Antonio Cirillame salì faticosamente le scale
di casa, aprì la porta e posò sul divano il giornale. Si
trattava del solito quotidiano che acquistava da decenni, ma quel
giorno portava in allegato una rivista femminile, il supplemento
finanziario, il magazine con i programmi TV, una videocassetta di
aerobica, un CD-ROM sul Brasile, un libro di ricette, un album di
figurine, un'audiocassetta di Drupi, un telo da mare, un flacone
di bagnoschiuma e un barattolo di olive verdi snocciolate. "L'editoria
non è più quella di una volta!" esclamò, nonostante il
fiatone. Del resto, se c'era uno che poteva esclamare una cosa
del genere era proprio lui, il fondatore della Premiata Casa
Editrice Barone Cirillame. Ultimo discendente di una nobile
famiglia di origini borboniche, il barone aveva fortemente voluto
promuovere iniziative editoriali volte a favorire la creatività
letteraria delle giovani generazioni, pubblicando con cadenza
periodica, negli anni settanta/ottanta, opere di narrativa
originali e innovative...
Cirillame ricordava spesso "IL GUASTO", un racconto di
Caino Rembellari pubblicato il 23 ottobre 1983, dove si narrava
di un tecnico informatico, un certo Wilkinson, alle prese con un
computer confidenzialmente chiamato "la priula". O
anche "Marina? C'ero, belli!", un racconto di Francesco
Spadaro ambientato su un vecchio incrociatore. Cirillame era
rimasto tanto colpito dalla storia del marinaio Season al punto
di voler pubblicare una lunga nota editoriale all'opera in
questione.A chi sarebbero interessate oggi opere del genere?
Adesso che il Gruppo Editoriale Cirillame, oramai quasi
totalmente in mano ai suoi figli, pubblicava riviste come "Windows
per gente coi cosi" o "Macintosh per ricconi"?
Erano lontani i giorni della pubblicazione di opere come il
poliziesco "LA IENA", e il suo
seguito "CORRI BELLA IENA M.", i
più grossi successi editoriali della casa editrice del Barone
Cirillame. Antonio si diresse verso la libreria settecentesca,
dono del Prefetto di Vallefugata, e prese in mano la cartella
contenente il racconto "A MILLE COBRA NERI"... che
stile, che raffinatezze linguistiche nell'immaginare un
Rembellari settantottenne in preda ai ricordi...
"Sembrava essere un pomeriggio come gli
altri, come gli infiniti altri pomeriggi che il buon vecchio
Rembellari portava sopra le proprie spalle.
Tuttavia, il compleanno di Spadaro rompeva una lunga monotonia,
che voleva con prepotenza dominare quel languido e piovoso 23
ottobre. Rembellari si sedette stancamente di fronte al control-type
che occupava l'angolo più riservato del suo studio. Il control-type
era stato uno dei maggiori successi delle Industrie Elettroniche
Riunite, di cui Rembellari era stato un importante collaboratore,
e costituiva una delle più grosse conquiste della tecnica ,
anche perché la complessa macchina era stata realizzata in
collaborazione con l'Istituto Superiore di Cibernetica, il cui
direttore era stato Mark Zancle, amico intimo di Spadaro e dello
stesso Rembellari, misteriosamente scomparso qualche anno prima,
Prima di compiere le semplici operazioni di programmazione.
Rembellari stette per qualche istante immobile; lo sguardo era
fisso casualmente sullo psicodisegno appeso sulla parete di
fronte, l'espressione visibilmente compiaciuta. Pensò.
Rembellari pensò e ricordò, e la memoria faceva una grossa
fatica ad andare così a ritroso negli anni. La sua stanca mente
rievocava immagini distanti ma nitide e lo sguardo di Spadaro era
chiaro in quel ricordo, così come salda era l'amicizia che
legava i due: allora come cinquant'anni prima. Rembellari non era
mai stato un bell'uomo, dico fisicamente, ma, fin dal tempo della
prima amicizia con Spadaro, era da tutti riconosciuto come un
tipo simpatico, interessante, ed anche allora, a settantotto
anni, i suoi lati più comuni del carattere lasciavano
intravedere questo piacevole lato del suo carattere, rimasto
quasi intatto anche adesso che si contavano pochi capelli bianchi
sul suo capo.
L'usanza, da sempre diffusa nei rapporti tra Rembellari e
Spadaro, di scrivere fra loro dei piacevoli racconti in occasione
dei rispettivi compleanni, non cessava di ripetersi, anche
durante le situazioni più impensate: in occasione del
quarantatreesimo compleanno dì Rembellari, ad esempio, Spadaro
spedì il racconto che aveva preparato nientemeno che da
Melbourne, ove si svolgeva il congresso mondiale dei medici;
addirittura accadde che Rembellari venne scambiato per una spia
nemica, quando fu catturato dai serbo-croati in conflitto con gli
armeni del sud, i quali gli trovarono addosso qualcosa che
somigliava molto ad un messaggio scritto in codice. Anche quella
volta comunque riuscì a tirarsi fuori dai pasticci mostrando
qualcuno dei suoi eccezionali numeri,
Rembellari si guardò intorno. La porta era chiusa, e lui non
voleva che sua moglie lo infastidisse prendendolo in giro per le
sue strane manie. Si rendeva conto infatti che, coi lento passare
degli anni, Emma diventasse ogni giorno più bisbetica, più
insofferente, ma, nonostante questo fosse un pensiero insistente,
Rembellari non poteva rifiutare di ammettere l'importanza che sua
moglie aveva avuto nella sua avventurosa esistenza: non poteva
soprattutto dimenticare la fermezza d'animo che ella mostrò in
occasione della strana e repentina scomparsa del Zancle. In
quella grave circostanza le parole di conforto della moglie
furono per lui importantissime. Zancle era, come ho già detto,
direttore dell'Istituto Superiore di Cibernetica, Tutti
ricordavano la sua straordinaria figura, la sua modestia e la sua
bontà unita ad una eccezionale intelligenza che sembrava ogni
giorno rinnovarsi misteriosamente. Non avrebbe certamente mai immaginato che la sua forte inclinazione scientifica, la sua
totale indifferenza verso le rappresentanti dell'altro sesso lo
avrebbero condotto e trascinato in una situazione così delicata.
Non si seppe nulla circa la sua scomparsa: forse rapito da una
potenza straniera, forse vittima di uno dei suoi inconoscibili
esperimenti. Non si sa: la sua vita apparteneva ad un capitolo
dell'esistenza umana che uomini d'altri tempi avrebbero relegato
entro i confini della fantascienza, di quella fantascienza che
vedeva in Zancle un suo affabile cultore,
Questi pensieri si affannavano nella mente del Rembellari, mentre
questi si accingeva a preparare lo schema mentale che avrebbe
inserito nel control-type, il cui compito era quello di rendere
in caratteri grafici l'espressione più autentica e più nitida
che correva in testa a Rembellari stesso, la cui attenzione
continuava a correre dietro ai ricordi remoti d'altri tempi.
Rivide, un po' attenuata, la figura di un suo vecchio amico,
Irons. L'immagine di Irons che aveva visto appena tre mesi prima
si sovrapponeva all'insistente ricerca di un ricordo lontano nel
tempo: sguardo crudo ma supplichevole nello stesso tempo, a
testimonianza delle crudeltà cui si era trovato innanzi nel
corso dei suoi lunghi anni. Rembellari ricordava bene come Irons
avesse fallito: lui voleva ben diventare un architetto, ma una
serie di tragici avvenimenti fecero sì che egli mettesse a
frutto una innata vocazione che portava i suoi frutti già fin da
ragazzo: quella del ladro. Ma alle forze pubbliche non riuscì a
sfuggire, e fu. così che vent'anni prima aveva cominciato a
scontare una grossa pena nel carcere di Catania, proprio vicino a
quella sede che amava tanto frequentare.
Nel ricordo di questi eventi e nel compiangere la tragica sorte
di alcuni fra i suoi più cari amici. Rembellari si sentì
solidale e unito a Spadaro come non lo era mai stato prima. Fu
allora che un turbine di sentimenti, di sensazioni nuove e
vecchie, di rimembranze, di realtà, di delusioni, di passioni
ruotò vorticosamente dentro di sé. Il control-type scrisse a
grandi caratteri, su un foglio:
BUON COMPLEANNO SPADARO"
"La lettura fu interrotta
dall'arrivo di sua moglie Iolanda Cleofe Dalila Notarbartolo
Cirillame, la donna che lo accompagnava da decenni: "Sempre
a rileggere i racconti di Spadaro e Rembellari, dai, vieni in
cucina e aiutami ad apparecchiare...". Antonio posò la
cartelletta col racconto e si recò in cucina.
Iolanda aveva preparato, come sempre, un ottimo
pranzo, ma, come al solito, in tavola c'era il solito pane cotto
male che vendevano sotto casa. "Ha telefonato Fulgenzio..."
disse Iolanda -Fulgenzio era il loro primogenito-"ha detto
che le vendite del primo numero di INTERNETTONE sono
andate bene, e che vorrebbe allegare al prossimo numero un gioco
interattivo su CD che celebri vent'anni di successi editoriali,
un videogioco ad alta definizione ispirato ai romanzi "La Iena" e "La Iena 2" di Spadaro...".
Antonio Cirillame disse una parolaccia e fu
costretto a bere un bicchiere di Pinot per mandar giù l'ultima
forchettata di fusilli alle melanzane, ma non aggiunse altri
commenti alla notizia durante tutto il pranzo.
"La Iena" raccontava di un
Mark Zancle di mezza età inseguito da un misterioso assassino,
che si rivelava essere poi il Rembellari; questi non riusciva a
compiere il delitto grazie a uno Spadaro improvvisatosi detective.
Memorabili le parole con cui, nel finale, il romanzo di Spadaro
faceva rivelare, per bocca di Caino Rembellari della fiction, il
movente della sua smania omicida:
"Mark, lo sai che adesso ho un fegato artificiale? Quello
originale si è distrutto. Giorno dopo giorno. Spadaro dice che
è stato l'alcool. Ma io sono convinto che la causa sia stata
un'altra. la mia convivenza con te. Una vita a sopportarti. Sin
dai banchi di scuola. Una vita a sentire la tua risataccia da
iena. A sopportare il disordine che lasciavi. Dappertutto. E ti
gratti. E ti metti le mani dentro la camicia. E dimentichi tutto
quello che ti conviene dimenticare. E, soprattutto, sei un
imbroglione. Hai passato la vita a imbrogliare. Il fatto è che
manco te ne accorgi. Per te imbrogliare è come respirare. Dici a
uno di cominciare un lavoro che poi lo finisci tu. Poi prendi
questo lavoro e lo dai a un altro dicendo che lo hai fatto tu,
che per impegni urgentissimi te lo deve finire lui. E poi
candidamente, convinto, se il lavoro è buono sei sicuro che il
lavoro lo hai fatto tutto tu da solo. E hai le spalle pelose.
Come l'anima. E quel giorno che hai detto che l'indomani avremmo
cominciato a lavorare ad un'arma segreta. Ci siamo ritrovati
l'ufficio pieno di russi, e tu eri in Venezuela a fare i bagni di
sole. E dici che devi fare una cosa, e ne fai sempre, dico
SEMPRE, un'altra. E ti gratti. E ti infili le tue sudicissime
mani nella camicia sbottonata. E quel giorno che hai detto a
tutti di preparare il programmone per i giapponesi. Ci abbiamo
lavorato due mesi. Quando stavamo per finire, hai cambiato idea e
hai mandato a quel paese i giapponesi, buttando me e te in quella
industria di videogiochi. Che è fallita. E la finanza mi ha
cercato per un anno. A te no. Non si sa come, ma tu non c'entravi...".
La riabilitazione del personaggio Caino giunse
tre anni dopo, in un altro romanzo, "corri bella iena M.",
dove Rembellari, uscito di galera, sventava un attentato alla
vita del solito Mark, resosi inviso a un tizio a cui
scherzosamente lo scrittore Spadaro aveva voluto dare il nome del
figlio dell'editore, Fulgenzio Cirillame, deciso a eliminare il
Zancle con un "fulminatore a distanza" durante una
conferenza in cui lo scienziato che avete conosciuto nelle
precedenti citazioni letterarie (era quasi un personaggio fisso
della narrativa edita dal Barone Cirillame) illustrava un suo
rivoluzionario progetto:
"Tutti i racconti di fantascienza in
cui l'uomo si sposta per la Galassia presuppongono che abbia
scoperto come viaggiare più veloce della luce. Gli scrittori
hanno descritto i cosiddetti <<balzi
nell'IPERSPAZIO>> che consentono di andare da Sole a Sirio
in un baleno, da Terminus a Trantor,scusate la citazione
letteraria del Buon Dottore, come se non si trovassero l'uno alla
periferia, l'altro al centro della Galassia. Non sono qui per
parlare di Science Fiction, non allarmatevi. Voglio invece star
qui a ricordarvi che, non essendo ancora stato scoperto il modo
per andare di sistema solare in sistema solare senza impiegarci
moltissimi anni, se vogliamo andare in un altro sistema solare ci
dovremo appunto impiegare moltissimi anni. Per questo da tempo si
progettano città-astronavi dove gli astronauti che arrivano alla
meta sono i pronipoti di quelli che erano partiti. Ma questi
progetti vanno assai a rilento. Da troppo tempo. Motivi?
Innumerevoli. Ve ne dico alcuni. Costruire una città-astronave
è costosissimo. Una città-astronave è sempre una brutta città,
falsa, arida, fredda. Per quanto si tenti di progettarla a misura
d'uomo risulta sempre un orrore. Costoso e spaventoso. Da qui il
mio progetto. Prego, la diapositiva. Il mio progetto è semplice
e si può riassumere in una domanda: perchè tentare di costruire
una città-astronave quando possiamo trasformare in astronave una
città già esistente? Signori, se il mio progetto verrà
approvato, manderemo la città di Catania nello spazio. In soli
quindici anni Catania può essere trasformata in un mezzo capace
di affrontare gli spazi siderali, il tutto con un impiego di
materiali molto inferiore a quello necessario a costruire
astronavi che sembrino città. Quindici anni. Il tempo necessario
per fare di Catania un'immensa navicella. Un tempo in cui chi
vorrà restare sulla terra potrà abbandonare Catania, e chi vorrà
andare nello spazio potrà scegliere di divenire catanese. Così
la nostra città sarà presto popolata da gente di ogni nazione,
e nello spazio voleranno mille culture, e una sola: quella
terrestre..."
Antonio Cirillame era nervosissimo. Che suo
figlio facesse un videogame de "la iena" poteva anche
andar bene, ma non gli andava di celebrare il ventennale con una
cosa così e basta... ci voleva un'iniziativa editoriale
raffinata, qualcosa che ricordasse i bei tempi... sì, i bei
tempi... quando Caino Rembellari ogni anno dava alle stampe un
racconto... come quando nell' ottan... no, nel settan... non
riusciva a ricordare in che anno era stato pubblicato "LA
NUOVA ERA"...
<<Ormai da tanti anni il professor
Chesterson varcava quotidianamente la soglia dell'università di
Glossopshire. Il custode della facoltà, come sempre, distolse
l'attenzione dalla rivista di enigmistica che stava
distrattamente compilando e salutò Chesterson, ma
l'atteggiamento chino e pensoso del professore gli impedì di
rivolgergli le consuete e banali osservazioni del tipo "fa
freddo stamattina,vero? E pensare che ieri prometteva così bene".
Conosceva infatti Chesterson da molto tempo, e si vantava di
avere buoni rapporti con lui, tanto che il professore preferiva
spesso la sua compagnia a quella di tanti colleghi.
Chesterson entrò subito in aula, dove erano
già presenti i più fedeli studenti del suo corso. In genere
spiegava le sue lezioni di filologia storica con quella
meccanicità che materie di questo tipo richiedono, tuttavia
quella mattina era certo di interessare i suoi allievi con un
argomento che ormai era divenuto parte di sè stesso e di quella
storia nella quale era cresciuto e di cui si sentiva vivamente
partecipe.
Contrariamente alle sue normali abitudini
Chesterson non consultò l'orologio, nè fece caso ai pochi
studenti rimasti ancora distratti.
- La teoria vichiana dei corsi e ricorsi
storici - iniziò il professore - risale certamente al lontano
XVII secolo, e se inizialmente essa veniva presa in notevole
considerazione, studiata, verificata e discussa, nei secoli
successivi, diciamo dal ventesimo in poi, essa veniva citata solo
come una fra le tante idee ormai accantonate e riferite solo per
dovere di cronaca. Dopo, però, accadde qualcosa di nuovo ...-.
Chesterson salì il gradino della cattedra
e, poggiate le mani su questa, sollevò il mento, già folto di
canizie, come ostentando un gesto d'orgoglio.
- Lo faccio malvolentieri - disse - ma non
mi fermo sulla figura di Spadaro, peraltro a lungo e giustamente
esaltata negli ultimi secoli. Voglio però dire qualcosa sul
significato e sulla rappresentatività di una simile figura per
la storia del genere umano. Sappiamo che infatti ogni ciclo
storico ha avuto come protagonista uno Spadaro, fin dai tempi più
remoti. E' vero che appena vent'anni fa solo un folle avrebbe
potuto formulare una simile affermazione, ma oggi la scienza
storica trionfa. Badate, non amo lesinare questo termine, che a
qualcuno potrebbe apparire retorico. trionfa! - .
Sul volto degli studenti si leggeva una
profonda esaltazione.
- L'infallibilità di questa teoria -
proseguì Chesterson - ci garantisce che anche la nostra epoca
avrà presto il suo Spadaro -.
Più tardi il professore, al termine della
lezione, si mostro soddisfatto e pieno di sé. Era quello uno dei
pochi momenti in cui Chesterson si rendeva conto di potere
servire a qualcosa, e ciò lo rincuorava non poco. Tuttavia,
procedendo a passi lenti fra i banchi dell'aula, notò uno
studente dall'aria tutt'altro che interessata. Stava per
richiamarlo, ma forse lo studente presagì il rimprovero e sollevò
lo sguardo, che, nonostante gli occhiali, appariva malinconico e
pensoso. Chesterson notò dei banali disegnini sul suo foglio. Lo
guardò di nuovo, ebbe come un sussulto. Deglutì profondamente,
abbassò lo sguardo e uscì silenziosamente dall'aula. Era
l'inizio di una nuova era.>>
"La nuova era" rimaneva, pur essendo
trascorsi parecchi anni dalla sua pubblicazione, il capolavoro di
Caino Rembellari. Purtroppo, da un certo periodo di tempo,
Rembellari non dava alle stampe opere di letteratura, e, a dire
il vero, non era facile avere sue notizie. Una delle tante
riviste del nuovo corso della "Premiata Casa Editrice Barone
Cirillame", PICCI PICCI SOFTWARE, si era occupata
qualche mese prima di un singolarissimo programma di scrittura
ideato da Rembellari .Egli aveva individuato una particolare
nicchia di mercato, quella delle persone che, scrivendo su
computer, manifestavano una particolare intolleranza verso la
mancanza, nei loro scritti, di parole spezzate in due per andare
a capo. L'effetto ottenuto dall'invenzione di E.M. era
straordinario...
Per Antonio Cirillame era fonte di malinconia
non ricevere più racconti di Caino; l'anziano editore adorava la
prosa rembellariana, così ricca di armoniosi periodi, di
ricercatezze stilistiche, di meravigliose descrizioni di immagini
fantastiche. I racconti di Spadaro, invece, avevano uno stile
diverso, più teso verso la commedia. L'ambientazione nel futuro
e i toni apologetici erano comuni alle opere dei due autori,
anche se questi non si sentivano obbligati a usare sempre questi
clichè, e spesso i lettori erano rimasti spiazzati da
sconvolgimenti stilistici e innovazioni narrative, come, ad
esempio, in "ALT GIOCO", un lungo romanzo che Spadaro
scrisse a quattro mani con Mark Zancle nei primissimi anni '80 e
del quale non citeremo neppure una riga perchè precedenti
esperienze (vedi le annate del magazine "Spadaro News")
ci dissuadono dal farlo. Gli scritti giovanili di Spadaro non
sono tutti facilmente rintracciabili. Di "Ieri calàn
l'ombre", ad esempio, Antonio Cirillame possedeva un
manoscritto incompleto...
<< Barnaba Addison, con i libri sotto
il braccio destro e con la mano sinistra che stringeva
nervosamente il corrimano dell'affollatissimo autobus a energia
nucleare, era assonnato ed emozionato. Nella tasca della camicia
c'era il suo libretto universitario, matricola 13912 della Facoltà
di Mirabellologia dell'Università Interstellare di Nuova Catania.
Quella mattina Addison avrebbe sostenuto l'esame per l'ultima
materia del Corso di Laurea. Aveva studiato tutta la notte,
preoccupato di non ricordare i particolari della grossa e
difficile materia che aveva lasciato per ultima nel suo piano di
studi, "Spadaro nella vita di Caino Rembellari". - Ma
come? Non hai dato ancora "Spadaro"? - gli chiedevano i
colleghi - è materia di secondo anno! - . Ma Addison aveva
preferito lasciarla per ultima, del resto la tesi di laurea che
stava preparando era intitolata "Esperienze musicali di
Caino Rembellari con particolare riferimento alla collaborazione
con il gruppo vocale e strumentale ZNAK", e apprendere la
storia e la figura di Spadaro lo aveva aiutato in quei mesi ad
integrare il suo lavoro di ricera e stesura.
Addison scese dall'autobus e si diresse
verso il grande edificio color pompelmo che dominava la Piazza
Caino Rembellari, dove la statua del grande ingegnere catanese
era attorniata da colombi terrestri, oramai una specie rarissima
nel 2181. Era ancora presto, e Barnaba Addison si sedette su una
delle poltroncine dell'atrio, sotto il bassorilievo raffigurante
Mark Zancle, a tentar di ripassare qualcosa. Ma mentre i suoi
occhi correvano sul grosso libro, la sua mente passava in
rassegna i momenti di quei quattro anni trascorsi in quella
gloriosa facoltà. Le prime materie, "Infanzia di Rembellari",
"Anagrammi 1", "Rembellari a scuola", fino
alle materie più difficili, "Anagrammi 2", "Donne
e motori di Rembellari", "Il rembellarismo nel XXI
secolo", "Rembellari dal 1990 al 2000", "Gli
anni d'oro di Caino Rembellari", ... >>
Antonio Cirillame avrebbe voluto celebrare il
ventennale editoriale con la pubblicazione di una lussuosa
edizione di narrativa, un'opera rigorosamente su carta. Si recò
nuovamente nel suo studio e ricominciò a frugare nel suo
archivio, alla ricerca di qualche opera inedita o degna di
ristampa. Spadaro non aveva smesso di scrivere, anche se gli anni
trascorsi in Padania (o Repubblica del Nord, che dir si voglia)
gli avevano lasciato segni profondi, come era evidente dalle
bozze di uno stranissimo romanzo che era giunto l'anno prima alla
visione di Cirillame. Spadaro aveva scelto, non si sa quanto
ironicamente, il titolo provvisorio "VA DOVE TI PORTA IL
TRENO":
<< L'avventura di Felix iniziò un
giorno di ottobre di qualche anno fa. "Mi sono informato, c'è
un treno che parte alle...". A metà viaggio beccò lo
sciopero dei ferrovieri Cisbans, Filmpans e Xifart. "Cominciamo
bene..." pensò. Niente nella vita va mai liscio come
l'olio, ma la vita di Felix aveva sempre la spia dell'olio accesa.
Era un tipo che si spazientiva di rado, diciamo un contrattempo sì,
dieci contrattempi no, e ciò non toglieva nulla al fatto che
poteva spazientirsi anche più volte in una giornata...>>.
Un tale incipit bastava a Cirillame per
definire impubblicabile l'opera, preferiva attendere da Spadaro
migliori creazioni, ed era sinceramente convinto che questo
sarebbe accaduto. Ma in quel momento non aveva per le mani
nessuna novità letteraria.
Su Internet, al sito htpp://www.spacinnam.it./cirillam.hem arrivava roba di ogni tipo. Un navigatore anonimo
sosteneva di aver trovato un foglio azzurrino, un modulo della
"PIAGGIO & C. S.p.A." chiamato LETTERA*TRASMISSIONE*ANTICIPI*E*LETTERE*ORDINAZIONE
, recante sul retro una strana lettera senza data, firmata col
pennarello rosso da Caino Rembellari in persona:
<<Se avreste avuto tempo per meditare
avreste certo scoperto che non è poi tanto facile nemmeno con
l'aiuto di quel coso mastodontico che voi chiamate "autobotte".
Non è certamente una questione moralistica, ma non vale certo la
pena, tantopiù che non è affatto mutuabile come gli altri
elementi di cui facevo cenno. Avendo avuto altro tempo a
disposizione, potevamo tentare una terza via d'uscita, che ad un
attento esame si sarebbe rivelata mostruosamente scomoda. Certo,
non è andando avanti così che si può rag- giungere la meta che
ci eravamo proposti ancor prima di avvertire gli altri soci, ma
per il momento ciò può bastare
e non aggrava contemporaneamente altri
elementi che chiunque dei vostri definirebbe scottanti. La
didattica di queste selezioni a mio parere piuttosto avventate
consiste nell'anteporre ciò che a un primo esame si rivelerebbe
"anticoncettuale". Dopo ripetute prove comunque
scoprite che l'uso dei segnali rettangolari a modulazione di
ampiezza e ovviamente di frequenza non implica particolari
difficoltà, basta però tenere conto delle improvvise omissioni
da parte degli impiegati statali, che fanno di tutto per non
rivelare la loro identità. Naturalmente gli impiegati statali di
cui parliamo non sono del tipo cosciente autofinanziario rispetto
alla costante ab(2Cfx2). Fatto ciò, passiamo a
considerare un altro elemento che a prima vista appare
insignificante, ma che col tempo esplode in tutta la sua
ineluttabilità: la costante miniaturizzante, elemento sotto
certi punti di vista nobile non meno dell'oro, ma dal punto di
vista filosofo-pedagogico assolutamente da scartare. Non mi
dilungo con queste quisquilie del tutto antiformative ai fini di
una cultura laico-borghese, ma passo a considerare il fatto che
queste pagine non valgono se considerate come creazione a livello
basilare. Infatti più cresce l'inflazione e più non si fa cenno
a particolari situazioni di ideologia dichiaratamente filo-marxista,
quasi paragonabile (udite udite) a certe assurde sette nazi-maoiste
ormai passate al dimenticatoio, anche negli ambienti e negli
strati sociali più abbummati. E' del tuttofare che certe
categorie di lavoratori si preoccupano visibilmente. Si tratta
qui di affari indubbiamente poco loschi e facilmente
incriminabili, che certamente farebbero gola a chi si dà
disperatamente alla ricerca dell'abominevole yeti. Ciao.
Caino Rembellari >>.
Frugare nella rete non aveva mai entusiasmato
particolarmente il Barone; quello che alcuni chiamavano
cybermondo restava per lui proprio un altro pianeta, anche se non
sconosciuto considerate le nuove attività editoriali della sua
casa editrice; pur convivendo con le realtà informatiche, queste
restavano per lui sempre qualcosa di alieno. Fu per questo che
preferì continuare la sua ricerca nel suo archivio cartaceo,
odoroso di cellulosa stagionata. Si accese una sigaretta, era uno
dei pochi a conservare quest'abitudine desueta. La stragrande
maggioranza delle persone che frequentava erano non fumatori o ex-fumatori,
e questa era una delle tante cose che lo faceva sentire diverso;
man mano che passavano gli anni era divenuto sempre più
solitario, sempre meno capace di socializzare, sempre più chiuso
nel suo mondo e nelle sue abitudini. Ogni tanto tentava di darsi
una mossa, e iniziava a comportarsi come uno che chiede al mondo
di essere ripreso a bordo, ma non erano state poche le volte che
aveva potuto notare che con gli anni stava diventando sempre più
invisibile, sempre più inudibile, forse sempre più inutile.
Ciononostante restava sempre un ottimista, uno che credeva a quel
che faceva, e le persone a lui più vicine lo amavano anche per
questo, ma non è detto che lo comprendessero, che capissero cosa
c'era nel suo cuore.
La cenere della sigaretta cadde sul foglio che
Cirillame teneva davanti a sè, una pagina di uno dei tanti
racconti pubblicati dalla Premiata Casa Editrice Barone Cirillame
durante il periodo chiamato "Golden Age"; era qualcosa
di particolarissimo, un opera che pochissime persone avevano
potuto leggere: era stata scritta da quattro autori, i soliti
Spadaro e Rembellari più Salvo Lo Zio e Plantfabius. Il titolo
era: "20#9#2009".
<< ...Dalla parte opposta del Sistema,
anche Eugenio Michaelson correva alla volta di Ramsete II. Il
veicolo fotoionico che gli avevano messo a disposizione in verità
non era granchè, tuttavia Michaelson era certo che sarebbe
arrivato on un certo anticipo. Nemmeno questa sicurezza, però,
riusciva a distrarlo dallo scopo della sua missione. Anche perchè
di quella missione non sapeva nulla, neppure che potesse
trattarsi con certezza di una missione. Per quale motivo l'uomo
che col suo nome aveva reso celebre la città di Battiati poteva
avere bisogno di lui, insignificante professore nella squallida
università cosmica di Phobos ? Questo interrogativo continuava
senza sosta a scorrere nella sua già affaticata mente ed il
sangue che con violenza pulsava nelle tempie tradiva la sua
apparente calma. Fu in uno di questi momenti che l'androide di
turno segnalò sul radiovideo la lontana sagoma di Ramsete II. Il
PIANETA POTENTE era lì davanti a lui, circondato dal suo
splendido anello verde; e le sue sette lune lo circondavano come
un diadema, e su tutte dominava Sfinge, il grande satellite
illuminato da Star XXXII. Nel sedile accanto al suo era seduta (se
così si può dire) una BOLLA del pianeta PIRVINIO che gli fece
notare che nel contemplare Ramsete II il professore si era
versato addosso la birra di alghe...>>.
Mentre rileggeva queste cose Antonio Cirillame
rideva a voce alta da solo. In quel momento entrò nel suo studio
la sua giovane figliola, Anita Cirillame.
Anita era una bellissima ragazza, giornalista
di un TG di media audience; si era distinta sempre per la sua
brillante intelligenza e grande forza di carattere, conduceva in
TV anche un seguitissimo talk show chiamato CANVERSESCION, dove,
accanto a imprenditori, artisti, poeti, intellettuali, scrittori,
sedevano disgraziati, donne di malaffare, puzzoni, delinquenti,
politici. Il successo della trasmissione era anche dovuto al
fatto che spesso in essa erano presenti risse, sparatorie e
incursioni della polizia, il tutto in diretta.
La passione di Anita erano i telefilm della
serie "Star Trek". Sull'argomento era una vera esperta.
Amava all'inverosimile, come milioni di persone in tutto il
mondo, la serie televisiva ideata da Gene Roddenberry; non si
perdeva un telefilm, un film, un libro o un articolo di rivista
che parlasse di Star Trek, partecipava assiduamente alle
conventions di trekkers (i fans di Star Trek), passava buona
parte del suo tempo libero a rivedere registrazioni di vecchi
episodi. Era anche campionessa regionale di BLINDGAME; si
trattava di un campionato di videogiochi molto particolare: per i
primi cinque minuti si giocava normalmente, successivamente
veniva disattivato il monitor del giocatore, che continuava a
giocare senza vedere un tubo, fino al GAME OVER; vinceva chi
faceva più punti, l'ultima volta Anita aveva stravinto giocando
una partita per 76 minuti dopo la disattivazione del video.
Il Barone era in ottimi rapporti con la figlia
e con il suo compagno, Euterpe Fragolinchu, indio guatemalteco
proprietario di una fabbrica di scatolette di cibo per gatti.
"Che stavi facendo, papuccio ?" esordì
Anita con la sua voce squillante e armoniosa. Antonio sentì la
tenerezza che lo coglieva ogni volta che rivedeva la figlia:
"Stavo frugando nel mio archivio alla ricerca di qualcosa di
particolare... che so... un inedito... un racconto introvabile...
un capolavoro dimenticato... vorrei fare un bel libro in edizione
speciale per festeggiare vent'anni di successi editoriali,
Spadaro e Rembellari..."
"Ancora con quei due ?" lo interruppe
Anita "A chi vuoi che interessino i loro raccontini? Se la
sono cantata e suonata tra loro per anni fantasticando su società
future dove uno diventava l'essere più importante dell'universo
e l'altro pure. Quando avevano diciotto anni a testa potevano
pure permettersi di fantasticare immaginando per se stessi e per
i loro amici un futuro dove i loro nomi avrebbero occupato le
pagine dei libri di storia, ma a quarant'anni non puoi scrivere
che a cinquanta sarai una delle persone più importanti della
terra, specialmente se nulla lascia presupporre che tu abbia
imboccato la strada per far sì che questo accada..."
Antonio si alzò dalla sedia e parlò a voce alta:
"Infatti quei due non scrivono più
racconti del genere, ma quei racconti sono la testimonianza delle
loro aspirazioni giovanili, gli universi da loro immaginati sono
vivi e veri da qualche parte; in loro che, pur vivendo una realtà
che secondo alcuni schemi correnti potrebbe definirsi ordinaria,
sanno che così un amico ha amato immaginarli stelle di un
radioso futuro, e nell'occasionale lettore che, pur sorridendo
del loro stile e delle loro battute..."
Anita lo interruppe di nuovo:
"Quale occasionale lettore, papà ? Te
l'ho detto e te lo ripeto: per anni hai fatto l'editore di due
signori che se la cantavano e se la suonavano tra loro: quei
raccontini erano regalini che si facevano per i loro compleanni,
un paio di volte anche a Natale, al massimo li facevano vedere
alle fidanzate, alle mogli o a quel ponchio tignoso di cui adesso
non ricordo il nome..."
Antonio Cirillame scosse il capo e si sedette.
Fece cenno ad Anita di tacere e parlò con voce grave:
"Sai bene che non me ne è mai importato
nulla di quanta gente leggesse le pubblicazioni nostre, la
cospicua fortuna dei Cirillame di Vallefugata ha fatto sì che
nella nostra esistenza non dovessimo seguire il successo
economico, tutta la nostra famiglia, te compresa. Anche se adesso
la nostra casa editrice fattura un sacco di quattrini con le
riviste di computer, sai bene che non ci è mai andata male
neanche ai tempi dei raccontini dei compleanni, abbiamo venduto
Enciclopedie a dispense, riviste di giardinaggio, persino libri a
fumetti... ma che lustro può dare tutta questa roba? Solo la
poesia e la narrativa fanno sì che una casa editrice possa dirsi
tale, in questo ho sempre creduto e per questo ho agevolato
Spadaro e Rembellari nel cantarsela e suonarsela per anni, per
poter dire: - anch'io, Antonio Cirillame, pubblico racconti e
romanzi. - . Comunque, le cose che ti ho detto già le sapevi.
Ora sai anche che voglio pubblicare un'opera di narrativa per il
ventennale, ma non ho trovato ancora un'idea".
"Io un'idea ce l'avrei" disse Anita
"e se prometti di non interrompermi posso illustrartela
subito. Ti avverto che non sarò breve". Il padre fece un
cenno di assenso e Anita si mise comoda su una grande poltrona al
centro della stanza; dopo trenta secondi di silenzio ad occhi
chiusi, aprì gli occhi e parlò:
"Nel quarantottesimo episodio della serie
"STAR TREK: The Next Generation", l'ultimo telefilm
della seconda stagione, intitolato "SHADES OF GREY", in
Italia "OMBRE DEL PASSATO", si narra che, in data
stellare 42976.1, il Comandante William Riker, ufficiale
esecutivo e comandante in seconda della nave stellare U.S.S.
ENTERPRISE NCC-1701-D, venga ferito durante una missione
geologica sul pianeta Surata 4. Apparentemente non è niente di
grave, ma gli esami approfonditi dell'Ufficiale Medico, la
dottoressa Katherine Pulasky, rivelano che in realtà un
microorganismo letale e sconosciuto ha attaccato il sistema
nervoso del Primo Ufficiale. Mentre il Tenente Comandante Data,
l'androide, e il Tenente Geordi LaForge, l'ingegnere, scendono
sul pianeta per scoprire la natura del germe, e scoprono che
alcune creature rampicanti del pianeta cercano creature dal
sangue caldo col puro scopo di infettarle, l'infezione
progredisce nel corpo di Riker e si propaga fino al cervello. La
dottoressa Pulasky intuisce che l'unico modo per mantenerlo in
vita è indurre i neuroni a rimanere attivi, agendo direttamente
su di loro attraverso stimoli elettrici. Le stimolazioni inducono
in lui ricordi della vita passata. Sebbene in coma, Riker rivede
in sogno episodi della propria vita: ...i suoi consigli al
giovane Facentefunzioni di Guardiamarina Wesley Crusher su come
corteggiare le ragazze... ...una sua conversazione sentimentale
con il Consigliere Deanna Troi...
Il riaffiorare dei ricordi è un effetto
collaterale della stimolazione dei centri encefalici e la
dottoressa nota un rallentamento del propagarsi dell'infezione,
forse causato dalla stimolazione, e allora prova a convogliare
gli impulsi sulla zona interpretativa della corteccia cerebrale
per intensificare i suoi ricordi e vedere se questo possa avere
effetti sul microorganismo: ...Riker rivede la sua visita su un
pianeta del sistema stellare di Rubicon, un pianeta che sembra
ospitare una civiltà avanzata dedita alla bellezza e all'amore...
...rivive il suo incontro con Minuet, donna splendida e
passionale ma virtuale... ...rivede la sua galante avventura con
la leader di un altro mondo... ...rivede se stesso in compagnia
di una bellissima ragazza, nel suo alloggio sull' Enterprise...
La Dottoressa Pulasky si accorge di aver
soltanto peggiorato le cose, il tasso di crescita dei
microorganismi appare raddoppiato, ma scopre che il microbo è
sensibile alle azioni delle endorfine del cervello, e che
l'aumento di queste è in diretto rapporto on i ricordi del
Comandante, o meglio, con i sentimenti che i ricordi suscitano.
Visto che processi mentali diversi producono sostanze chimiche
diverse, l'Ufficiale Medico intuisce la possibilità che il
microorganismo venga attratto da particolari endorfine, e che
altri tipi di endorfine possano respingerlo, perciò decide di
modificare le stimolazioni: cambia lo schema di corrente
differenziale e William Riker... ...rivede l'uccisione del
Tenente Tasha Yar, capo della Sicurezza dell'Enterprise, ad opera
di una creatura mostruosa, Armus, massa gelatinosa e malvagia...
...rivede la morte di un giovanissimo amico...
L'effetto di questi ultimi ricordi del
Comandante appare contrario al precedente, dunque i sentimenti
negativi come la tristezza causano produzione di endorfine che
impediscono la crescita del microbo, così la dottoressa cerca di
isolare i ricordi di Riker capaci di indurre sentimenti negativi
e così il Comandante rivede... hai Coca-Cola ?"
Antonio Cirillame sorrise: "Cos'è ? Una
pausa pubblicitaria in mezzo al telefilm ?"
"Dai, papà, ho sete..."
Antonio andò in cucina e tornò nello studio
dopo un minuto con una bottiglia da due litri della loro bevanda
preferita e due bicchieri altissimi. Anita si dissetò e disse:
"Vedo che non mi hai interrotto mai..."
"No, piccolina, ti ascolto sempre con
piacere, anche quando attacchi a fare la fanatica di Star Trek,
ancora non ho potuto apprezzare quale idea ti sia venuta in mente
riguardo al ventennale, ma sono sicuro che..."
"Ti interrompo io, papà, abbi pazienza,
riprendo il racconto, presto tutto sarà chiaro... ...il
Comandante rivede un violento
duello verbale con un odioso capitano Klingon,
seguito da un duro scontro fisico... ...rivede la lotta con
l'Ammiraglio Quinn posseduto da una forma di vita aliena...
Elizabeth Pulasky avverte che il tasso di
proliferazione dei microorganismi si sta riducendo ulteriormente.
Il Consigliere Deanna Troi, che è stata sempre accanto alla
Pulasky durante i drammatici tentativi per salvare le funzioni
cerebrali di Riker, avverte, grazie ai suoi poteri di eredità
betazoide che le permettono di sentire le emozioni degli altri,
che negli ultimi due sogni il Primo Ufficiale Riker aveva
sentimenti primari, di istinto di sopravvivenza. La dottoressa
decide di circoscrivere ulteriormente lo schema degli impulsi, ma
capisce che deve fare in fretta: se non riesce a bloccare il
progredire dell'infezione William morirà entro trenta minuti.
Riker rivede se stesso paralizzato dal tocco di
un terrorista alieno... ...rivive una battaglia su un pianeta
arido contro un gruppo di feroci Ferengi... ...rivive la sua
terribile esperienza dell'essere inghiottito, avviluppato dalla
nera melmosa pelle malvagia di Armus...
La dottoressa Pulasky restringe ancora lo
schema.
Riker si rivede con il Comandante Jean Luc
Picard, Capitano dell'Enterprise D, a programmare
l'autodistruzione della loro nave... ...vede quella volta che
venne teletrasportato via da un astronave un secondo prima che
esplodesse...
Insomma, l'induzione di tutti questi ricordi
sgradevoli fa sì che l'infezione venga sradicata. Riker guarisce.
Sigla: Pa pa pa pa parapaaaa paraparapappappa parapapaaaaa...
Coca-Cola".
Anita bevve avidamente, suo padre continuò a
tacere. Anita riprese: "Il telefilm che ti ho narrato ha una
struttura molto particolare: per realizzarlo sono state girate
solo le scene su Surata 4 e quelle in infermeria con Riker curato
dalla Pulasky. Tutto il resto, tutti i ricordi di William Riker,
sono spezzoni di vecchi telefilm ! E' un bell'esempio di riciclo,
ma il telefilm ha la sua validità, del resto anche in un cartone
animato dei Simpson vediamo Homer rivivere
episodi della sua vita dopo essere stato colpito dall'esplosione
di una lattina di birra agitata all'inverosimile dal figlio Bart
che voleva solo fargli una scherzo... e anche lì la stessa
struttura: pezzi di vecchi episodi dei Simpson compongono un
cartone animato nuovo grazie a un geniale raccordo. Ecco la mia
idea, qualcuno scrive un romanzo breve che raccordi pezzi di
vecchi successi editoriali, magari è l'occasione per far uscire
pezzi introvabili che non potrebbero trovare altra collocazione
che quella della citazione en passant...Ho finito. Coca-Cola".
Antonio e Anita si dissetarono insieme e
continuarono a conversare per un'ora. Quando si congedò dalla
figlia, Antonio aveva le idee molto più chiare che all'inizio di
quel pomeriggio, la discussione con la figlia e gli effetti
benefici della Coca-Cola lo avevano stmolato a continuare la sua
ricerca nell'archivio. "Ho un'idea riguardo a chi potrebbe
scrivere la storia che raccordi dei vecchi pezzi di narrativa,
magari potrei riprodurre per intero qualche breve racconto..."
pensò.
Tra le sue mani spuntò un foglio antico di
vent'anni, scritto a macchina con inchiostro blu...
<< Anche quel mattino il dottor
Thompson uscì di casa presto, dopo aver ricevuto il rituale ma
disgustoso bacio della moglie. Si domandava se potessero ancora
esistere mariti che, dopo 36 anni di matrimonio, debbano essere
baciati dalla moglie prima di andare a lavorare. Erano anni che
si poneva quella domanda ogni mattino, ma quella volta imprecò
molto meno del solito. Pensò che quella che stava per affrontare
era una giornata diversa dalle altre, e bastava guardarsi intorno
per scoprire che giornata fosse. Raramente infatti la gente
indossava il vestito più bello e più nuovo, specialmente in un
anno come il 1992. Anche Thompson aveva indossato l'abito più
caro per lui, quel completo verde e giallo che suo figlio
Beatrice gli aveva regalato quattro anni fa. Thompson entrò in
un edicola e comprò il solito quotidiano. Già da tempo quel
quotidiano non gli andava più, ma non aveva ancora avuto il
coraggio di cambiarlo. La notizia era lì in prima pagina,
sfolgorante come ogni anno, stampata con i caratteri più grossi
che il quotidiano aveva a disposizione. Mentre Thompson si
dirigeva verso la Compagnia Tubovie Associate per riprendere il
suo normale lavoro, pensava a quando, sette anni addietro, il
personaggio oggetto di quell'an- niversario veniva affermandosi
non senza difficoltà. Fu un successo stentato, lui stesso lo
ricorda, ma fortunatamente egli ebbe degli appoggi da parte di
vecchi amici di giovinezza, altrimenti forse non avrebbe potuto
segnare l'inizio di una nuova era. Un'era non condivisa da molti
storici, ma i cui effetti si risentivano intimamente dentro tutti
gli uomini. L'era della creatività lasciava spazio a tutti, il
singolo individuo poteva esprimersi secondo i propri gusti,
poteva aggregarsi alle Corporazioni Espressive, e tutto questo
era tutelato da una società in perfetta armonia. Questo stato di
cose era dieci anni fa il sogno di pochi individui, i quali,
riunendo a sè folti gruppi di persone, riuscivano a far
penetrare le loro idee fin negli ambienti più pericolosi. Ma di
uno solo fu il merito di aver costruito un mondo così perfetto,
ed in quel giorno l'umanità dedicava la propria attenzione a
lui, a quel genio la cui fama ruppe qualsiasi confine, conquistò
il cuore di numerosi popoli. Thompson era immerso in questi
pensieri, quando si accorse di essere già arrivato alla fermata
della tubovia. Pensò che anche la tubovia era un'espressione
della nuova era, un mezzo di trasporto pubblico molto piacevole e
assai più conveniente delle auto. Anche Thompson possedeva
un'auto con motore a catalizzazione biotica, del tipo con
funzionamento ad acqua, ma preferiva servirsi della tubovia per
gli spostamenti urbani, e si sa di che genere possano essere tali
spostamenti se si considera che quella città contava quattordici
milioni di anime. Thompson si ricordò allora che anch'egli aveva
conosciuto anni addietro il profeta che operò l'inizio della
nuova era. In quel momento fu allora pervaso da un forte impulso
che lo spinse a prendere la tubovia che passava nella direzione
opposta e a recarsi nell'alloggio del genio. La porta era aperta
e, in un giorno così importante non potevano mancare giornalisti
e logogerici, tanto che la casa ne era piena. Thompson dovette
avanzare a fatica fra la massa di gente che Lo circondava. Fra di
essi riconobbe il Zancle, interrogato da alcuni logogerici e
circondato da un alone di luce propria. Pochi metri più avanti
gli apparve innanzi. Spadaro era lì, su quella memorabile
poltrona, sfavillante in tutta la sua folgorante bellezza,
sorridente come Thompson lo ricordava. Il suo portamento era
maestoso, come maestoso era il suo genio.
Quella fu l'ultima volta che Thompson vide
Spadaro dal vivo. Adesso Thompson non esiste più, giace
dimenticato sotto uno spesso strato di terra.
Anche Spadaro è da tempo memorabile
scomparso, ma il suo operato è ancora sotto i nostri occhi e il
suo genio non vedrà mai l'ultimo giorno. >>.
PRIMA
EDIZIONE: GIUGNO 1996
EDIZIONE RIVEDUTA E CORRETTA: LUGLIO 1999
IL BARONE
CIRILLAME RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE HANNO CONTRIBUITO NEGLI ANNI
ALLE FORTUNE DELLA PREMIATA CASA EDITRICE BARONE CIRILLAME,
QUEST'OPERA E' A LORO DEDICATA.
STAR TREK
& STAR TREK - THE NEXT GENERATION
are trademarks of Paramount Pictures
L'ultimo
racconto citato nel testo è tratto dall'Antologia
"MOLLARE CIBERNIA", mai pubblicata in questa dimensione
della realtà.