvere la situazione, sei l'unico in grado di
sventare questo diabolico piano. Alzati e fai vedere a queste lucertole cosa
sei in grado di fare!' "
"Ah, si è sentito?"
"Sì, ma non puoi alzarti perché sei legato alla sedia. Adesso azioneremo due
lanciafiamme che ti bruceranno le mani, mentre un trapano-laser ti perforerà
le caviglie, poi arriva un trinciatutto che ti taglia le orecchie, il naso e
il… come lo chiamate?"
"Lascia perdere. Non fate prima a farmi fuori senza tutto questo spreco di
tecnologia?"
"Siamo Cardassiani, non certo i cattivi di 'Tequila e Bonetti'. Dicevo… poi ti
scaraventeremo nella vasca degli squali, dove verrai divorato, mentre…"
Sento un forte muggito diffuso dagli altoparlanti. Capisco che è una specie di
sirena d'allarme o una roba del genere. Gul Liabel guarda l'orologio.
"Ci si mette a chiacchierare e il tempo vola. È finito il mio turno e anche
quello dei tecnici. Se ci trovano ancora qui quelli delle pulizie fanno le
solite proteste e allora sarà meglio continuare domani. Proverai per una notte
l'ospitalità delle prigioni cardassiane".
Il camallo cardassiano mi slega dalla sedia, mi da due schiaffoni. Arrivano
due "Faccia di ramarro" in tuta verde. Non so perché, ma mentre mi portano
via, urlo: "Ci sono sette luci!". Il corridoio è buio e lungo, man mano che lo
percorro, trascinato da Ramarro Uno e Ramarro Due, sento sempre più forte una
canzone diffusa da altoparlanti:
"Li incontri dove la gente viaggia e va a telefonare col dopobarba che sa
di pioggia e la ventiquattro ore, perduti nel Corriere della Sera nel va e
vieni di una cameriera, ma perché ogni giorno viene sera?"
"Ma perché ogni giorno viene sera?" chiedo al Ramarro Uno.
Con un calcio nel sedere mi lancia dentro una cella. Il pavimento è
sporchissimo. Ramarro Due mi sputa addosso. Chiudono la porta. No, non devo
piegarmi. Ho i miei diritti, una dignità.
So cosa devo fare. Soprattutto so cosa devo dire. Ed è per questo che urlo con
tutte le mie forze:
"Ehi! Non ho cenato!".
"Meglio per te! La cena qui fa schifo!".
A parlare è stato un tizio seduto per terra. Ho un compagno di cella. Ha un
faccione grande e uno strano accento. Mi pare un umano.
"Piacere, Miles O' Brien".
"Il centravanti dell'Irlanda! Che coppia facevate con il mitico Cascarino!"
"Non sono un calciatore, anche se da ragazzo…"
"E' vero! Che sciocco, mi scusi la tortura deve avermi annebbiato i sensi, lei
è quello del whisky….. Michele, tu che sei un intenditore….. e tutto il resto,
mi scusi eh, ma ho avuto una giornata che non le dico".
Si alza in piedi -
"No, non sono neanche quello del whisky, anche se da ragazzo… oddio, anche
ieri e l'altroieri…"
"Il cantante dei Deep Purple?"
"No".
"Il ballerino della Cuccarini?"
"Neanche".
"Un flirt estivo della Arcuri?"
"NO!"
"Ok, compro una vocale".
Mi prende la faccia tra le mani e comincia a pizzicarmi e smaneggiarmi, visto
che si trova mi piazza anche due sberloni.
Non me la prendo, in fondo Luisa/Camallo mi ha smaneggiato per sette anni.
"Non mi sembri un cardassiano modificato, forse sei solo un terrestre idiota".
Sempre così, tutti sanno chi sono ancora prima che mi presenti. Sarà il
carisma animale di cui sono dotato da ragazzo, voi ridete, ma a volte è una
condanna.
"Potrai anche non crederci, ma sei esattamente quello che mancava al mio piano
di fuga".
"Avevi un piano a cui mancava Sex Appeal?"
"No, guarda, avevo bisogno di…"
"Uno sguardo assassino!" - Gli mostro la faccia assassina.
"Neanche, tutto quello che mi serviva era…"
"Sorriso magico?" - Gli mostro un sorriso figlio del Re di Bahia.
"Zitto! Quello che volevo era…"
"Torace scolpito e culetto marmoreo?"
"BASTA! Che perdo tempo a spiegarti, un gesto vale più di mille parole".
Mi solleva da terra prendendomi per le spalle e mi mette una mano dietro la
testa. Devo dire che adesso sono molto preoccupato. Mi tranquillizzo quando mi
percuote contro il muro finché non sono una maschera di sangue e svengo.
Che fortuna, avevo paura volesse baciarmi.
Riprendo i sensi a sprazzi.
Un corridoio. Spari.
Un orecchio. Spari.
Un ponte di carico. Spari.
Il pannello di controllo di un'astronave. Niente spari.
"Ehi, che diavolo è successo?"
"Nulla, nulla, dormi".
Pugno.
Che bel passo in avanti.
Non so quanto ho dormito. Non è facile descrivervi cosa vedo adesso. Sono su
un'astronave, questo lo capisco, se guardo da un oblò vedo le stelle e credo,
tanto per cambiare, di essere in un'infermeria. Solo ieri il mio problema più
grosso era la cefalea da gamberi di Amargosa, adesso sono un sopravvissuto
alle torture cardassiane. Mi tocco un po' la faccia, niente segni di lividi,
niente ferite. Viva le infermerie del XXIV secolo!
Davanti a me c'è O'Brien, insieme a un alto Ufficiale, dai gradi capisco che è
il comandante dell'astronave.
"Dove sono? Come siamo scappati?
Chi siete voi?"
"Tutte queste domande?" fa O'Brien. "Ho solo detto al secondino di averti
ucciso perché eri italiano e io odiavo gli italiani. Allora, siccome i
cardassiani non permettono l'omicidio tra carcerati, hanno aperto la cella e
ho potuto azionare il distorsore paralizzante che il mio amico Bashir mi aveva
impiantato nel secondo molare superiore destro, le guardie cardassiane sono
rimaste paralizzate e le ho prese a calci nei denti, poi sono arrivato
all'uscita paralizzandone altre dieci strada facendo. E ci siamo
teletrasportati sulla U.S.S. Excunzibar C,. dove mi attendevano dalla missione
sulla stazione cardassiana, nel corso della quale ero stato fatto
prigioniero".
"La U.S.S. Excunzibar C? Quella del Capitano De Stefani, il cognato della
cugina del commercialista che ha l'ufficio accanto alla friggitoria dove,
quando uscivo da scuola…"
"Sì, sono io, De Stefani. Ma mio cognato ha una cugina commercialista?"
"No, è sua cognata che è cugina di un commercialista!"
"Ah! Pirretti! Quello che ha sposato la figlia di Masborni!"
"No, la figlia di Masborni ha sposato il fratello, lui ha sposato la sorella
del dentista, quella col seno grosso e i capelli rossi, come si chiamava?"
"Pamela?"
"No. Pamela era la figlia. Lei si chiamava…"
O'Brien interviene: "Mi scusi, capitano, dovete continuare molto?"
"No, Miles. Ci dica, dai suoi documenti abbiamo visto che lei è Ferrazza, un
Tappezziere di Utopia Planitia. Perchè è finito in mano ai cardassiani?"
"Mi avete misurato la pressione?"
"Sì, ce l'ha un po' alta, il dottore dice che deve prendere questa compressa
di Pratazan!"
"Non avete il Rapatapal?"
"Cos'è il Rapatapal?"
"Niente, vada per il Pratazan".
Prendo il Pratazan. Sa di cannella.
Poi racconto tutto. Del progetto Apelle, del piano dei Cardassiani.
De Stefani mi ascolta con attenzione, poi scoppia a ridere. Ma poi smette.
Prende il comunicatore: "Simon! Pastranzi! Miller! Smith! Gunderweicht! Pthor!
Dirigiamoci sulla Luna! Curvatura sei!".
"Perché tanta gente, non bastava dare l'ordine al timoniere?" "Il timoniere si
chiama Simon Pastranzi Miller Smith Gunderweicht Pthor Panazzi Gonzales Salaam
Francesconi Pinox Gukar Frestinelli Robinson, ma io lo chiamo semplicemente
Simon Pastranzi Miller Smith Gunderweicht Pthor, per non confonderlo con Simon
Pastranzi Miller Smith Gunderweicht Velasquez Pollini Pillis De Grenet!"
"Chi è Simon Pastranzi Miller Smith Gunderweicht Velasquez Pollini Pillis De
Grenet?"
"Il mio Primo Ufficiale!"
"Non fa prima a chiamarlo Numero Uno e a chiamare il timoniere Simon Pastranzi
Miller Smith Gunderweicht Pthor?"
De Stefani ha un attimo di esitazione. Poi, con tono deciso, urla: "Non c'è
tempo da perdere! Dobbiamo fermare il varo della Nave Apelle!".
E si dirige verso l'uscita, dando calci ai computer e buttando a terra il
carrello dei ferri chirurgici. Allontanandosi urla parolacce terribili.
Prima che riesca ad uscire dalla sala comando faccio in tempo a chiedergli
cosa potrei fare nel frattempo.
Mi risponde consigliandomi una pratica autoerotica.
Non credevo fosse possibile a meno di non essere contorsionisti superdotati,
ma in fondo che mi costa provare?
"Comandante, mi scusi". Vista l'aria che tira, cerco di essere il più carino
possibile.
"Mi dica". Mi risponde con una carineria impressionante.
"Non che voglia mettermi contro un ordine del capitano, ma se invece di andare
alla strabiliante velocità di curvatura sei decidessimo di chiamarli via
radio?". Mentre lo dico batto le palpebre almeno otto volte.
"Hmmm, potremmo anche farlo, però non credo che un messaggio del tipo
potreste cortesemente bloccare il varo della nuova nave supersegreta Apelle
perché abbiamo scoperto un piano cardassiano per screditare la Federazione e
farla tornare ai tempi dei legnetti e della pietra focaia basato su tendine e
arredamento d'interni, possa essere preso nella considerazione che
merita".
Mentre parla non solo ondeggia, ma muove le mani come fossero prive di
articolazioni, non smette un attimo di sorridere e mi si avvicina.
"Ma non arriveremo mai in tempo viaggiando solo a curvatura sei!". Mi
infervoro al punto da scheggiarmi un'unghia. Mi prende la mano tra le sue.
"Una soluzione ci sarebbe, ma è pericolosissima". Ha il respiro affannato.
"Una volta, una dottoressa klingon si è messa all'interno di un siluro
modificato e si è fatta sparare a curvatura 9, l'hanno recuperata col raggio
traente. Quando ne è uscita ha trovato Worf irresistibile, ma è un effetto
collaterale accettabile".
"Ok, facciamolo".
"Da me o da te?"
Qualcosa mi è sfuggito. Cavolo! Non stavo facendo lo sguardo "Clint", ma ero
passato per sbaglio a "Rupert".
Però.
Mamma, come hai fatto a farmi così irresistibile?
Questa astronave, la U.S.S. Excunzibar C, non è male.
Nel bar di bordo si riconosce il tocco di Fredrick Fornace, il tappezziere che
conobbi all'International Tapestry Institute. Bei tempi, quelli. Non avevo
ancora conosciuto…
"Luisa!".
"Non mi chiamo Luisa" mi fa una tipa seduta dietro al bancone del bar di
bordo. Ha la pelle verde e i capelli che sembrano bisce, per il resto non è
male, considerando che porta almeno una sesta di reggiseno.
"No, no, dicevo che in televisione, quella signora che stanno intervistando,
la conosco, si chiama… cioè… si fa chiamare… Luisa!".
Eccola lì, al "Dave Boxerman Show", che parla di paratie dove il Bianco
Casablanca si sposa col Verde Cosmico, di pavimenti tra il Rosso Flash e il
Vermiglio Solare. La preparazione mediatica all' "evento" Apelle passa anche
attraverso Luisa che spiega la differenza tra Azzurro Malva, Cielo del Sahara,
Spinnaker Blu e Acqua di Baia Sardinia.
"Perché la guardi a bocca aperta?" - è Faccione O'Brien a parlare, ha una
boccalone di birra in mano -
"Capisco che anche tu sei un tappezziere e che è una bella gnoccolona, ma una
trasmissione sui rivestimenti interni delle astronavi è una noia mortale, dai,
metti TeleAndromeda che a quest'ora c'è la televendita dell'ElettroGymn,
quando l'andoriana si applica gli elettrodi alle chiappone mi fa impazzire…" .
"La gnoccolona fino a ieri era mia moglie, ma adesso so che è una spia
cardassiana, nell'affare che vi ho raccontato prima c'è di mezzo lei".
"Ah! La storia della nuova astronave con la risonanza a particelle, i
convertitori di derivazione isolineare potenziati e le cinture di sicurezza a
pois! Finisco la birra e poi devo andare in Sala Macchine per revisionare i
regolatori di curvatura. Pare che il Capitano De Stefani voglia spedire a
curvatura nove qualcuno da quelle parti, ma non capisco come. Ha detto che
andrà una squadra di quattro persone: io, tu, il Tenente Baguette e un
guardiamarina del quale non ricordo il nome".
"Non bevi niente, tu?" mi sussurra la verdona al bancone.
"Un Pompelmo Gin, grazie. Ho appena saputo che andrò in una missione
pericolosissima e ho bisogno di qualcosa di forte…"
"Allora te lo faccio al Doppio Gin, ne avrai bisogno, ho sentito che lavorerai
col Tenente Baguette.".
"Il Tenente Baguette? Chi è?"
"Moga Baguette è quella signora che sta entrando in questo momento dalla porta
sulla destra".
Il brusio di sottofondo del bar sembra attenuarsi per un attimo, quasi
arrestandosi.
Moga Baguette si avvicina a noi. O'Brien fa un rutto e prende una seconda
birra.
Rocky, Rambo e Sting.
I fratelli Marx più Meneghin padre e Meneghin figlio.
Totò, Peppino e solo un accenno di malafemmina.
Bruciate il tutto, aggiungete fango, la figurina di Eric Cantona e miscelate
in una discarica.
Questa è la più accreditata tra le possibili origini del Tenente Baguette.
"E tu saresti il tappezziere che si faceva il cardassiano?"
La mia maggiore condanna è sempre stata la celebrità. Ed un magnetismo animale
fuori scala.
"Il Tenente Baguette, suppongo. Mi dispiace molto per l'incidente".
"Quale incidente?"
"Beh, non vorrà dirmi che è nata con quella faccia".
Ho avuto una giornata pesante, adesso come adesso prenderei a parole anche mia
mamma che mi sveglia portandomi la colazione a letto, figuriamoci un coso
informe come quello.
Un silenzio di tomba si forma intorno a me, rotto solo dal rumore che fanno i
miei vicini mentre scappano.
"Diecimila su venti".
"Cinquemila su venticinque".
I restanti si giocano i punti di sutura. La mano del Tenente si serra a
formare un pugno ma prima che possa avere un incontro con la mia faccia prendo
il boccale di birra di O'Brien e glielo rompo in faccia, sfrutto il movimento
e con un solo giro su me stesso le sono alle spalle, raccolgo una delle
poltroncine del bar e gliela infrango sulla schiena. Con una mano la prendo
per i capelli, con l'altra le afferro l'uniforme e giù di ginocchiate sulle
costole.
Giace esanime ai miei piedi, quindi salgo sopra uno dei tavolini, mi batto il
petto e urlo: "VAI, VAI PICCOLA KATYYYYY OOOOH OOOOOH PICCOLA KATYYY"
Il numero Uno fa il suo ingresso nel bar proprio in quel momento.
"Bene, vedo che avete fatto amicizia presto. Fraternizzare è importante".
Mi giro verso di lui e vedo che al suo fianco c'è il Tenente Baguette fresca
come se fosse appena uscita da una sala di massaggi ayurvedici.
"Già, Ferrazza mi stava raccontando un aneddoto delle sue vacanze. Noioso e
ripetitivo, tra l'altro".
Mi avvicino a lei guardandola alquanto sorpreso, ma di che diamine è fatta?
"Tenente, credo che questo sia l'inizio di una splendida amicizia".
"Non ci sperare rospo, non me la faccio con le mammole".
Il numero Uno ci guarda entrambi.
"Signori, ci sono dei siluri che vi aspettano"
Il Tenente Baguette non riesce a resistere. "Da quanto ho capito, Ferrazza, è
la storia della tua vita"
"Posso fare una domanda?".
"Parla, Piergiorgino, è infatti questo il momento in cui fai la domanda".
Piergiorgino, non male. Posso sopportarlo.
Del resto è finita l'era del "piccolo George".
Di "Pispolo" non ne parliamo più, sia chiaro.
"Quale domanda?".
"Tu vuoi sapere come mai, visto che sei giunto qui sulla Excunzibar C con
appena due teletrasporti, ci troviamo così distanti dalla Luna, al punto di
dover ricorrere alla velocità Warp 9".
"Come lo sai?".
"Era il momento che tu lo chiedessi".
"E quale sarebbe la risposta?".
"Per trasportarti alla loro base i Cardassiani hanno provocato un'alterazione
di scissione atmosferica che ha creato un continuum di rifrazione espansa e,
attraverso un reticolo di campo subspaziale, si è formata una cavitazione
residua attraverso una fenditura dei flussi di ridondanza assiale".
"Sarebbe a dire?".
"Non sarebbe a dire niente. Hai fatto domanda, hai avuto risposta".
Siamo qua. Io, Miles, Moga e… il Guardiamarina.
Ho già scordato come si chiama. Tocca a lui essere messo nel primo siluro. Nel
frattempo devo sopportare O'Brien che racconta una vecchia barzelletta a Moga
Baguette. La so già. C'è il tipo che abborda una bionda e poi scopre che è un…
Lasciamo perdere. Tocca a me. Cavoli, faccio da solo, non ho bisogno che mi
trascinate… ahio… mi fate male… faccio da solo, vi ho detto, mi sdraiavo nei
siluri già alla seconda media io… ahiooooo!
Silenzio totale, rumore assordante. Buio totale, luci di ogni tipo.
Indescrivibile è dir poco. Mille violini suonati dal vento, tutti i colori
dell'arcobaleno. Lucy in the Sky with Diamonds. Ma no, ma sì, ma su, ma dai.
Cos'è cos'è questa sensazione come un treno che mi passa dentro senza
stazione. Il tempo che passa volando in un marzo di polvere di fuoco. Un misto
tra incanto e dolore. Obbiettivi di un'estate di esplosioni addominali. Con
tutte quelle tutte quelle bollicine. A volte è solo un velo, un giorno, un
fulmine. Brilla brilla la scintilla brilla in fondo al mare. Ma il tempo
emigra, mi han messo in mezzo…
E d'improvviso, luce fu.
Oddio, ma come mi vengono?
Il portello del siluro si apre e quattro braccia mi strappano fuori
dall'involucro.
"È FICHISSIMO!!! Ancora, ancora! Voi fate quel che cacchio vi pare, salvate il
mondo che siete bravi, io mi faccio un altro giro!"
Giro di occhiate tra i presenti.
"Ferrazza, su, faccia il bravo e corra che la cerimonia sta per iniziare".
"Ma chisenestraciccia della cerimonia, se lo sapevo prima risparmiavo un sacco
di soldi in pillolette rosse e blu, lì dentro ho ritrovato me stesso, so chi
sono, so dove devo andare e mi ricordo pure dove ho lasciato la copia delle
chiavi di casa che non trovavo dal '67".
Il Tenente Baguette posa in terra l'Uzi modificato che aveva in mano (non si
fida di nulla che, quando premi il grilletto, faccia uscire un ridicolo
lampetto blu anziché una più antiquata ma efficace pilloletta di piombo) e
prende il suo piede di porco con il chiaro intento di percuotermi.
Non mi lascio intimidire, la mia mente si è espansa durante il viaggio, il
grande tutto e il piccolo tutto fanno parte di me, la conoscenza dei millenni
mi si è impiantata nel DNA.
Faccio l'assoluto, mi accingo all'impensabile, attuo (l'accento, se ci va,
mettetelo dove vi pare) l'inattuabile.
Sta per colpire, ma io sono più svelto.
Le nostre labbra si incollano nel bacio definitivo.
Il mastodonte mi solleva, lo fa incrinandomi una costola ma ormai siamo
intimi, glielo lascio fare.
Passano i minuti, lei sta per staccarsi ma non glielo permetto, mi spingo
coraggiosamente laddove nessun uomo è mai giunto prima.
La mia amica con le papille non me lo perdonerà mai.
Accipicchia, ha ancora le tonsille, a me le hanno tolte a cinque anni.
Lentamente mi sciolgo dall'abbraccio, senza di me a sorreggerla, il Tenente
Baguette, vabbè, ormai posso anche chiamarla Moga, scivola a terra silenziosa
come un petalo d'ortensia.
Il primo a riprendere l'uso della parola è O'Brien.
"Ma come diamine hai fatto?"
"Beh, dopo un cardassiano diventa facile farlo anche con un muflone. Poi avevo
bisogno di qualcosa che mi riportasse a terra dopo il viaggio mistico dentro
il siluro, per il ritorno voi fate come vi pare ma io riprendo quello", dico
indicando il siluro.
Ora non c'è tempo da perdere, dobbiamo fermare la cerimonia.
"Moga, rialzati immediatamente da terra, recupera le tue armi e stai pronta a
scatenare l'inferno, Miles, dietro di me e tu, Coso, al mio fianco. Modulo
Real, avanti!"
Siamo delle macchine da guerra, guerrieri dispensatori di morte e distruzione,
l'incubo di ogni cosa con le scaglie.
Sentiamo già le voci dagli altoparlanti.
"Buongiorno Angeli!"
L'altro altoparlante.
"…… questa nave è l'orgoglio della nostra flotta, rappresenta tutto ciò che
siamo e che vogliamo diventare, simboleggia la rotta che la Federazione ha
tracciato nell'universo. Non una nuova astronave ma un nuovo concetto di
astronave…"
Questa l'ho già sentita. Non ci sono più i copywriter di una volta.
Il nostro rombo perfetto avanza senza troppe difficoltà tra la flotta, nessuno
osa fermarci, neanche quelli della sicurezza, che forse ci riconoscono o forse
riconoscono Moga, si mettono in mezzo.
D'un tratto echeggia uno sparo, anche senza Una notte buia e tempestosa.
Il Guardiamarina che aveva viaggiato con noi è adesso un buco con resti di
Guardiamarina intorno. Armi del genere non dovrebbero essere permesse. O
almeno mettete un bollino rosso in basso a sinistra! Brutta fine, povero… come
si chiamava?
"Orlowsky Rossi Smith!" fa un tipo dai capelli rossi con un phaser in mano.
Moga gli salta addosso e lo immobilizza a terra stringendogli la testa tra le
gambe. Cavoli, aveva un bel po' di nomi e non lo sapevo. Gli avrei dato al
massimo un Rossi, uno Smith, ma un Orlowsky no, non aveva il fisico.
Moga infila il suo phaser in bocca al pistolero e gli urla: "Chi ti manda?
Parla o ti faccio saltare le cervella senza rosolarle con aglio e cipolla!".
"Mohgfrde Guffgtrfde Dduubbytytr!" risponde il rossocapelluto.
"Forse, se gli togli il phaser di bocca non sentiremo farfugliare parole senza
senso!" dice Miles.
Moga toglie il phaser dalla bocca dell'assassino dai capelli rossi e glielo
punta in mezzo agli occhi: "Chi ti manda? Parla o ti faccio saltare le
cervella senza girarle in padella con la maggiorana!".
"Mohgfrde Guffgtrfde Dduubbytytr! Mi manda Mohgfrde Guffgtrfde Dduubbytytr, mi
ha promesso una schiava bonderiana, una motocicletta quasi nuova e dodici
barre di latinum se uccidevo Orlowsky Rossi Smith!".
"Ah! Sei un sicario! E chi è questo Mogfrer… Mogder.."
Miles O'Brien si mette il phaser in bocca: "Mohgfrde Guffgtrfde Dduubbytytr!
Pehddiddhirrhiddhina, Fuhnpziona!".
Avrebbero dovuto mandarmi a salvare la Federazione insieme a Gianni e Pinotto,
sarei stato più sereno.
"No! Non uccidermi!" urla il rosso "Mohgfrde Guffgtrfde Dduubbytytr è stato
per quattro anni il compagno di stanza di Orlowsky all'Accademia della Flotta
Stellare. Tutto cominciò al primo anno di corso, Orlowsky strappava le foto
dal calendario di Playboy di Mohgfrde e le attaccava all'interno del suo
armadietto, poi passò a fregargli l'agendina-omaggio della Banca. Aveva anche
l'abitudine di ubriacarsi col mandarinetto e vomitare sul cuscino di Mohgfrde.
Non occasionalmente, ma tutte le sere. Poi si faceva un frullato con tre
banane, lo trangugiava in sei secondi e si puliva la bocca usando le maniche
delle giacche delle divise di Mohgfrde appese nell'armadio. A volte vomitava
anche il frullato. Sul computer portatile di Mohgfrde. Alla festa finale del
Primo anno di corso Orlowsky incontrò la fidanzata di Mohgfrde e se la portò a
letto. Fecero l'amore, bevvero frullato di banana col mandarinetto e
vomitarono sul cuscino di Mohgfrde. Poi, al secondo anno, Orlowsky cominciò ad
accendersi le sigarette usando la collezione di fiammiferi di Mohgfrde. Poi
spegneva le cicche dentro le scarpe del compagno di stanza. Se Mohgfrde stava
per infilarsi le scarpe riponeva le cicche ancora accese. Poi iniziò il
periodo della salsa tonnata… "
"Fthiamo perbdenbdo tempo!" dice O'Brien.
"Togliti il phaser dalla bocca!" dico io.
"Stiamo perdendo tempo!" dice O'Brien.
Moga stordisce il rosso e lo infila dentro uno dei siluri. Il tutto in dieci
secondi. Poi chiude il siluro e fa ai tipi della Sicurezza: "Pensateci voi.
Noi dobbiamo andare".
"Dove avete intenzione di andare?" fa un vulcaniano della sicurezza.
"Sono O'Brien, Miles O'Brien, lo vedi quel tipo pelato in prima fila? È Jean
Luc Picard, non puoi non sapere chi è, sono stato con lui sull'Enterprise D
per anni. Io e i due signori con me dobbiamo raggiungerlo. Se non ti fidi puoi
venire con noi e verificare".
In effetti il signore che sonnecchiava semi-spaparanzato, accanto a un
ciccione con la barba e un tipo con la faccia gialla era proprio Picard.
"Ma… ma… quell'affare con la pelle gialla sembra Data, l'androide! Non era
finito in mille pezzettini?" chiedo.
O'Brien mi risponde e sento la sua voce rompersi per la commozione: "Il
Comandante Data non esiste più, infatti. Quello è un sosia, si chiama B4 e sta
a Data come una padella sta a una friggitrice laser, è una specie di fratello
scemo, Picard se lo porta appresso per farsi stirare le giacche e mandare i
fax".
"Mandare i fax?"
"Oh bimbo, hai idea di quanto sia complicato mandare un fax? Ricordarsi da che
parte va girato il foglio, se sopra o sotto, poi componi il numero, poi trova
il pulsante da premere per l'invio tra i mille pulsanti e le duemila lucette.
Mica facile".
"Ma se comanda un'astronave!"
"Che c'entra, per quello basta che dici ogni tanto "attivare", litighi coi
Klingon, ti azzuffi coi Ferengi, combatti coi Romulani, pesti i Cardassiani,
distruggi i Babilonesi, annienti gli Ittiti e tieni lontano dai comandi di
guida la Troi. Che ci vuole?"
Messa così, come dargli torto? Mi chino sul corpo di Orlowsky, sotto la divisa
aveva una maglietta della salute di colore rosso.
Non impareranno mai.
Ho come l'impressione che mi stia sfuggendo qualcosa, quando sento:
"……… ed è per questo che ci accingiamo a mostrarvi la nostra nuova meraviglia:
l'astronave Apelle!"
Ecco cos'era. Un ordine universale da salvare, diamine, le sciocchezze sono
sempre le prime cose a passare di mente.
Il vulcaniano della sicurezza si è messo in testa al nostro gruppetto, siamo
la Fortitudo nel modulo a zona.
Siamo vicini, venti metri.
Largo! Largo!
Dieci metri.
"Spostati imbecille!"
"Ma sono la moglie del Ministro!"
"Miles, pensaci tu, io devo arrivare sul palco".
Tre metri.
Dietro di me sento la voce di Miles:
"……… e facci vedere il tuo ministero!"
Ma chi diamine voglio salvare? Qui Gianni e Pinotto sarebbero ammiragli.
Copro con un balzo gli ultimi metri rimasti tra me ed il palco. Atterro sopra
il Governatore capo assoluto della Federazione, il capo, il boss, il reggente
della stanza dei bottoni. Picard mi guarda sbigottito e pronuncia delle parole
storiche. "Guardi che il buffet non è stato ancora aperto". Grande! Stavolta
riuscirò ad assaggiare quelle tartine con le robine nere sopra.
Mi ergo sul palco.
"FERMATE TUTTO, QUESTA NAVE NON PUÒ PARTIRE".
Facce attonite. Brusio di fondo.
"Lo sapevo, non hanno fatto il pieno".
"Neanche stavolta hanno montato i motori".
"Manca l'addetto ai fax?"
"Oddio, mica ci sarà Wesley nei paraggi?"
Una mano mi prende per la spalla.
Picard.
"E perché non dovrebbe partire?"
Non è una cosa che capiti tutti i giorni stare in ultravision odorplay, sui
televisori di buona parte del Quadrante Alfa. Mi spiace non essere fresco di
bagnoschiuma e shampoo-balsamo. Non ho neppure la mia camicia migliore.
"È ora che tutti i mondi sappiano…"
Bell'inizio, mi piace.
Carina quella tipa in prima fila, seduta accanto al Presidente della
Federazione dei Pianeti Uniti. A guardarla bene è Luisa, proprio lei o ciò che
dovrebbe sembrare. Ha la divisa della Sicurezza.
"È ora che tutti i mondi sappiano…"
È proprio la spia che finse di amarmi. Mi guarda e sorride, ammicca. Mi fa
notare che ha un phaser puntato sul Presidente.
"È ora che tutti i mondi sappiano…"
Picard mi pizzica il braccio, mi fa male, mi dice:
"È ora che la smetti di ripetere la stessa cosa…".
Non posso rischiare che il legato Osvaldo Gontak travestito da Luisa spari al
Presidente.
"È ora che tutti i mondi sappiano…"
"E quattro…" fa Picard.
Sono in TV, qualcosa dovrò dire. Magari ho successo e mi fanno presentare il
Meteo.
"…che QUESTA NAVE NON PUÒ PARTIRE, non prima di aver ricordato che non è solo
nuova tecnologia, ma anche innovazione estetica, perché l'interno di
un'astronave d'ora in poi non sarà più una piatta riproduzione di ciò che da
sempre si è visto a bordo di aerei, autobus, astronavi, ma…".
Osvaldo Luisa annuisce. Sto andando bene, pare. Niente Presidente fritto, per
ora.
"…e questo lo dobbiamo alla genialità degli stilisti della Federazione, al
paziente lavoro degli artigiani tappezzieri che mi onoro di rappresentare,
alla lungimiranza di chi ha voluto…"
"Grazie, grazie"
Picard mi interrompe e mi allontana dal microfono, poi mi chiede: "Tutta
questa cagnara per ringraziare i tappezzieri ?".
"Picard, sono stato costretto, c'è un complotto cardassiano per distruggere
l'immagine della Federazione, vedi quella tipa della Sicurezza seduta accanto
al Presidente?".
"Quale tipa?"
Mi giro. Accanto al Presidente non c'è più Luisa, ma un klingon della
Sicurezza.
Musica assordante.
Luisa è sul palco.
Grande trasformismo, è in abito da sera. Nessuno sospetterebbe che dietro le
sue curve c'è un cardassiano peloso. Sì, lo so, io ci sono cascato per anni,
ma adesso ci sta cascando più di un pianeta.
E accade. Interi mondi ammirano le immagini della Apelle. I suoi interni che
sembrano cravatte di Paolo Limiti, le fantasie delle paratie che non avrei mai
voluto vedere neanche su un telo da mare. La musica è sempre più forte: "Dammi
solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora…".
Merletti, portacrackers madreperlati, il nucleo di curvatura immerso in
psichedelici colori da evidenziatore, tende in paper tissue che riproducono
variazioni sul tema "fette di melone", chantung di seta sparsi sulle poltrone
del Ponte di Comando...
È finita.
Stiamo consegnando a Cardassia tutto il mondo civile. D'improvviso LEI, e la
musica cambia. Letteralmente.
"Rumore rumore questa sera non mi sento sicura sicura nananaaaa
nannannaaaaaa…"
Beh, perso per perso, giochiamoci fino in fondo la fine della Federazione, non
capita tutti i giorni di veder finire nella polvere qualcosa che sembrava
incrollabile, mettiamoci nei panni del Signor Tamagochi o dell'inventore del
Betamax ("Non valgono nulla, tempo due anni e nessuno sentirà più parlare del
VHS").
Mi avvicino a Luisa.
"Signori, se adesso abbiamo una nave che non è solo un tripudio di tecnologia
ma anche un estasi dei sensi" - caro il mio Manzoni, sei solo uno
sceneggiatore di telenovelas - "se adesso solcare i cieli non si riduce più a
dei semplici calcoli matematici ma è diventato felice connubio tra estetica e
funzionalità, se la Federazione tende ad un ufficiale che non si limita più a
vivere il suo tempo ma lo cavalca con la sicurezza e la praticità di un sogno"
- Neruda, torna a vendere surgelati porta a porta - "lo dobbiamo solo ad una
persona. È ora che tutti i mondi sappiano…"
"E cinque!" - Picard mi artiglia la spalla di nuovo - "Lo dica un'altra volta
e le faccio…le faccio… ma che meravigliose tendine! Ferrazza, lei è un genio.
Lo schermo principale con ai lati delle tendine bianche e virginali di seta e
d'organza è un colpo di autentico genio".
"Ma che mu ma che mu ma che musica maestro questa bella sinfonia…"
Il presidente, Picard, l'ambasciatore Klingon ed un'altra decina di persone si
avvicinano a quelle cose. Non le posso chiamare tendine. Di peggio ci sarebbe
solo…
"Ehi, quando accendi il computer lo schermo rimane blu e c'è un quadratino
lampeggiante in alto, fantastico".
"Ragazzi, dovete scendere in sala mensa, sui tavoli ci sono le tovagliette di
Winnie Pooh".
Ormai è baraonda.
"….dicevo, tutto questo lo dobbiamo alla genialità di una sola persona:
lasciate che mi faccia da parte e vi presenti il Comandante Luisa Ferrazza".
Tutti gli sguardi di milioni di mondi, oltre a quelli dei presenti, sono
puntati su Luisa/Osvaldo. Non te l'aspettavi, vero?
Una volta tanto la sorpresa te l'ho fatta io, e senza bisogno di dover
spegnere la luce.
Sono un evento mediatico. Ho un futuro certo come presentatore? Sono la
Carlucci del ventiquattresimo secolo?
"Com'è bello far l'amore da Trieste in giù…"
Musica. Tartine psichedeliche. Il Mare della Tranquillità è un posto magnifico
per le feste. Picard balla con una tardona. O'Brien è alla terza fetta di
gattò di patate. B4 conversa con il ciccione barbuto, che sta mano nella mano
con una brunetta tutta pere.
Moga mi si avvicina. Ha in mano un drink color pisello con una fettina di
salame: "C'è un tipo che vuole parlarti".
"Non ci sono per nessuno".
"Insisto, Terrazza". Riconoscerei ovunque quella voce. Ha un look insolito,
tutti lo scambierebbero per un orchestrale, ma è il caro dolce buon vecchio
Gul Liabel.
"Mi chiamo Ferrazza".
"Yes, Pispolo Ferrazza. Ce l'hai ancora con me per lo scherzetto della sedia?"
"Chiamalo scherzetto. Quante erano poi le luci? Nove o dieci?".
"Senti, Pispolo, le cose hanno preso una nuova strada per tutti. Osvaldo mi ha
consegnato le dimissioni dai Servizi Segreti Cardassiani e ha deciso di fare
la stilista di interni a tempo pieno. Le ho chiesto un ultimo favore, e credo
che anche tu potrai metterci una buona parola…".
"In nome della vecchia amicizia?"
"Guardala come vuoi. Eri un tappezziere di Utopia Planitia a stipendio fisso e
adesso fai parte del creative-team del look-trend del new starstyle…"
"Attento, un altro neologismo e ti si annoda la lingua biforcuta…".
"Poche chiacchiere, Pispolo. Pare che una flotta navale senza qualche
astronave di tipo Apelle sarà sbeffeggiata come sfigata, e Cardassia ha
senz'altro bisogno di nuovi mezzi di trasporto. Vorremmo avere un po' di
queste luccicanti meraviglie, magari con uno sconticino…".
"Vedrò cosa si può fare, amico, ma se mi chiami ancora Pispolo…"
"Non mi permetterei mai, Signor Ferrazza".
"Uetta totta pi padate è una kkuisitezza" mi fa O'Brien. Se la torta di patate
è una squisitezza, Luisa è davvero affascinante questa sera. È seduta in
braccio a un Ferengi con una giacca che sembra la moquette di un turbolift di
una Nave Apelle. Gli sta praticando un oo-mox. Mi avvicino a colei che fu la
mia consorte con uno sguardo Robert Mitchum.
"Piccolo George! Che bella serata, non trovi? Questo dolcissimo Ferengi mi ha
appena invitato a stabilirmi con lui nella sua villa qui sulla Luna. Guarda
che bella collana mi ha regalato…".
Questi legati cardassiani travestiti da donna sono tutti uguali. Basta il
primo miliardario da abbindolare e…
Ma cosa fa Moga? Sta dirigendosi verso uno dei siluri. Va via così? Senza
salutarmi?
Corro verso di lei, la raggiungo, la prendo per i capelli e gli sbatto la
testa contro lo spigolo del siluro. È a terra. Prendo un piede di porco e miro
alle rotule, poi premo il pulsante di sgancio del carico e gli faccio
precipitare addosso il contenuto del container numero 4. Il tutto cantando
"Laura non c'è". Forse lei no, ma un limite alla crudeltà, sì. I Pooh mi
sembravano eccessivi.
Mi volto e conto fino a tre.
"Bastava anche un semplice: Non mi dici neanche ciao?"
Mi rigiro verso di lei. Non è neanche spettinata e profuma di Agave.
"Non mi dici neanche ciao?"
"Questo è quello che mi piace di te, sei imprevedibile, fai male come una
viola mammola e sei imprevedibile. Avrai milioni di donne ai tuoi piedi".
Colgo un leggero tremolio nella sua voce, nulla di percettibile da orecchio
umano, ma io sono un tappezziere. A volte è un dono, stavolta una condanna.
Moga non ha segreti per me, accidenti al mio sguardo magnetico. Sta soffrendo.
Non vuole che ci separiamo, non vuole perdere l'unico uomo che ha davvero
significato qualcosa per lei in tutta la sua lunga e triste esistenza, ora che
ha toccato con mano l'effimera felicità di un raggio di sole non vuole
rinunciarvi.
"Scusa, in questa storia chi sarebbe l'unico uomo che ha davvero significato
qualcosa per me?"
OK, prima pagina dell'agenda di domani: basta pensare ad alta voce.
"Moga, non funzionerebbe tra noi, non soffrirai se adesso ci salutiamo come
buoni amici. Facciamo qualcosa di diverso e non ce lo perdoneremmo per il
resto della vita".
"Per essere uno che chiamano Pispolo hai davvero un'alta considerazione di te
stesso".
" Moga, piccolo fiore dello spazio, hai ragione. Odiami, trattami male, dimmi
di tutto, umiliami, dammi la colpa di tutto così non soffrirai, dammi la colpa
di tutto, anche del terremoto a San Francisco".
Perché sto ballando?
"Ferrazza, hai ragione. Voglio salutarti come si deve, la nostra storia non si
deve chiudere con un addio".
Quello che il bruco chiama fine del mondo, il mondo la chiama farfalla.
Quello che Moga chiama saluto, i dottori lo hanno definito "sei mesi di coma
vigile".
"Buongiorno Ferrazza".
Apro gli occhi e mi sveglio in una stanza bianca, a letto, vicino a me ci sono
dei macchinari che fanno Bip con tante lucine (Ventiquattro, qualcuno dovesse
mai chiedermelo) e dei fili che terminano sulle mie braccia, davanti a me c'è
un tavolino con sopra un piatto di brodino, una coscetta di pollo e del purè
di patate.
"Dove mi trovo?"
"Non si vede? Lei è nel privè di un McDonald"
"Bello! Potrebbe portarmi due Happy Meal? E non si dimentichi le sorpresine.
Diverse, per cortesia".
I miei occhi si stanno abituando alla luce e stanno perdendo la loro
cisposità. Posso vedere meglio con chi sto parlando: davanti a me c'è un uomo
che indossa dei vestiti smessi di Elton John ed al collo ha uno stetoscopio di
gel trasparente in rosa cangiante. Accanto a lui c'è una ragazzotta con un
camice di pelle rossa, colletto di tulle ed una siringa stilizzata sulla
spalla.
"Mi hanno parlato di lei, eravamo tutti impazienti per il suo risveglio, sa,
volevamo ringraziarla tutti di aver contribuito al rinnovamento estetico della
Federazione che ci ha regalato queste nuovi uniformi mediche. Le dimostreremo
quanto le siamo grati. Cominciamo con la prima rettoscopia".
Bene.
Questa è la mia storia.
Ora sono fuori dall'ospedale, del tempo è passato e la mia vita è molto
cambiata da allora.
Non sono più un tappezziere (chi mi conosce lo sa), non riuscivo a sopportare
l'idea di aver dato il via a questa nuova tendenza della Federazione, quindi
ho deciso di cambiare totalmente campo e stile di vita.
Se vorrete, in futuro, sentirete ancora parlare di Piergiorgio Ferrazza.
Questo racconto è
tratto dai numeri di Settembre e ottobre del 2003 di

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