
Janson entrò come al solito senza bussare, la porta dell'ufficio di amministrazione della VASCA era come al solito socchiusa, cercando uno spazio libero sulla scrivania onde poter posare il vassoio col caffè e il sandwich di rana.
"Buon giorno, dottor..."
"Buon giorno, Janson. Hai pure un pensiero da dire?"
"Si, dottor..."
"Sentiamo pure. Lo pagherò per il suo valore."
"...quando vedo un bancone di gelati semifreddi, penso a quando ero bimbo e mi arrampicavo per scegliere tra cornetti, ghiaccioli e camillini, mi arrampicavo letteralmente sul bordo del bancone frigorifero. Ed ecco lì quell'insieme di sensazioni, l'odore della vaniglia e del cartone, il freddo sulla faccia e quella specie di fumo ghiacciato che fanno i frigidaire quando li apri.
Ora, nel bar deve lavoro io c'è uno di questi banconi, quando lo apro posso provare di nuovo tutte queste sensazioni, meno una, che io giudico la più importante, perché senza quella non è più la stessa cosa. Il fatto è che ora sono più alto di quando ero bambino e non devo più arrampicarmi...".
"Tu sei pazzo" disse l'amministratore ridendo in quella maniera agghiacciante che era il motivo per cui il dottor Zancle era soprannominato "la iena", "comunque eccoti cinquanta scudi per il caffè, 100 per il sandwich di rana e 500 per il pensiero, ... sono ormai due settimane che non fai più pensieri da 1000 scudi ..."
L' incontro mattutino con Janson era uno dei rarissimi momenti in cui Mark Zancle abbandonava il suo umore nero. I pensieri limpidi del buon giovane Janson lo distraevano dai sordidi cupi pensieri che ormai da tempo lo attanagliavano, specie da quando aveva dovuto sparire, fuggire a migliaia di chilometri da Catania, in una calda notte del XXI secolo, senza avere il tempo di preparare una valigia, neanche una 24 ore, dovette fuggire il più in fretta possibile, una volta raggiunta la certezza che uno dei suoi soci voleva ucciderlo.
Lettere anonime (IENA TI AMMAZZO), strani messaggi lasciati sul pannello Vileda, e quei cavi elettrici scoperti, e quel vecchio computer caduto giù dall'armadio passando a un millimetro dalla sua testa, e quel caffè che odorava di mandorle, e che Mark non bevve, ovviamente, perché anni di lettura di Gialli Mondadori serviranno pur a qualcosa, e l'esplosione dello scaldabagno, e i freni della Fiat TubrboDigitale sabotati, e quella volta che un intero balcone precipitò sul cofano della Fiat, e quelle telefonate notturne (IENA STAVOLTA L'HAI PASSATA LISCIA MA IO TI AMMAZZO) con quella strana vocina che poteva essere di chiunque...
Con il passare degli anni le grandi metropoli erano divenute luoghi infami e invivibili più che mai, ma quella in cui la iena era costretto a vivere e lavorare era di gran lunga assai peggiore di Catania.
Basti pensare alla VASCA, di cui Zancle era amministratore. Un gibbiune enorme ("putenza de lu gibbiuni" esclamava la iena ogni mattina quando scorgeva da lontano la VASCA, superando il canyon con la sua Ford elebitica, una esclamazione che da ragazzo udiva spesso da un suo amico prete); e un grande trampolino per automobili. Chi, stanco della vita (ed erano parecchi in quegli anni cupi gli stanchi della vita) volesse suicidarsi in maniera spettacolare non aveva che da lanciare la sua auto completa di conducente, e spesso anche di passeggeri, da quel trampolino che portava alla VASCA e alla morte.
La VASCA si era dimostrata subito un grande affare per il suo ideatore, il cavalier BERL, il pubblico pagante era sempre numeroso, il recupero dei rottami era anch'esso remunerativo data la perfetta organizzazione. Ma il dottor Zancle non amava lavorare per la VASCA. Lo faceva perché non aveva trovato di meglio in quella sporca città, e spesso ripensava con nostalgia ai grandi successi che in Italia aveva raggiunto con la sua MEGAMICROINFORMATICA ....
Sembrava una giornata come tante altre, ma non doveva essere così. Alle cinque e un quarto del pomeriggio Mark Zancle lasciava gli uffici della VASCA e si dirigeva a piedi verso il suo appartamento, situato a tre isolati dalla VASCA.
Durante il tragitto guardava per terra oppure osservava le vetrine dei negozi, raramente rivolgeva la sua attenzione alla fila delle automobili che si dirigeva verso la VASCA.
Ma quel pomeriggio la coda dell'occhio della iena scorse una automobile diversa dalle altre: era rarissimo vedere una Asimov in quella città. Fu così che si voltò e, pur senza fermarsi, guardò verso l'automobi1e. Un brivido lo colse. "No, non è possibile, ... una allucinazione, ... no, è uno che gli somiglia... però sarebbe assurdo, ... del resto lui possiede una Asimov come quella, vai a trovare uno che gli somiglia come una goccia d'acqua e ha pure una macchina come la sua, ... ma se sono anni che non lo vedo, NON E' LUI".
Si fermò come paralizzato. I loro sguardi si incontrarono.
"E' LUI, porca miseria, è lui!"
Si avvicinò alla lucida bianca Asimov di Spadaro.
Il finestrino della Asimov di Spadaro era aperto. Il grande clinico fumava una sigaretta e parlava da solo, fissando la massiccia figura di Mark Zancle che si avvicinava a lui. I due da ragazzi erano stati molto amici, avevano inventato assieme giochi incredibili, racconti allucinanti, giornaletti sorprendenti, si erano a lungo vantati di aver scritto Guerre Stellari anni prima che uscisse il film di Lucas, Spadaro mandava a Zancle lettere di un misterioso Dominamondi che voleva annettere il Sistema Solere al suo dominio galattico, Zancle rispondeva prendendo le parti del Sistema Solare immedesimandosi via via nelle diverse civiltà che lo popolavano nel corso degli Eoni. Diverse Uova di Pasqua Spadaro aveva regalato a Mark; un numero incredibile di penne e matite Zancle, che allora veniva chiamato "il ponkio", aveva rubato a Spadaro. Quanti anni erano passati!
"Che fai qui?" chiese Zancle, e rise.
"Non ridere così" disse Spadaro "lo sai che mi fa impressione."
"Ti ho fatto una domanda."
"Che domanda?"
"Che fai qui? Che sei venuto a fare?"
"Un salto - virgola - fatti miei."
"Se proprio devi fare un salto posso darti la mia automobile, è un peccato distruggere così una Asimov. Perché non rimandi e andiamo a bere qualcosa a quel bar?"
"Perché no? Avevo giusto sete, iena".
Il bar era tutto azzurro chiaro.
Dietro il banco c'era Janson.
Dietro Janson c'era un televisore.
Janson spense il televisore.
Spadaro disse: "I televisori che fanno adesso sono bellissimi, ti fanno vedere le cose come se fossero veramente lì, davanti a te. Ma quando li spegni non resta quel puntino luminoso al centro. Quando ero piccolo c'erano solo i televisori in bianco e nero, e c'erano solo due canali, in Italia. Ma quando spegnevi la TV restava un puntino luminoso al centro dello schermo. E uno restava a guardare quel puntino, ed era uno spettacolo misterioso. E' inimmaginabile pensare quante cose c'erano in quel puntino per la fantasia di un bambino. Oggi puoi comprare televisori meravigliosi di ogni tipo. Ma non ne trovi mai di quelli che quando li spegni fanno il puntino" .
Janson disse "Dottor Zancle, il suo amico ha fatto un pensiero da 1000 scudi ..."
"Si, lo so" rispose la iena "ma lui non ha bisogno di scudi. E' uno degli uomini più ricchi del mondo".
"Voglio una Ceci Cola col limone, mi fa passare il mal di testa" disse Spadaro.
Zancle afferrò da un vassoio un sandwich di lombrichi, e lo divorò.
"Scioper scioperi manifestazioni.
E che porcheria è
io e te camminavamo sull'erba
ma l'erba dov'è?
e dov'è la terza possibilità ?"
Erano alcuni versi di una canzone di D. Irons, diffusi in quel momento dagli altoparlanti d'oro della Asimov di Spadaro, dove egli era seduto al posto di guida. Accanto a lui c'era Zancle, che dopo una risata da iena mormorò: "Che fa Irons oltre a scrivere e cantare queste porcherie che ci tocca ascoltare alla radio e che fanno sempre in TV con quegli orribili effluVideo?"
"Ha una impresa di restauro, e dopo IL GRANDE DISASTRO ha un sacco di lavoro, ma trova sempre il tempo per la musica".
"Perché tu questa la chiami musica...".
Spadaro spense l'autoradio e guardò in faccia la iena. Gli levò una formica dalla guancia e gli chiese a bruciapelo:
"Pensi mai di tornare a Catania? "
"Spesso" rispose la iena "specie la domenica pomeriggio, MA SAI BENE che nella nostra simpatica città c'è un misterioso individuo che vuole uccidermi".
"Ma tu perché sei fuggito anziché cercare di scoprire il colpevole?"
"Sai bene che la polizia ha altro a cui pensare dopo IL GRANDE DISASTRO. Avevo pensato di fare indagini da solo, ma mi sono presto reso conto che avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse, ma non potevo fidarmi di nessuno, porca miseria"
"E io che ci sto a fare?" disse Spadaro "Perché credi che sia venuto in questa orribile città? In due, armati, e con occhi bene aperti, potremmo venire a capo di questa maledetta faccenda. Andiamo a Catania?"
"Fai presto tu. Io non sono Kojak e tu non sei Ellery Queen"
"Vorresti restare in questa fetida subcittà a far quadrare i conti di una gebbia dove la gente si va ad ammazzare dando spettacolo? Vuoi finire i tuoi giorni senza mai più fare un bagno ad Aci Castello?"
Zancle sudava. Molto più del solito. Anche per tutto il gin che continuava a servirsi dal frigobar dell'auto di Spadaro.
Dopo un lungo silenzio, e dopo otto bicchierini, la iena disse fra i denti: "Perché faresti questo, esponendoti a gravi rischi e perdendo un sacco di tempo che sottrarresti alle tue megacliniche ?"
Spadaro mandò un cerchio di fumo dalla bocca. Poi, spegnendo la sigaretta, disse a voce alta e con sicurezza: "Perché spero che dopo ci facciano un film".
Una Asimov bianca targata CT 98J57K711223 saliva sul lightjet per Catania. A bordo c'erano un professore con la barba grigia e il naso grosso e il suo vecchio amico alto, robusto e curvo, che aveva appena rassegnato le sue dimissioni dalla Società della VASCA.
Il lightjet giunse a Catania 54 secondi dopo. Zancle indossava una camicia verde a fiorellini rosa e portava un paio di occhiali scuri. Spadaro era come sempre elegantissimo. C'era molto vento all'astroporto di Fontana Rossa.
Era una sera di luna piena.
Karl era seduto di fronte alla 3DTV. Sudava molto e il suo battito cardiaco aveva la frequenza 120. Un morbido accappatoio copriva la sua folta peluria. Tutti sapevano che lui era molto peloso, ma nessuno conosceva il fatto che questa sua apparentemente banale caratteristica nascondesse un terribile segreto. Sentì come una morsa alla schiena. Dopo tantissimi anni non si era ancora abituato a questi attacchi. Quando suonarono alla porta i suoi peli si erano già drizzati e induriti. Andò ad aprire e si trovò davanti Spadaro e Zancle.
"Mark!" urlò con una voce rauca che non era la sua abituale voce. Quasi ruttando disse: "DOVE ... dove eri sparito?" Detto questo lanciò un urlo bestiale e si buttò a terra. Si dibattè al suolo ed ebbe il tempo di urlare: "Andate via, sono un licantropo, fuggite o vi farò del male contro la mia volontà!". Si rialzò che sembrava un lupo. Si avventò su Spadaro che prontamente lo infilzò con una SPEEDsiringa all' UltraMorfone. Karl cadde a terra in un profondo sonno.
In ascensore Spadaro disse: "Elementare, Watson, il possibile assassino non poteva essere lui. Non ci avrebbe avvertiti. Avrebbe anzi colto l'occasione della sua beluina ferocia e sovrumana forza per farci fuori. Senza fare storie".
"Meno uno!" grugnì la iena.
L' "UGO BEECK" era uno strano mezzo di trasporto. A metà tra l'elicottero e lo shuttle, portava il nome del suo inventore, il quale, dopo aver diretto per sei mesi la ditta che produceva gli UGOB (così venivano chiamati in Europa), aveva venduto tutto ai libici ed era andato in India per lanciare su scala industriale le crispelle di riso "uso Benedettini" in tutto l'oriente.
Gli ugob andavano su e giù per l'Italia, sia con rotte prefissate sia come ugotaxi.
Spadaro e la iena salirono su uno di questi macinini all'Ugoporto (è orribile, sembra il nome di un cugino di Paola Porto ma purtroppo era questo il nome della aerostazione per gli ugob) e dissero all'Ugotassista (che non è l'augurio di ricevere assistenza da Beeck, ma il guidatore di Ugotaxi) che sonnecchiava col mento sulla spia dell'olio: "Ci porti all'aerostazione di Perugia".
L'Ugotassista, che si chiamava Santo Marzà, si rizzò sul sedile, fece un rutto e mise in moto.
"Da quanto tempo non vai in Umbria?" chiese Zancle al Prof. Spadaro.
"E a te che te ne frega?" rispose Spadaro stappando una bottiglia di Ceci Cola. Queste erano ormai rarissime, tutti chiedevano lattine, ma Spadaro e pochi altri eletti sapevano che la Ceci in bottiglia è la più buona.
Santo Marzà scese dall'ugob con Spadaro e la Iena e disse con voce rauca; "UNNATAGGHIRI UORA? (DOVE DOVETE ANDARE ADESSO?)"
"A Passignano sul Trasimeno" fecero in coro.
"VICCIPOTTOIU'CCAMACHINA" (SE VOLETE POSSO IVI CONDURVI TRASPORTANDOVI CON UNA AUTOMOBILE)".
"Grazie, va bene" risposero i due come se una volta tanto andassero d'accordo su qualcosa. Ma il fatto era che entrambi erano soprappensiero. Mark Zancle non vedeva Plantfabius (che era appunto l'umbro che quel giorno cercavano) da molto tempo prima di fuggire da Catania, e sospettava che Plantfabius fosse sparito per poter meglio tramare nell'ombra contro di lui. Spadaro pensava a quando, da giovinetto, era venuto in Umbria per far visita a Plantfabius. Pensava a un giro in pedalò, a una pennichella pomeridiana, ah l'Umbria, l'Umbria...
Plantfabius stava seduto in terrazza.
"Oh Margareth!!!" esclamò Plantfabius abbracciando Mark Zancle. E poi: "grazie, Spadaro, per aver portato qui Margareth, sentivo voci nell'aria venire, in questo caldo ottocento mentre il fango diveniva oro. Meno male che di piedi ne ho sei. Sesso sesso".
In quel momento giunse sulla terrazza una donna dall'aria mesta: "Papà è così dal giorno in cui scoppiò la centrale nucleare di Pinerolo. Lui si trovava in un cinema 3D a luce rossa a pochi chilometri dalla centrale. Da allora non si capisce quello che dice e sta tutto il giorno a non fare niente".
Plantfabius guardò ancora la iena: "Margareth, questa è la mia piccola Ursula. Fuori Ferdinando che ha trafugato le grazie e le cicale cicale cicale. E non potranno più mettere piede in America del sud. Yeah. Jackson. E TU. Sesso sesso"
Ursula portò un vassoio con della Ceci Cola. Era in lattina ma Spadaro 1'apprezzò ugualmente. Zancle mormorò "II disastro di Pinerolo accadde mesi prima della mia fuga da Catania. Ecco perché Plantfabius era sparito, non per nuocermi nell'ombra ma perché era trasuto pazzo..."
"...e lo abbiamo portato qui" aggiunse Ursula "nel suo paese natale, nella speranza che l'aria umbra possa guarirlo..."
Plantfabius raccolse da terra una lucertola morta e la ingoiò. Che schifo, direte voi, ma poi vi andate a vedere i film di Dario Argento.
"Buonissima!" disse "Servono alibi? decisioni gratuite? Carri merci ? Agenti assicurativi? Sono le diciassette e ventuno. Bevete Ceci Cola. Tutto va meglio con Ceci Cola. Il miglior ristoro. Things go better with Coke. Sesso sesso".
"Andiamo" fece Spadaro alzandosi dalla seggiola di vimini.
"Si" disse la iena, quando nell'Umbria calava la sera, quando nel cielo apparivan le stelle, quando giungeva la cena e il riposo, per aspettare che il sole tornasse...
La iena pensava che era tutto solo una gran camurria. Che non sarebbero venuti a capo di niente. In tantissimi anni, se c'era una cosa che lui non aveva mai fatto era questa: dare retta a Spadaro. Ma che gli era preso a quello? Da giovane non era così. Adesso erano di nuovo a Catania, sotto la casa dell'Ingegner Turi Gus.
"E perché mai Gus avrebbe dovuto ammazzarmi?"
"E perché no?" disse Spadaro "chiunque ammazzerebbe chiunque, con un bel movente".
Salirono con l'ascensore. Che strano ascensore era quello! Musica assordante, e quadretti di puffi dappertutto. E uno strano odore, come di pizza al cioccolato.
Gus indossava una polo, un paio di calzoni grigi, scarpe nere di vitello. Come sempre.
"Oh SpaSpadaro ZaZancle! Chepiacerivedervi!"
Li fece accomodare. "Ora dico a Carmè di portarvi un chinottino!"
"Sai, S. con Mark siamo stati da Karl e lo abbiamo trovato licantropo. Plantfabius invece è impazzito, Irons fa canzoni di successo e miliardi coi restauri, Beeck vende crispelle a Calcutta, ma la cosa più terribile è vedere te. Come sei rimasto Gus!"
La iena dava le spalle alla finestra.
"Son contento di quello che mi dici carospadarosai? Ancheseadessoilmondoèpieno di strstr strani apparecchicostruiti da me e di club di fanatici intitolati a mio nome, il susu successo no mi ha cambiato. Sto per lanciare sul mercato il MEGAROBOTURI, l'automatico che fa il purè. E stura i lavandini. E scrive canzoni. E canta. E stona. E offre chinotti. E birra. E fa i gelati. E distilla liquori. E si preoccupa per voi. E guarda se l'antifurto è attaccato. E poi va a riguardare un'altra volta. E un'altra. E ride. Ride. E fa domande. E dice "Senz'altro".
Ci sono quelli che leggono i libri in fretta. E saltano frasi importanti. Questi qua non si sono accorti che qualche rigo più su stava scritto: "la iena dava le spalle alla finestra".
Ora , mentre Gus finiva di illustrare la sua grande invenzione, un colpo di bazooka passò sopra la spalla sinistra della iena, e andò a conficcarsi nella libreria di Gus, piena di libri che lui non aveva mai letto.
"BUTTATI GIU'" urlò Gus.
E stettero lì per terra come formiche morte. Gus premette un piccolo bottone e tutte le finestre si serrarono a prova di bomba.
"TI E' ANDATA MALE ANCHE STAVOLTA, GUS ! NON SEI NEPPURE CAPACE DI AMMAZZARM!!! E SI' CHE SONO UN BERSAGLIO FACILE ! AMPIO E INGOMBRANTE!" urlò Mark ridacchiando da iena.
"SPIE spiegati tico tico tico cosa vorresti dire? Perché mai avrei dovuto tentare un omimimicidio? E poi se io sono qui come avrei fatto a spapaspaspararti spararti un colpo dal papapalazzo di fronte?"
"Qualcuno dei tuoi fottutissimi robottini!"
"Ma se sono tutti positronici! Non possono nuocere a un essere umano! Chiedi a Susan Calvin se vuoi!"
La iena si alzò: "Qui non sto al sicuro. Torno alla VASCA. Anzi no. Non ci posso tornare più perché mi verreste a cercare lì... comunque sparirò di nuovo".
Era passata una settimana dal giorno in cui la iena era andato via da casa di S. Gus, senza dare più sue notizie. Spadaro era seduto a un tavolino di una gelateria siciliana. Davanti a lui c'era una granita all'ananas e un bicchiere di Ceci-Cola. Avanti a questi c'era un portacenere. E subito dopo un gelato di nocciola pronto per essere divorato dalla persona che stava seduta di fronte a Spadaro:
"Spadaro, hai visto come mi ha guardata il cameriere?"
"Terry, ti ha guardata come tutti i camerieri guardano tutti i clienti. E poi ha trent'anni meno di te"
"E che vuol dire? Vi conosco voi uomini..."
"Bene, allora, prima che pensi qualcos'altro è meglio che ti dica subito perchè ti ho chiesto un appuntamento: sto indagando sulla sparizione della iena"
"...di chi ? "
"Di Mark Zancle. Ne sai qualcosa?"
"Si, è alto, robusto, peloso..."
"Vaglio sapere se hai idea di dove sia"
"Ho incontrato Karl alla Birreria del Maiale impiccato, e mi ha detto che Zancle era in città. Questo una decina di giorni fa. Hai visto che quel. signore di quel tavolino in fondo.mi guarda in maniera strana?"
"Non riesco a scorgerlo. Lo so che la iena era a Catania fino a una settimana fa. Ce l'ho portato io. Voglio sapere se sai dove può essere ora".
"No. Posso avere dell'acqua?"
"Chiedila al cameriere"
"E se quello pensa sia una scusa per attaccare bottone?"
"Sai perché Mark andò via da Catania, un bel po' di tempo fa?"
"Non lo so. Andiamo via di qui, ho riconosciuto vicino al bancone un collega che mi fa la corte. Non voglio che mi veda".
Spadaro pagò il conto. Pensava: anche Terry Koh-i-noor sarebbe potuta essere !a misteriosa attentatrice. Meglio non farle più domande. Se era lei la potenziale assassina, anche lui, come investigatore, poteva essere in pericolo.
Caino Rembellari sentì la fitta delle 17.30. Il fegato artificiale che Spadaro gli aveva inserito per sostituire quello originale distrutto dall'alcool era quasi perfetto. C'era una fitta alle 11.45 e una alle 17.30. La domenica ce n'era una anche alle 14.00. Per il resto funzionava perfettamente. Poteva persino bere un bicchierino dopo i pasti. Ma lui ne beveva di più. E adesso doveva recarsi da Spadaro per la visita di controllo. Prese la sua tessera sanitaria e salì sulla newtonmoto per recarsi al Megamedical Esse.
La sala d'attesa era gremita. C'era gente di ogni età e di ogni razza.
Quando venne il suo turno erano.già le 19.00.
"Oh Caino, se non fossi venuto tu qui allo studio ti avrei cercato io. Come va l'Epatocomputer?"
"Bene, a parte le puntualissime fitte". "Il fegato artificiale è programmato per dare regolari atroci dolori a chi, dopo aver distrutto il fegato che ci ha dato il buon Dio, rischia di distruggere anche quello della IBM bevendo alcoolici a dismisura e mangiando porcherie. Rembellari caro, tu non ti controlli. E spegni quella sigaretta. Ne fumi troppe".
"Vuoi visitarmi o sono venuto qui per sentire la solita predica?"
"Spogliati. Sopporterò ancora una volta la sgradevole vista delle tue sgraziate membra".
Caino si denudò e si stese sul lettino.
I loads erano biscotti. I famosi loads del Mulino Bianco. Quel pomeriggio Paola Porto ne aveva mangiati 64.
Addentò il sessantacinquesimo load e inserì nel computer il programma per la ristrutturazione dell'azienda "La ferla piastrelle".
Sullo schermo ad alta definizione, anzichè il solito marchio che introduceva quel tipo di affari, apparve questo messaggio:
"DITECELODITECELO XXX ACHI XXX ASPADARO XXX SONOINPERICOLO XXX 7896543 XXX 7896543 XXX"
Paola cercò di capire cosa stesse succedendo, ma il computer non rispondeva a nessun comando. Continuava a dare quello strano messaggio e quel numero 7896543.
"E ora che faccio? Se chiamo Spadaro ora lui si incazza. Detesta che lo chiamino allo studio medico".
Bevette una Ceci Cola, mangiò altri sette loads, si lavò le mani, si sedette in poltrona, stette un'ora a pensare, mangiò un load, poi decise di telefonare a Spadaro. Poteva darsi che ci fosse di mezzo qualcosa di urgente.
"Spa? Sono me. Paola Porto. Prima che cominci a urlare come il tuo solito ti dico che ti chiamo per una cosa urgente".
"Urlare io? Ma se sono sempre cosi calmo. Che c'é?"
"Qualcuno di cui non so il nome ha scritto su un programma dell'azienda che è in pericolo, di dirlo a te e ha lasciato un numero: 7896543".
"7896543?"
"Si"
"Grazie, mi è molto utile ciò che mi dici. Devo salutarti che ho un paziente".
Spadaro staccò la comunicazione, si alzò e disse ad Caino Rembellari:
"Puoi rivestirti, stai bene. Staresti meglio se bevessi meno, fumassi meno, mangiassi meno salsicce. Prendi un Epatronic dopo ogni pasto e torna tra tre mesi. E ora vai subito via che tengo una cosa urgente da fare".
Caino disse una brutta parola e uscì.
Spadaro prese il citofono: "Signorina Spiechstein, mandi via tutti..."
"Ma professore, è venuto il presidente del Consiglio..."
"Gli dica che lo riceverò lunedì nel mio studio di Bari". E riattaccò.
Compose il numero di telefono 7896543. Sentì dall'altra parte la voce della iena dire:
"PRONTO?"
"Zancle, ricordati che sono stato io a prestarti il libro 'Nero Wolfe contro Zeck'. Risparmiami i lamenti di un edonista in esilio. Dove sei?"
"Sono in un negozio di mobili abbandonato di cui avevo le chiavi per una storia che non sto qui a dirti. Quando sono fuggito da casa di Gus, il taxi dove ero io era inseguito da una automobile da cui hanno tentato di colpirmi. Con una pistola a alfaelettropalle! Sono riuscito a seminarlo, l'assassino. E l'ho anche visto in faccia. Non so che fare. Non posso stare qui tutta la vita".
"Come hai detto, sai chi vuole ucciderti?"
"Si. Caino Rembellari".
Una paurosa extrasistole colpì il cuore di Spadaro. Altrettanto paurosa fu la pausa compensatoria. La mano gli tremava . La voce di Mark sussurrò al telefono:
"Spadaro, ci sei ancora?"
"Si, Markuccio. Credo di aver fatto una cazzata. Quando Paola mi ha telefonato perché aveva trovato il tuo messaggio, ho ripetuto il numero a voce alta. Davanti a Caino Rembellari". E lui ha in macchina, in automobile cioè, ma anche sulla newtonmoto, un computer collegato con la
TELEK. Gli basta scrivere un numero, e gli viene dato nome, cognome e indirizzo del proprietario dell'apparecchio. E del negozio di mobili. Rembellari è una mente malata. Anche solo per spacinnamento sarà andato a controllare quel numero".
"Che bestia!" rise Mark, come una iena.
Poi sentì un rumore alle sue spalle.
"Sono perduto" pensò.
LA IENA SUDAVA.
Nonostante l'aria condizionata.
Si rannicchiò tra un divano in pelle d'alce e una credenza, una "Fin de millennie".
Mormorò:
"Rembellari, sei tu, vero?"
"Non sono Rembellari. Non mi riconosci?"
"Si che ti riconosco" disse Zancle tirando un sospiro di sollievo. Poi fece la sue beluina risata "riconosco la tua voce, e il tuo, diciamo così, odore" .
Detto questo lasciò il divano e la credenza e andò a sedersi su una poltrona avvolgente firmata "S.Lo Zio". Queste poltrone avevano avuto un successo incredibile. Quasi tutti avevano in casa almeno una "S.Lo Zio". Questa inflazione aveva dato assai fastidio allo stesso creatore delle poltrone; Lo Zio adesso girava casa per casa per convincere la gente a rivendergli le poltrone, o perlomeno a far sì che lui potesse disegnarvi sopra qualche pupazzetto, tanto per renderle una diversa dall'altra.
Seduto su una "Lo zio" beige, Zancle domandò: "Che ci fai qui?"
Un ghigno risuonò.per le sale.
"Vengo qui a leggere libri, c'è silenzio, frescura, e poltrone e letti di ogni tipo. E poi c'è quel televisore splendido. Dimentichi che anch'io ho le chiavi di questo posto. Forse non ricordi quanta gente hai invischiato nella storia riguardante questo deposito. Hai fatto un sacco di quattrini e hai fregato un fottìo di persone".
"Anche Caino Rembellari ha le chiavi di questo posto?"
"Credo di sì".
BI-BIP BI-BIP ...
Era la porta del deposito, qualcuno la stava aprendo.
"Presto!" sussurrò la iena "Nasconditi in questo armadio!"
"E tu?"
"Lo affronterò. Se c'è una resa dei conti, prima o poi, meglio prima che poi. Almeno credo".
La signorina Spiechstein citofonò a Spadaro: "Professore, l'Ugob è sul terrazzo. E' ora di andare a San Vittore. Sono passati tre mesi dall'ultima visita che avevate fatto al paziente epatosostituito Rembellari".
Già, erano passati tre mesi da quel giorno in cui Caino era venuto nel suo studio.
Ed era successo quel trambusto al magazzino.
L'Ugob portò Spadaro nel cortile del carcere.
Otto signori vestiti uguali lo condussero fino alla cella dove era rinchiuso Caino.
"C'è il dottore" disse il secondino.
Rembellari si alzò dal letto, spense il televisore e si sedette su una poltroncina.
"Spadaro! Posso offrirti qualcosa?"
"No grazie. Anzi si, una Ceci Cola. In una bottiglia sigillata. Che me la apro io. Con te non si sa mai."
Rembellari, stropicciandosi il naso e gli occhi, disse: "Sempre a offendere..."
"Ma che ne so io di che ti può passare per la capa a te? Non stavi uccidendo Mark Zancle? Non l'hai minacciato per anni tramando nell'ombra? I giornali hanno scritto di tutto su questa storia. Io verrei scriverci un film. Ma aspetto che tu mi racconti la tua versione del finale".
"VABBE'. Sai bene che dopo il tuo sapiente scaminamento dello stato di salute del mio corpo, io andai a verificare sul computer della mia newtonmoto a che indirizzo corrispondesse il numero che ti avevo sentito pronunciare. Avevo con me la pistola ad alfapalle, e mi diressi subito all'indirizzo ottenuto dal computer. Era, come sai, il deposito di mobili della Apallapilla. Tra le mie cento microelettronchiavi c'era anche quella di lì.
Entrai e mi prese una strana sensazione: mi sentivo il cattivo del telefilm, l'assassino freddo e spietato. Fu così che urlai: 'ponkio, è giunta la tua ora!
Spadaro sorrise e disse: "Come frase non è proprio originalissima, a parte il fatto che lo chiamasti ponkio, soprannome suo antico, anziché iena. Ma come mai eri così sicuro che lui fosse lì?".
E Rembellari:
"E chi altri poteva riferirti il numero telefonico del magazzino Apallapilla?
C'erano molte probabilità che il dottor iena ponkio Carmelo Mark Zancle, dopo il mio fallito attentato col bazooka a casa di Gus, cercasse di mettersi in contatto con te per metterti al corrente di un qualche suo movimento. Visto che, non capisco perché, tu lo proteggevi. Una volta scoperto che quel numero era l'Apallapilla, luogo legato alla iena, non ho avuto più dubbi.
Torniamo ai fatti di quel dì: girai un po' per le sale, quando a un tratto vidi la iena seduta su una poltrona avvolgente "S.Lo Zio" beige. Zancle mi guardò e rise. In quella maniera sua.
Presi la pistola e puntai.
La iena fece: "Perché vuoi uccidermi, Rembellari della miseria zozza sbudellata? "
Ritenni fosse una domanda lecita. Un condannato a morte ha diritto a conoscere i capi d'accusa. Presi fiato e parlai:
"Mark, lo sai che adesso ho un fegato artificiale? Quello originale si è distrutto. Giorno dopo giorno. Spadaro dice che è stato l'alcool. Ma io sono convinto che la causa sia stata un'altra: la mia convivenza con te. Una vita a sopportarti. Sin dai banchi di scuola. Una vita a sentire la tua risataccia da iena. A sopportare il disordine che lasciavi. Dappertutto. E ti gratti. E ti metti le mani dentro la camicia. E dimentichi tutto quello che ti conviene dimenticare. E, soprattutto, sei un imbroglione. Hai passato la vita a imbrogliare. Il fatto è che manco te ne accorgi. Per te imbrogliare è come respirare. Dici a uno di cominciare un lavoro che poi lo finisci tu. Poi prendi questo lavoro e lo dai a un altro dicendo che lo hai fatto tu, che per impegni urgentissimi te lo deve finire lui. E poi candidamente, convinto, se il lavoro è buono sei sicuro che il lavoro lo hai fatto tutto tu da solo. E hai le spalle pelose. Come l'anima. E quel giorno che hai detto che l'indomani avremmo cominciato a lavorare ad un'arma segreta. Ci siamo ritrovati l'ufficio pieno di russi, e tu eri in Venezuela a fare i bagni di sole. E dici che devi fare una cosa, e ne fai sempre, dico SEMPRE, un'altra. E ti gratti. E ti infili le tue sudicissime mani nella camicia sbottonata. E quel giorno che hai detto a tutti di preparare il programmone per i giapponesi. Ci abbiamo lavorato due mesi. Quando stavamo per finire, hai cambiato idea e hai mandato a quel paese i giapponesi, buttando me e te in quella industria di videogiochi. Che è fallita. E la finanza mi ha cercato per un anno. A te no. Non si sa come, ma tu non c'entravi. E mi hai distrutto sei automobili, tre motociclette, un motorino e due aerei. E quando c'era da star nervosi tu eri sempre tranquillo. E quando c'era tranquillità, facevi saltare i nervi a tutti. E soprattutto a me. Per questo, per il mio fegato, e per milioni di altre cose, non sopporto più che tu sia vivo". E sparai. Ma da un armadio sbucò fuori S. Aesebious. Che mi saltò addosso e mi immobilizzò. E a quel punto arrivasti tu con la polizia."
"E trovai te steso a pancia sotto, con la pistola a tre metri da te, e Aesebious seduto sulla tua schiena. Che ghignava. E Zancle, la iena, sanguinava. Gli estrassi la pallottola con un ElEkTropi, e gli feci una iniezione di Tut-Riparene Sigma Tau"
"Già, così la iena vive. E nuoce in giro per il mondo. E io qui a San Vittore, come un criminale... Fammi 'sta visita medica e vattene".
"Durante l'intervista dovrò darti del lei?" chiese a Zancle la bella giornalista. Era amica della iena dal '75 o giù di lì.
"Fai come ti pare, cara. Quando intervisti Spadaro lo chiami professore?"
"No, lo chiamo Spadaro, come tutti",
Le luci dello studio si accesero. Pochi secondi al via. I1 regista sfiorò un sensore e si accesero le telecamere di RAIdodici.
"Abbiamo qui nei nostri studi il leggendario Mark Zancle. Dopo anni di silenzio, riappare colui che ha rivoluzionato l'informatica in Italia. Zancle, è vero che i circuiti della
Megamicro riaprono?"
Mark, con la mano sinistra infilata nel colletto della polo, rispose: "Riapriremo a giorni, e in grande stile. Non ha sentito la pubblicità? Ancora Più Simpatica, La Megamicroinformatica.".
"Ma è vero che accanto a lei non ci saranno più molti dei soci di un tempo?"
"E già, carissima. I miei più cari amici. La vita ci separa. Mo!ti di loro, a causa di grandi disgrazie e grandi fortune, preferiscono altre strade. Ma spero che il futuro passa riunirci".
"Grazie, Zancle. E adesso un po' di pubblicità"
Lo. schermo di milioni di italiani si colorò di rosso. Si udì una musica tenebrosa. E poi una scritta apparve:
A GIORNI, IN TUTTI I CINEMA 3D, LA IENA , il nuovo avvincente film di Spadaro.