Che c'è di nuovo nel mondo di Star Trek e nel sito della Nave Archimede?

 

Francesco Spadaro

CIRILLAME ERA BON

Si consiglia di stampare il racconto (16 pagine o giù di lì) e leggerlo per favorire il sonno.

BARONE ANTONIO CIRILLAME

BARONE CIRILLAME

Edizioni del Ventennale


 

PRESENTAZIONE

Ci sono mille modi di fare la fantascienza ma a uno solo di essi la fantascienza deve la sua fortuna, la sua fama, la sua stessa esistenza. E' il modo che combina l'avventura con l'accurata informazione scientifica, lo stupore di fronte alla grandiosa verità della natura con la verosimiglianza dell'invenzione romanzesca. L'opera che state per leggere non tiene affatto conto di questi elementi base, per cui ci sembra giusto classificarla in uno degli altri novecentonovantanove modi narrativi.
Essa trae spunto da un fatto storico: negli anni settanta Francesco Spadaro e Caino Rembellari, allora giovani di belle speranze, iniziarono a scambiarsi come regalo per i rispettivi compleanni raccontini fantastici scritti da loro stessi. Tali opere furono curate dall'editore Barone Cirillame, per i motivi che vedrete narrati in questo racconto, che celebra il ventennale di questa simpatica tradizione, che nell'ultimo lustro è apparsa forse poco rispettata, ma, come dimostra il testo stesso, non dimenticata. Forse lo stesso Barone Cirillame è un personaggio di fantasia, forse la sua Casa Editrice è un'invenzione di Spadaro e Rembellari, forse questo libro non esiste e voi state sognando.


CIRILLAME ERA BON

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Antonio Cirillame salì faticosamente le scale di casa, aprì la porta e posò sul divano il giornale. Si trattava del solito quotidiano che acquistava da decenni, ma quel giorno portava in allegato una rivista femminile, il supplemento finanziario, il magazine con i programmi TV, una videocassetta di aerobica, un CD-ROM sul Brasile, un libro di ricette, un album di figurine, un'audiocassetta di Drupi, un telo da mare, un flacone di bagnoschiuma e un barattolo di olive verdi snocciolate. "L'editoria non è più quella di una volta!" esclamò, nonostante il fiatone. Del resto, se c'era uno che poteva esclamare una cosa del genere era proprio lui, il fondatore della Premiata Casa Editrice Barone Cirillame. Ultimo discendente di una nobile famiglia di origini borboniche, il barone aveva fortemente voluto promuovere iniziative editoriali volte a favorire la creatività letteraria delle giovani generazioni, pubblicando con cadenza periodica, negli anni settanta/ottanta, opere di narrativa originali e innovative...
Cirillame ricordava spesso "IL GUASTO", un racconto di Caino Rembellari pubblicato il 23 ottobre 1983, dove si narrava di un tecnico informatico, un certo Wilkinson, alle prese con un computer confidenzialmente chiamato "la priula". O anche "Marina? C'ero, belli!", un racconto di Francesco Spadaro ambientato su un vecchio incrociatore. Cirillame era rimasto tanto colpito dalla storia del marinaio Season al punto di voler pubblicare una lunga nota editoriale all'opera in questione.A chi sarebbero interessate oggi opere del genere? Adesso che il Gruppo Editoriale Cirillame, oramai quasi totalmente in mano ai suoi figli, pubblicava riviste come "Windows per gente coi cosi" o "Macintosh per ricconi"? Erano lontani i giorni della pubblicazione di opere come il poliziesco "
LA IENA", e il suo seguito "CORRI BELLA IENA M.", i più grossi successi editoriali della casa editrice del Barone Cirillame. Antonio si diresse verso la libreria settecentesca, dono del Prefetto di Vallefugata, e prese in mano la cartella contenente il racconto "A MILLE COBRA NERI"... che stile, che raffinatezze linguistiche nell'immaginare un Rembellari settantottenne in preda ai ricordi...

"Sembrava essere un pomeriggio come gli altri, come gli infiniti altri pomeriggi che il buon vecchio Rembellari portava sopra le proprie spalle.
Tuttavia, il compleanno di Spadaro rompeva una lunga monotonia, che voleva con prepotenza dominare quel languido e piovoso 23 ottobre. Rembellari si sedette stancamente di fronte al control-type che occupava l'angolo più riservato del suo studio. Il control-type era stato uno dei maggiori successi delle Industrie Elettroniche Riunite, di cui Rembellari era stato un importante collaboratore, e costituiva una delle più grosse conquiste della tecnica , anche perché la complessa macchina era stata realizzata in collaborazione con l'Istituto Superiore di Cibernetica, il cui direttore era stato Mark Zancle, amico intimo di Spadaro e dello stesso Rembellari, misteriosamente scomparso qualche anno prima,
Prima di compiere le semplici operazioni di programmazione. Rembellari stette per qualche istante immobile; lo sguardo era fisso casualmente sullo psicodisegno appeso sulla parete di fronte, l'espressione visibilmente compiaciuta. Pensò. Rembellari pensò e ricordò, e la memoria faceva una grossa fatica ad andare così a ritroso negli anni. La sua stanca mente rievocava immagini distanti ma nitide e lo sguardo di Spadaro era chiaro in quel ricordo, così come salda era l'amicizia che legava i due: allora come cinquant'anni prima. Rembellari non era mai stato un bell'uomo, dico fisicamente, ma, fin dal tempo della prima amicizia con Spadaro, era da tutti riconosciuto come un tipo simpatico, interessante, ed anche allora, a settantotto anni, i suoi lati più comuni del carattere lasciavano intravedere questo piacevole lato del suo carattere, rimasto quasi intatto anche adesso che si contavano pochi capelli bianchi sul suo capo.
L'usanza, da sempre diffusa nei rapporti tra Rembellari e Spadaro, di scrivere fra loro dei piacevoli racconti in occasione dei rispettivi compleanni, non cessava di ripetersi, anche durante le situazioni più impensate: in occasione del quarantatreesimo compleanno dì Rembellari, ad esempio, Spadaro spedì il racconto che aveva preparato nientemeno che da Melbourne, ove si svolgeva il congresso mondiale dei medici; addirittura accadde che Rembellari venne scambiato per una spia nemica, quando fu catturato dai serbo-croati in conflitto con gli armeni del sud, i quali gli trovarono addosso qualcosa che somigliava molto ad un messaggio scritto in codice. Anche quella volta comunque riuscì a tirarsi fuori dai pasticci mostrando qualcuno dei suoi eccezionali numeri,
Rembellari si guardò intorno. La porta era chiusa, e lui non voleva che sua moglie lo infastidisse prendendolo in giro per le sue strane manie. Si rendeva conto infatti che, coi lento passare degli anni, Emma diventasse ogni giorno più bisbetica, più insofferente, ma, nonostante questo fosse un pensiero insistente, Rembellari non poteva rifiutare di ammettere l'importanza che sua moglie aveva avuto nella sua avventurosa esistenza: non poteva soprattutto dimenticare la fermezza d'animo che ella mostrò in occasione della strana e repentina scomparsa del Zancle. In quella grave circostanza le parole di conforto della moglie furono per lui importantissime. Zancle era, come ho già detto, direttore dell'Istituto Superiore di Cibernetica, Tutti ricordavano la sua straordinaria figura, la sua modestia e la sua bontà unita ad una eccezionale intelligenza che sembrava ogni giorno rinnovarsi misteriosamente. Non avrebbe certamente mai immaginato che la sua forte inclinazione scientifica, la sua totale indifferenza verso le rappresentanti dell'altro sesso lo avrebbero condotto e trascinato in una situazione così delicata. Non si seppe nulla circa la sua scomparsa: forse rapito da una potenza straniera, forse vittima di uno dei suoi inconoscibili esperimenti. Non si sa: la sua vita apparteneva ad un capitolo dell'esistenza umana che uomini d'altri tempi avrebbero relegato entro i confini della fantascienza, di quella fantascienza che vedeva in Zancle un suo affabile cultore,
Questi pensieri si affannavano nella mente del Rembellari, mentre questi si accingeva a preparare lo schema mentale che avrebbe inserito nel control-type, il cui compito era quello di rendere in caratteri grafici l'espressione più autentica e più nitida che correva in testa a Rembellari stesso, la cui attenzione continuava a correre dietro ai ricordi remoti d'altri tempi. Rivide, un po' attenuata, la figura di un suo vecchio amico, Irons. L'immagine di Irons che aveva visto appena tre mesi prima si sovrapponeva all'insistente ricerca di un ricordo lontano nel tempo: sguardo crudo ma supplichevole nello stesso tempo, a testimonianza delle crudeltà cui si era trovato innanzi nel corso dei suoi lunghi anni. Rembellari ricordava bene come Irons avesse fallito: lui voleva ben diventare un architetto, ma una serie di tragici avvenimenti fecero sì che egli mettesse a frutto una innata vocazione che portava i suoi frutti già fin da ragazzo: quella del ladro. Ma alle forze pubbliche non riuscì a sfuggire, e fu. così che vent'anni prima aveva cominciato a scontare una grossa pena nel carcere di Catania, proprio vicino a quella sede che amava tanto frequentare.
Nel ricordo di questi eventi e nel compiangere la tragica sorte di alcuni fra i suoi più cari amici. Rembellari si sentì solidale e unito a Spadaro come non lo era mai stato prima. Fu allora che un turbine di sentimenti, di sensazioni nuove e vecchie, di rimembranze, di realtà, di delusioni, di passioni ruotò vorticosamente dentro di sé. Il control-type scrisse a grandi caratteri, su un foglio:
BUON COMPLEANNO SPADARO"

"La lettura fu interrotta dall'arrivo di sua moglie Iolanda Cleofe Dalila Notarbartolo Cirillame, la donna che lo accompagnava da decenni: "Sempre a rileggere i racconti di Spadaro e Rembellari, dai, vieni in cucina e aiutami ad apparecchiare...". Antonio posò la cartelletta col racconto e si recò in cucina.

Iolanda aveva preparato, come sempre, un ottimo pranzo, ma, come al solito, in tavola c'era il solito pane cotto male che vendevano sotto casa. "Ha telefonato Fulgenzio..." disse Iolanda -Fulgenzio era il loro primogenito-"ha detto che le vendite del primo numero di INTERNETTONE sono andate bene, e che vorrebbe allegare al prossimo numero un gioco interattivo su CD che celebri vent'anni di successi editoriali, un videogioco ad alta definizione ispirato ai romanzi "La Iena" e "La Iena 2" di Spadaro...".

Antonio Cirillame disse una parolaccia e fu costretto a bere un bicchiere di Pinot per mandar giù l'ultima forchettata di fusilli alle melanzane, ma non aggiunse altri commenti alla notizia durante tutto il pranzo.

"La Iena" raccontava di un Mark Zancle di mezza età inseguito da un misterioso assassino, che si rivelava essere poi il Rembellari; questi non riusciva a compiere il delitto grazie a uno Spadaro improvvisatosi detective. Memorabili le parole con cui, nel finale, il romanzo di Spadaro faceva rivelare, per bocca di Caino Rembellari della fiction, il movente della sua smania omicida:

"Mark, lo sai che adesso ho un fegato artificiale? Quello originale si è distrutto. Giorno dopo giorno. Spadaro dice che è stato l'alcool. Ma io sono convinto che la causa sia stata un'altra. la mia convivenza con te. Una vita a sopportarti. Sin dai banchi di scuola. Una vita a sentire la tua risataccia da iena. A sopportare il disordine che lasciavi. Dappertutto. E ti gratti. E ti metti le mani dentro la camicia. E dimentichi tutto quello che ti conviene dimenticare. E, soprattutto, sei un imbroglione. Hai passato la vita a imbrogliare. Il fatto è che manco te ne accorgi. Per te imbrogliare è come respirare. Dici a uno di cominciare un lavoro che poi lo finisci tu. Poi prendi questo lavoro e lo dai a un altro dicendo che lo hai fatto tu, che per impegni urgentissimi te lo deve finire lui. E poi candidamente, convinto, se il lavoro è buono sei sicuro che il lavoro lo hai fatto tutto tu da solo. E hai le spalle pelose. Come l'anima. E quel giorno che hai detto che l'indomani avremmo cominciato a lavorare ad un'arma segreta. Ci siamo ritrovati l'ufficio pieno di russi, e tu eri in Venezuela a fare i bagni di sole. E dici che devi fare una cosa, e ne fai sempre, dico SEMPRE, un'altra. E ti gratti. E ti infili le tue sudicissime mani nella camicia sbottonata. E quel giorno che hai detto a tutti di preparare il programmone per i giapponesi. Ci abbiamo lavorato due mesi. Quando stavamo per finire, hai cambiato idea e hai mandato a quel paese i giapponesi, buttando me e te in quella industria di videogiochi. Che è fallita. E la finanza mi ha cercato per un anno. A te no. Non si sa come, ma tu non c'entravi...".

La riabilitazione del personaggio Caino giunse tre anni dopo, in un altro romanzo, "corri bella iena M.", dove Rembellari, uscito di galera, sventava un attentato alla vita del solito Mark, resosi inviso a un tizio a cui scherzosamente lo scrittore Spadaro aveva voluto dare il nome del figlio dell'editore, Fulgenzio Cirillame, deciso a eliminare il Zancle con un "fulminatore a distanza" durante una conferenza in cui lo scienziato che avete conosciuto nelle precedenti citazioni letterarie (era quasi un personaggio fisso della narrativa edita dal Barone Cirillame) illustrava un suo rivoluzionario progetto:

"Tutti i racconti di fantascienza in cui l'uomo si sposta per la Galassia presuppongono che abbia scoperto come viaggiare più veloce della luce. Gli scrittori hanno descritto i cosiddetti <<balzi nell'IPERSPAZIO>> che consentono di andare da Sole a Sirio in un baleno, da Terminus a Trantor,scusate la citazione letteraria del Buon Dottore, come se non si trovassero l'uno alla periferia, l'altro al centro della Galassia. Non sono qui per parlare di Science Fiction, non allarmatevi. Voglio invece star qui a ricordarvi che, non essendo ancora stato scoperto il modo per andare di sistema solare in sistema solare senza impiegarci moltissimi anni, se vogliamo andare in un altro sistema solare ci dovremo appunto impiegare moltissimi anni. Per questo da tempo si progettano città-astronavi dove gli astronauti che arrivano alla meta sono i pronipoti di quelli che erano partiti. Ma questi progetti vanno assai a rilento. Da troppo tempo. Motivi? Innumerevoli. Ve ne dico alcuni. Costruire una città-astronave è costosissimo. Una città-astronave è sempre una brutta città, falsa, arida, fredda. Per quanto si tenti di progettarla a misura d'uomo risulta sempre un orrore. Costoso e spaventoso. Da qui il mio progetto. Prego, la diapositiva. Il mio progetto è semplice e si può riassumere in una domanda: perchè tentare di costruire una città-astronave quando possiamo trasformare in astronave una città già esistente? Signori, se il mio progetto verrà approvato, manderemo la città di Catania nello spazio. In soli quindici anni Catania può essere trasformata in un mezzo capace di affrontare gli spazi siderali, il tutto con un impiego di materiali molto inferiore a quello necessario a costruire astronavi che sembrino città. Quindici anni. Il tempo necessario per fare di Catania un'immensa navicella. Un tempo in cui chi vorrà restare sulla terra potrà abbandonare Catania, e chi vorrà andare nello spazio potrà scegliere di divenire catanese. Così la nostra città sarà presto popolata da gente di ogni nazione, e nello spazio voleranno mille culture, e una sola: quella terrestre..."

Antonio Cirillame era nervosissimo. Che suo figlio facesse un videogame de "la iena" poteva anche andar bene, ma non gli andava di celebrare il ventennale con una cosa così e basta... ci voleva un'iniziativa editoriale raffinata, qualcosa che ricordasse i bei tempi... sì, i bei tempi... quando Caino Rembellari ogni anno dava alle stampe un racconto... come quando nell' ottan... no, nel settan... non riusciva a ricordare in che anno era stato pubblicato "LA NUOVA ERA"...

<<Ormai da tanti anni il professor Chesterson varcava quotidianamente la soglia dell'università di Glossopshire. Il custode della facoltà, come sempre, distolse l'attenzione dalla rivista di enigmistica che stava distrattamente compilando e salutò Chesterson, ma l'atteggiamento chino e pensoso del professore gli impedì di rivolgergli le consuete e banali osservazioni del tipo "fa freddo stamattina,vero? E pensare che ieri prometteva così bene". Conosceva infatti Chesterson da molto tempo, e si vantava di avere buoni rapporti con lui, tanto che il professore preferiva spesso la sua compagnia a quella di tanti colleghi.

Chesterson entrò subito in aula, dove erano già presenti i più fedeli studenti del suo corso. In genere spiegava le sue lezioni di filologia storica con quella meccanicità che materie di questo tipo richiedono, tuttavia quella mattina era certo di interessare i suoi allievi con un argomento che ormai era divenuto parte di sè stesso e di quella storia nella quale era cresciuto e di cui si sentiva vivamente partecipe.

Contrariamente alle sue normali abitudini Chesterson non consultò l'orologio, nè fece caso ai pochi studenti rimasti ancora distratti.

- La teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici - iniziò il professore - risale certamente al lontano XVII secolo, e se inizialmente essa veniva presa in notevole considerazione, studiata, verificata e discussa, nei secoli successivi, diciamo dal ventesimo in poi, essa veniva citata solo come una fra le tante idee ormai accantonate e riferite solo per dovere di cronaca. Dopo, però, accadde qualcosa di nuovo ...-.

Chesterson salì il gradino della cattedra e, poggiate le mani su questa, sollevò il mento, già folto di canizie, come ostentando un gesto d'orgoglio.

- Lo faccio malvolentieri - disse - ma non mi fermo sulla figura di Spadaro, peraltro a lungo e giustamente esaltata negli ultimi secoli. Voglio però dire qualcosa sul significato e sulla rappresentatività di una simile figura per la storia del genere umano. Sappiamo che infatti ogni ciclo storico ha avuto come protagonista uno Spadaro, fin dai tempi più remoti. E' vero che appena vent'anni fa solo un folle avrebbe potuto formulare una simile affermazione, ma oggi la scienza storica trionfa. Badate, non amo lesinare questo termine, che a qualcuno potrebbe apparire retorico. trionfa! - .

Sul volto degli studenti si leggeva una profonda esaltazione.

- L'infallibilità di questa teoria - proseguì Chesterson - ci garantisce che anche la nostra epoca avrà presto il suo Spadaro -.

Più tardi il professore, al termine della lezione, si mostro soddisfatto e pieno di sé. Era quello uno dei pochi momenti in cui Chesterson si rendeva conto di potere servire a qualcosa, e ciò lo rincuorava non poco. Tuttavia, procedendo a passi lenti fra i banchi dell'aula, notò uno studente dall'aria tutt'altro che interessata. Stava per richiamarlo, ma forse lo studente presagì il rimprovero e sollevò lo sguardo, che, nonostante gli occhiali, appariva malinconico e pensoso. Chesterson notò dei banali disegnini sul suo foglio. Lo guardò di nuovo, ebbe come un sussulto. Deglutì profondamente, abbassò lo sguardo e uscì silenziosamente dall'aula. Era l'inizio di una nuova era.>>

"La nuova era" rimaneva, pur essendo trascorsi parecchi anni dalla sua pubblicazione, il capolavoro di Caino Rembellari. Purtroppo, da un certo periodo di tempo, Rembellari non dava alle stampe opere di letteratura, e, a dire il vero, non era facile avere sue notizie. Una delle tante riviste del nuovo corso della "Premiata Casa Editrice Barone Cirillame", PICCI PICCI SOFTWARE, si era occupata qualche mese prima di un singolarissimo programma di scrittura ideato da Rembellari .Egli aveva individuato una particolare nicchia di mercato, quella delle persone che, scrivendo su computer, manifestavano una particolare intolleranza verso la mancanza, nei loro scritti, di parole spezzate in due per andare a capo. L'effetto ottenuto dall'invenzione di E.M. era straordinario...

Per Antonio Cirillame era fonte di malinconia non ricevere più racconti di Caino; l'anziano editore adorava la prosa rembellariana, così ricca di armoniosi periodi, di ricercatezze stilistiche, di meravigliose descrizioni di immagini fantastiche. I racconti di Spadaro, invece, avevano uno stile diverso, più teso verso la commedia. L'ambientazione nel futuro e i toni apologetici erano comuni alle opere dei due autori, anche se questi non si sentivano obbligati a usare sempre questi clichè, e spesso i lettori erano rimasti spiazzati da sconvolgimenti stilistici e innovazioni narrative, come, ad esempio, in "ALT GIOCO", un lungo romanzo che Spadaro scrisse a quattro mani con Mark Zancle nei primissimi anni '80 e del quale non citeremo neppure una riga perchè precedenti esperienze (vedi le annate del magazine "Spadaro News") ci dissuadono dal farlo. Gli scritti giovanili di Spadaro non sono tutti facilmente rintracciabili. Di "Ieri calàn l'ombre", ad esempio, Antonio Cirillame possedeva un manoscritto incompleto...

<< Barnaba Addison, con i libri sotto il braccio destro e con la mano sinistra che stringeva nervosamente il corrimano dell'affollatissimo autobus a energia nucleare, era assonnato ed emozionato. Nella tasca della camicia c'era il suo libretto universitario, matricola 13912 della Facoltà di Mirabellologia dell'Università Interstellare di Nuova Catania. Quella mattina Addison avrebbe sostenuto l'esame per l'ultima materia del Corso di Laurea. Aveva studiato tutta la notte, preoccupato di non ricordare i particolari della grossa e difficile materia che aveva lasciato per ultima nel suo piano di studi, "Spadaro nella vita di Caino Rembellari". - Ma come? Non hai dato ancora "Spadaro"? - gli chiedevano i colleghi - è materia di secondo anno! - . Ma Addison aveva preferito lasciarla per ultima, del resto la tesi di laurea che stava preparando era intitolata "Esperienze musicali di Caino Rembellari con particolare riferimento alla collaborazione con il gruppo vocale e strumentale ZNAK", e apprendere la storia e la figura di Spadaro lo aveva aiutato in quei mesi ad integrare il suo lavoro di ricera e stesura.

Addison scese dall'autobus e si diresse verso il grande edificio color pompelmo che dominava la Piazza Caino Rembellari, dove la statua del grande ingegnere catanese era attorniata da colombi terrestri, oramai una specie rarissima nel 2181. Era ancora presto, e Barnaba Addison si sedette su una delle poltroncine dell'atrio, sotto il bassorilievo raffigurante Mark Zancle, a tentar di ripassare qualcosa. Ma mentre i suoi occhi correvano sul grosso libro, la sua mente passava in rassegna i momenti di quei quattro anni trascorsi in quella gloriosa facoltà. Le prime materie, "Infanzia di Rembellari", "Anagrammi 1", "Rembellari a scuola", fino alle materie più difficili, "Anagrammi 2", "Donne e motori di Rembellari", "Il rembellarismo nel XXI secolo", "Rembellari dal 1990 al 2000", "Gli anni d'oro di Caino Rembellari", ... >>

Antonio Cirillame avrebbe voluto celebrare il ventennale editoriale con la pubblicazione di una lussuosa edizione di narrativa, un'opera rigorosamente su carta. Si recò nuovamente nel suo studio e ricominciò a frugare nel suo archivio, alla ricerca di qualche opera inedita o degna di ristampa. Spadaro non aveva smesso di scrivere, anche se gli anni trascorsi in Padania (o Repubblica del Nord, che dir si voglia) gli avevano lasciato segni profondi, come era evidente dalle bozze di uno stranissimo romanzo che era giunto l'anno prima alla visione di Cirillame. Spadaro aveva scelto, non si sa quanto ironicamente, il titolo provvisorio "VA DOVE TI PORTA IL TRENO":

<< L'avventura di Felix iniziò un giorno di ottobre di qualche anno fa. "Mi sono informato, c'è un treno che parte alle...". A metà viaggio beccò lo sciopero dei ferrovieri Cisbans, Filmpans e Xifart. "Cominciamo bene..." pensò. Niente nella vita va mai liscio come l'olio, ma la vita di Felix aveva sempre la spia dell'olio accesa. Era un tipo che si spazientiva di rado, diciamo un contrattempo sì, dieci contrattempi no, e ciò non toglieva nulla al fatto che poteva spazientirsi anche più volte in una giornata...>>.

Un tale incipit bastava a Cirillame per definire impubblicabile l'opera, preferiva attendere da Spadaro migliori creazioni, ed era sinceramente convinto che questo sarebbe accaduto. Ma in quel momento non aveva per le mani nessuna novità letteraria.

Su Internet, al sito htpp://www.spacinnam.it./cirillam.hem arrivava roba di ogni tipo. Un navigatore anonimo sosteneva di aver trovato un foglio azzurrino, un modulo della "PIAGGIO & C. S.p.A." chiamato LETTERA*TRASMISSIONE*ANTICIPI*E*LETTERE*ORDINAZIONE , recante sul retro una strana lettera senza data, firmata col pennarello rosso da Caino Rembellari in persona:

<<Se avreste avuto tempo per meditare avreste certo scoperto che non è poi tanto facile nemmeno con l'aiuto di quel coso mastodontico che voi chiamate "autobotte". Non è certamente una questione moralistica, ma non vale certo la pena, tantopiù che non è affatto mutuabile come gli altri elementi di cui facevo cenno. Avendo avuto altro tempo a disposizione, potevamo tentare una terza via d'uscita, che ad un attento esame si sarebbe rivelata mostruosamente scomoda. Certo, non è andando avanti così che si può rag- giungere la meta che ci eravamo proposti ancor prima di avvertire gli altri soci, ma per il momento ciò può bastare

e non aggrava contemporaneamente altri elementi che chiunque dei vostri definirebbe scottanti. La didattica di queste selezioni a mio parere piuttosto avventate consiste nell'anteporre ciò che a un primo esame si rivelerebbe "anticoncettuale". Dopo ripetute prove comunque scoprite che l'uso dei segnali rettangolari a modulazione di ampiezza e ovviamente di frequenza non implica particolari difficoltà, basta però tenere conto delle improvvise omissioni da parte degli impiegati statali, che fanno di tutto per non rivelare la loro identità. Naturalmente gli impiegati statali di cui parliamo non sono del tipo cosciente autofinanziario rispetto alla costante ab(2Cfx2). Fatto ciò, passiamo a considerare un altro elemento che a prima vista appare insignificante, ma che col tempo esplode in tutta la sua ineluttabilità: la costante miniaturizzante, elemento sotto certi punti di vista nobile non meno dell'oro, ma dal punto di vista filosofo-pedagogico assolutamente da scartare. Non mi dilungo con queste quisquilie del tutto antiformative ai fini di una cultura laico-borghese, ma passo a considerare il fatto che queste pagine non valgono se considerate come creazione a livello basilare. Infatti più cresce l'inflazione e più non si fa cenno a particolari situazioni di ideologia dichiaratamente filo-marxista, quasi paragonabile (udite udite) a certe assurde sette nazi-maoiste ormai passate al dimenticatoio, anche negli ambienti e negli strati sociali più abbummati. E' del tuttofare che certe categorie di lavoratori si preoccupano visibilmente. Si tratta qui di affari indubbiamente poco loschi e facilmente incriminabili, che certamente farebbero gola a chi si dà disperatamente alla ricerca dell'abominevole yeti. Ciao.

Caino Rembellari >>.

Frugare nella rete non aveva mai entusiasmato particolarmente il Barone; quello che alcuni chiamavano cybermondo restava per lui proprio un altro pianeta, anche se non sconosciuto considerate le nuove attività editoriali della sua casa editrice; pur convivendo con le realtà informatiche, queste restavano per lui sempre qualcosa di alieno. Fu per questo che preferì continuare la sua ricerca nel suo archivio cartaceo, odoroso di cellulosa stagionata. Si accese una sigaretta, era uno dei pochi a conservare quest'abitudine desueta. La stragrande maggioranza delle persone che frequentava erano non fumatori o ex-fumatori, e questa era una delle tante cose che lo faceva sentire diverso; man mano che passavano gli anni era divenuto sempre più solitario, sempre meno capace di socializzare, sempre più chiuso nel suo mondo e nelle sue abitudini. Ogni tanto tentava di darsi una mossa, e iniziava a comportarsi come uno che chiede al mondo di essere ripreso a bordo, ma non erano state poche le volte che aveva potuto notare che con gli anni stava diventando sempre più invisibile, sempre più inudibile, forse sempre più inutile. Ciononostante restava sempre un ottimista, uno che credeva a quel che faceva, e le persone a lui più vicine lo amavano anche per questo, ma non è detto che lo comprendessero, che capissero cosa c'era nel suo cuore.

La cenere della sigaretta cadde sul foglio che Cirillame teneva davanti a sè, una pagina di uno dei tanti racconti pubblicati dalla Premiata Casa Editrice Barone Cirillame durante il periodo chiamato "Golden Age"; era qualcosa di particolarissimo, un opera che pochissime persone avevano potuto leggere: era stata scritta da quattro autori, i soliti Spadaro e Rembellari più Salvo Lo Zio e Plantfabius. Il titolo era: "20#9#2009".

<< ...Dalla parte opposta del Sistema, anche Eugenio Michaelson correva alla volta di Ramsete II. Il veicolo fotoionico che gli avevano messo a disposizione in verità non era granchè, tuttavia Michaelson era certo che sarebbe arrivato on un certo anticipo. Nemmeno questa sicurezza, però, riusciva a distrarlo dallo scopo della sua missione. Anche perchè di quella missione non sapeva nulla, neppure che potesse trattarsi con certezza di una missione. Per quale motivo l'uomo che col suo nome aveva reso celebre la città di Battiati poteva avere bisogno di lui, insignificante professore nella squallida università cosmica di Phobos ? Questo interrogativo continuava senza sosta a scorrere nella sua già affaticata mente ed il sangue che con violenza pulsava nelle tempie tradiva la sua apparente calma. Fu in uno di questi momenti che l'androide di turno segnalò sul radiovideo la lontana sagoma di Ramsete II. Il PIANETA POTENTE era lì davanti a lui, circondato dal suo splendido anello verde; e le sue sette lune lo circondavano come un diadema, e su tutte dominava Sfinge, il grande satellite illuminato da Star XXXII. Nel sedile accanto al suo era seduta (se così si può dire) una BOLLA del pianeta PIRVINIO che gli fece notare che nel contemplare Ramsete II il professore si era versato addosso la birra di alghe...>>.

Mentre rileggeva queste cose Antonio Cirillame rideva a voce alta da solo. In quel momento entrò nel suo studio la sua giovane figliola, Anita Cirillame.

Anita era una bellissima ragazza, giornalista di un TG di media audience; si era distinta sempre per la sua brillante intelligenza e grande forza di carattere, conduceva in TV anche un seguitissimo talk show chiamato CANVERSESCION, dove, accanto a imprenditori, artisti, poeti, intellettuali, scrittori, sedevano disgraziati, donne di malaffare, puzzoni, delinquenti, politici. Il successo della trasmissione era anche dovuto al fatto che spesso in essa erano presenti risse, sparatorie e incursioni della polizia, il tutto in diretta.

La passione di Anita erano i telefilm della serie "Star Trek". Sull'argomento era una vera esperta. Amava all'inverosimile, come milioni di persone in tutto il mondo, la serie televisiva ideata da Gene Roddenberry; non si perdeva un telefilm, un film, un libro o un articolo di rivista che parlasse di Star Trek, partecipava assiduamente alle conventions di trekkers (i fans di Star Trek), passava buona parte del suo tempo libero a rivedere registrazioni di vecchi episodi. Era anche campionessa regionale di BLINDGAME; si trattava di un campionato di videogiochi molto particolare: per i primi cinque minuti si giocava normalmente, successivamente veniva disattivato il monitor del giocatore, che continuava a giocare senza vedere un tubo, fino al GAME OVER; vinceva chi faceva più punti, l'ultima volta Anita aveva stravinto giocando una partita per 76 minuti dopo la disattivazione del video.

Il Barone era in ottimi rapporti con la figlia e con il suo compagno, Euterpe Fragolinchu, indio guatemalteco proprietario di una fabbrica di scatolette di cibo per gatti.

"Che stavi facendo, papuccio ?" esordì Anita con la sua voce squillante e armoniosa. Antonio sentì la tenerezza che lo coglieva ogni volta che rivedeva la figlia: "Stavo frugando nel mio archivio alla ricerca di qualcosa di particolare... che so... un inedito... un racconto introvabile... un capolavoro dimenticato... vorrei fare un bel libro in edizione speciale per festeggiare vent'anni di successi editoriali, Spadaro e Rembellari..."

"Ancora con quei due ?" lo interruppe Anita "A chi vuoi che interessino i loro raccontini? Se la sono cantata e suonata tra loro per anni fantasticando su società future dove uno diventava l'essere più importante dell'universo e l'altro pure. Quando avevano diciotto anni a testa potevano pure permettersi di fantasticare immaginando per se stessi e per i loro amici un futuro dove i loro nomi avrebbero occupato le pagine dei libri di storia, ma a quarant'anni non puoi scrivere che a cinquanta sarai una delle persone più importanti della terra, specialmente se nulla lascia presupporre che tu abbia imboccato la strada per far sì che questo accada..." Antonio si alzò dalla sedia e parlò a voce alta:

"Infatti quei due non scrivono più racconti del genere, ma quei racconti sono la testimonianza delle loro aspirazioni giovanili, gli universi da loro immaginati sono vivi e veri da qualche parte; in loro che, pur vivendo una realtà che secondo alcuni schemi correnti potrebbe definirsi ordinaria, sanno che così un amico ha amato immaginarli stelle di un radioso futuro, e nell'occasionale lettore che, pur sorridendo del loro stile e delle loro battute..."

Anita lo interruppe di nuovo:

"Quale occasionale lettore, papà ? Te l'ho detto e te lo ripeto: per anni hai fatto l'editore di due signori che se la cantavano e se la suonavano tra loro: quei raccontini erano regalini che si facevano per i loro compleanni, un paio di volte anche a Natale, al massimo li facevano vedere alle fidanzate, alle mogli o a quel ponchio tignoso di cui adesso non ricordo il nome..."

Antonio Cirillame scosse il capo e si sedette. Fece cenno ad Anita di tacere e parlò con voce grave:

"Sai bene che non me ne è mai importato nulla di quanta gente leggesse le pubblicazioni nostre, la cospicua fortuna dei Cirillame di Vallefugata ha fatto sì che nella nostra esistenza non dovessimo seguire il successo economico, tutta la nostra famiglia, te compresa. Anche se adesso la nostra casa editrice fattura un sacco di quattrini con le riviste di computer, sai bene che non ci è mai andata male neanche ai tempi dei raccontini dei compleanni, abbiamo venduto Enciclopedie a dispense, riviste di giardinaggio, persino libri a fumetti... ma che lustro può dare tutta questa roba? Solo la poesia e la narrativa fanno sì che una casa editrice possa dirsi tale, in questo ho sempre creduto e per questo ho agevolato Spadaro e Rembellari nel cantarsela e suonarsela per anni, per poter dire: - anch'io, Antonio Cirillame, pubblico racconti e romanzi. - . Comunque, le cose che ti ho detto già le sapevi. Ora sai anche che voglio pubblicare un'opera di narrativa per il ventennale, ma non ho trovato ancora un'idea".

"Io un'idea ce l'avrei" disse Anita "e se prometti di non interrompermi posso illustrartela subito. Ti avverto che non sarò breve". Il padre fece un cenno di assenso e Anita si mise comoda su una grande poltrona al centro della stanza; dopo trenta secondi di silenzio ad occhi chiusi, aprì gli occhi e parlò:

"Nel quarantottesimo episodio della serie "STAR TREK: The Next Generation", l'ultimo telefilm della seconda stagione, intitolato "SHADES OF GREY", in Italia "OMBRE DEL PASSATO", si narra che, in data stellare 42976.1, il Comandante William Riker, ufficiale esecutivo e comandante in seconda della nave stellare U.S.S. ENTERPRISE NCC-1701-D, venga ferito durante una missione geologica sul pianeta Surata 4. Apparentemente non è niente di grave, ma gli esami approfonditi dell'Ufficiale Medico, la dottoressa Katherine Pulasky, rivelano che in realtà un microorganismo letale e sconosciuto ha attaccato il sistema nervoso del Primo Ufficiale. Mentre il Tenente Comandante Data, l'androide, e il Tenente Geordi LaForge, l'ingegnere, scendono sul pianeta per scoprire la natura del germe, e scoprono che alcune creature rampicanti del pianeta cercano creature dal sangue caldo col puro scopo di infettarle, l'infezione progredisce nel corpo di Riker e si propaga fino al cervello. La dottoressa Pulasky intuisce che l'unico modo per mantenerlo in vita è indurre i neuroni a rimanere attivi, agendo direttamente su di loro attraverso stimoli elettrici. Le stimolazioni inducono in lui ricordi della vita passata. Sebbene in coma, Riker rivede in sogno episodi della propria vita: ...i suoi consigli al giovane Facentefunzioni di Guardiamarina Wesley Crusher su come corteggiare le ragazze... ...una sua conversazione sentimentale con il Consigliere Deanna Troi...

Il riaffiorare dei ricordi è un effetto collaterale della stimolazione dei centri encefalici e la dottoressa nota un rallentamento del propagarsi dell'infezione, forse causato dalla stimolazione, e allora prova a convogliare gli impulsi sulla zona interpretativa della corteccia cerebrale per intensificare i suoi ricordi e vedere se questo possa avere effetti sul microorganismo: ...Riker rivede la sua visita su un pianeta del sistema stellare di Rubicon, un pianeta che sembra ospitare una civiltà avanzata dedita alla bellezza e all'amore... ...rivive il suo incontro con Minuet, donna splendida e passionale ma virtuale... ...rivede la sua galante avventura con la leader di un altro mondo... ...rivede se stesso in compagnia di una bellissima ragazza, nel suo alloggio sull' Enterprise...

La Dottoressa Pulasky si accorge di aver soltanto peggiorato le cose, il tasso di crescita dei microorganismi appare raddoppiato, ma scopre che il microbo è sensibile alle azioni delle endorfine del cervello, e che l'aumento di queste è in diretto rapporto on i ricordi del Comandante, o meglio, con i sentimenti che i ricordi suscitano. Visto che processi mentali diversi producono sostanze chimiche diverse, l'Ufficiale Medico intuisce la possibilità che il microorganismo venga attratto da particolari endorfine, e che altri tipi di endorfine possano respingerlo, perciò decide di modificare le stimolazioni: cambia lo schema di corrente differenziale e William Riker... ...rivede l'uccisione del Tenente Tasha Yar, capo della Sicurezza dell'Enterprise, ad opera di una creatura mostruosa, Armus, massa gelatinosa e malvagia... ...rivede la morte di un giovanissimo amico...

L'effetto di questi ultimi ricordi del Comandante appare contrario al precedente, dunque i sentimenti negativi come la tristezza causano produzione di endorfine che impediscono la crescita del microbo, così la dottoressa cerca di isolare i ricordi di Riker capaci di indurre sentimenti negativi e così il Comandante rivede... hai Coca-Cola ?"

Antonio Cirillame sorrise: "Cos'è ? Una pausa pubblicitaria in mezzo al telefilm ?"

"Dai, papà, ho sete..."

Antonio andò in cucina e tornò nello studio dopo un minuto con una bottiglia da due litri della loro bevanda preferita e due bicchieri altissimi. Anita si dissetò e disse: "Vedo che non mi hai interrotto mai..."

"No, piccolina, ti ascolto sempre con piacere, anche quando attacchi a fare la fanatica di Star Trek, ancora non ho potuto apprezzare quale idea ti sia venuta in mente riguardo al ventennale, ma sono sicuro che..."

"Ti interrompo io, papà, abbi pazienza, riprendo il racconto, presto tutto sarà chiaro... ...il Comandante rivede un violento

duello verbale con un odioso capitano Klingon, seguito da un duro scontro fisico... ...rivede la lotta con l'Ammiraglio Quinn posseduto da una forma di vita aliena...

Elizabeth Pulasky avverte che il tasso di proliferazione dei microorganismi si sta riducendo ulteriormente. Il Consigliere Deanna Troi, che è stata sempre accanto alla Pulasky durante i drammatici tentativi per salvare le funzioni cerebrali di Riker, avverte, grazie ai suoi poteri di eredità betazoide che le permettono di sentire le emozioni degli altri, che negli ultimi due sogni il Primo Ufficiale Riker aveva sentimenti primari, di istinto di sopravvivenza. La dottoressa decide di circoscrivere ulteriormente lo schema degli impulsi, ma capisce che deve fare in fretta: se non riesce a bloccare il progredire dell'infezione William morirà entro trenta minuti.

Riker rivede se stesso paralizzato dal tocco di un terrorista alieno... ...rivive una battaglia su un pianeta arido contro un gruppo di feroci Ferengi... ...rivive la sua terribile esperienza dell'essere inghiottito, avviluppato dalla nera melmosa pelle malvagia di Armus...

La dottoressa Pulasky restringe ancora lo schema.

Riker si rivede con il Comandante Jean Luc Picard, Capitano dell'Enterprise D, a programmare l'autodistruzione della loro nave... ...vede quella volta che venne teletrasportato via da un astronave un secondo prima che esplodesse...

Insomma, l'induzione di tutti questi ricordi sgradevoli fa sì che l'infezione venga sradicata. Riker guarisce. Sigla: Pa pa pa pa parapaaaa paraparapappappa parapapaaaaa... Coca-Cola".

Anita bevve avidamente, suo padre continuò a tacere. Anita riprese: "Il telefilm che ti ho narrato ha una struttura molto particolare: per realizzarlo sono state girate solo le scene su Surata 4 e quelle in infermeria con Riker curato dalla Pulasky. Tutto il resto, tutti i ricordi di William Riker, sono spezzoni di vecchi telefilm ! E' un bell'esempio di riciclo, ma il telefilm ha la sua validità, del resto anche in un cartone animato dei Simpson vediamo Homer rivivere episodi della sua vita dopo essere stato colpito dall'esplosione di una lattina di birra agitata all'inverosimile dal figlio Bart che voleva solo fargli una scherzo... e anche lì la stessa struttura: pezzi di vecchi episodi dei Simpson compongono un cartone animato nuovo grazie a un geniale raccordo. Ecco la mia idea, qualcuno scrive un romanzo breve che raccordi pezzi di vecchi successi editoriali, magari è l'occasione per far uscire pezzi introvabili che non potrebbero trovare altra collocazione che quella della citazione en passant...Ho finito. Coca-Cola".

Antonio e Anita si dissetarono insieme e continuarono a conversare per un'ora. Quando si congedò dalla figlia, Antonio aveva le idee molto più chiare che all'inizio di quel pomeriggio, la discussione con la figlia e gli effetti benefici della Coca-Cola lo avevano stmolato a continuare la sua ricerca nell'archivio. "Ho un'idea riguardo a chi potrebbe scrivere la storia che raccordi dei vecchi pezzi di narrativa, magari potrei riprodurre per intero qualche breve racconto..." pensò.

Tra le sue mani spuntò un foglio antico di vent'anni, scritto a macchina con inchiostro blu...

<< Anche quel mattino il dottor Thompson uscì di casa presto, dopo aver ricevuto il rituale ma disgustoso bacio della moglie. Si domandava se potessero ancora esistere mariti che, dopo 36 anni di matrimonio, debbano essere baciati dalla moglie prima di andare a lavorare. Erano anni che si poneva quella domanda ogni mattino, ma quella volta imprecò molto meno del solito. Pensò che quella che stava per affrontare era una giornata diversa dalle altre, e bastava guardarsi intorno per scoprire che giornata fosse. Raramente infatti la gente indossava il vestito più bello e più nuovo, specialmente in un anno come il 1992. Anche Thompson aveva indossato l'abito più caro per lui, quel completo verde e giallo che suo figlio Beatrice gli aveva regalato quattro anni fa. Thompson entrò in un edicola e comprò il solito quotidiano. Già da tempo quel quotidiano non gli andava più, ma non aveva ancora avuto il coraggio di cambiarlo. La notizia era lì in prima pagina, sfolgorante come ogni anno, stampata con i caratteri più grossi che il quotidiano aveva a disposizione. Mentre Thompson si dirigeva verso la Compagnia Tubovie Associate per riprendere il suo normale lavoro, pensava a quando, sette anni addietro, il personaggio oggetto di quell'an- niversario veniva affermandosi non senza difficoltà. Fu un successo stentato, lui stesso lo ricorda, ma fortunatamente egli ebbe degli appoggi da parte di vecchi amici di giovinezza, altrimenti forse non avrebbe potuto segnare l'inizio di una nuova era. Un'era non condivisa da molti storici, ma i cui effetti si risentivano intimamente dentro tutti gli uomini. L'era della creatività lasciava spazio a tutti, il singolo individuo poteva esprimersi secondo i propri gusti, poteva aggregarsi alle Corporazioni Espressive, e tutto questo era tutelato da una società in perfetta armonia. Questo stato di cose era dieci anni fa il sogno di pochi individui, i quali, riunendo a sè folti gruppi di persone, riuscivano a far penetrare le loro idee fin negli ambienti più pericolosi. Ma di uno solo fu il merito di aver costruito un mondo così perfetto, ed in quel giorno l'umanità dedicava la propria attenzione a lui, a quel genio la cui fama ruppe qualsiasi confine, conquistò il cuore di numerosi popoli. Thompson era immerso in questi pensieri, quando si accorse di essere già arrivato alla fermata della tubovia. Pensò che anche la tubovia era un'espressione della nuova era, un mezzo di trasporto pubblico molto piacevole e assai più conveniente delle auto. Anche Thompson possedeva un'auto con motore a catalizzazione biotica, del tipo con funzionamento ad acqua, ma preferiva servirsi della tubovia per gli spostamenti urbani, e si sa di che genere possano essere tali spostamenti se si considera che quella città contava quattordici milioni di anime. Thompson si ricordò allora che anch'egli aveva conosciuto anni addietro il profeta che operò l'inizio della nuova era. In quel momento fu allora pervaso da un forte impulso che lo spinse a prendere la tubovia che passava nella direzione opposta e a recarsi nell'alloggio del genio. La porta era aperta e, in un giorno così importante non potevano mancare giornalisti e logogerici, tanto che la casa ne era piena. Thompson dovette avanzare a fatica fra la massa di gente che Lo circondava. Fra di essi riconobbe il Zancle, interrogato da alcuni logogerici e circondato da un alone di luce propria. Pochi metri più avanti gli apparve innanzi. Spadaro era lì, su quella memorabile poltrona, sfavillante in tutta la sua folgorante bellezza, sorridente come Thompson lo ricordava. Il suo portamento era maestoso, come maestoso era il suo genio.

Quella fu l'ultima volta che Thompson vide Spadaro dal vivo. Adesso Thompson non esiste più, giace dimenticato sotto uno spesso strato di terra.

Anche Spadaro è da tempo memorabile scomparso, ma il suo operato è ancora sotto i nostri occhi e il suo genio non vedrà mai l'ultimo giorno. >>.


PRIMA EDIZIONE: GIUGNO 1996
EDIZIONE RIVEDUTA E CORRETTA: LUGLIO 1999


IL BARONE CIRILLAME RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE HANNO CONTRIBUITO NEGLI ANNI ALLE FORTUNE DELLA PREMIATA CASA EDITRICE BARONE CIRILLAME, QUEST'OPERA E' A LORO DEDICATA.


STAR TREK & STAR TREK - THE NEXT GENERATION
are trademarks of Paramount Pictures


L'ultimo racconto citato nel testo è tratto dall'Antologia
"MOLLARE CIBERNIA", mai pubblicata in questa dimensione della realtà.