PER PICARD
di Francesco Spadaro
(con nota biografica a cura di Paolo "Exidor" Longarini)
Picard, popolare
personaggio Picard…
Prendesti profondissimi piroscafi per pugnare.
Pervenisti presso pianeti perduti, pianeti prossimi, portali poco penetrabili.
Provasti primitive prigioni, poi piegasti predatori.
Ponesti procedure per potenziare propulsori.
Partners poco propizi per pugnare, per perire ?
Persuadi prontamente, perpetuamente pronti paiono.
Profanano Primo Precetto? Punti piedi!
Pestare persone poco propense per piegarsi può peggiorare problemi?
Punti phaser, poni presupposti per patteggiare.
Presenti problemi palesando profonda preparazione,
parti pimpante prevedendo possibili pasticci.
Progetti, programmi, pronto, produttivo.
Pur pelato, pulzelle palpitano per prenderti.
Pervenisti presso Pleiadi per progettare piantine planetarie,
prudente paresti presso Phelan,
precipitasti per pervenire presso Pentarus per portarvi pace,
perpetuamente pari prode pur provando perdite.
Programmato per potenziare perversi progetti, preservasti propria personalità,
prendesti potere perduto, ponesti potenti parassiti pronti per poltrire.
Per perfida pira perdesti parenti, poi però, pur palesemente provato,
partisti prontamente per portare protezione presso posto polverizzato.
Prendesti perfido pazzo, pronto per polverizzare pianeta, però, pugnando,
perdesti predecessore, personaggio popolarmente preferito presso primitive
puntate.
Poi, potenti parassiti presero pianeta prediletto, permutasti passato,
permettesti primo percorso per posti prima poco possibili per pervenirvi.
Pur poco piacendo presso più potenti principali, preservasti popolazione
pianeta, predato per prelevare profondi poteri preservanti prosperità.
Picard, piacerai perpetuamente, perché presenti piacevoli peripezie.
NOTE:
Appartenente al periodo “estivo” o “della canotta” dello Spadaro, detto “Il
Navarca”, “Per Picard” è un tipico tautogramma “misto”.
Il procedimento, scrivere usando sempre la stessa iniziale per ogni parola usata
in un componimento, abbastanza monotono sui testi a ruota libera, può
divenire più apprezzabile quando si tratta di parafrasare un testo dato,
come sostiene il Bartezzaghi (Lessico&Nuvole, il Venerdì n.748).
“Per Picard”, che inizia come libera ode al popolare personaggio della saga
“Star Trek”, del quale il Navarca sembra essere un cultore, si orienta
gradualmente verso il secondo tipo di “tautogramma”, operando la parafrasi di
alcuni episodi della nota saga, laddove “prudente paresti presso Phelan”
ci
rimanda all’episodio “Il diritto di essere”, ove Picard avverte Riker che
un atto impetuoso potrebbe rovinarlo (Guida a Star Trek TNG, Fanucci
Editore).“Programmato per potenziare perversi progetti, preservasti propria
personalità, prendesti potere perduto, ponesti potenti parassiti pronti per
poltrire.” è il passaggio pieno al tautogramma parafrasante, e riassume la
trama de “L’attacco dei Borg”, quando Picard viene trasformato in Locutus dai
“potenti parassiti”. Nel suo periodo “della canotta” Spadaro andava fiero di
questa definizione dei Borg, che amava quanto la frase “Io cameriere filippino,
dottore non c’è e ha detto non aprire nessuno” che gradiva usare per difendersi
dagli scocciatori. I due successivi periodi rimandano alla trama di “Generazioni”, del quale il
Navarca scrisse anche una versione sotto forma di poema, che potete leggere
QUI , il “predecessore, personaggio popolarmente
preferito presso primitive puntate” è ovviamente James Tiberius Kirk, che in
“Generazioni” muore eroicamente.
La “P” è la consonante migliore perché propone propriamente preposizione
“per”, suggerisce sempre il Bartezzaghi, e ne sa qualcosa Umberto Eco che
scrisse “Povero Pinocchio” (Edizioni Comix), forse il tautogramma italiano più
famoso, dal quale estraiamo un brano: “Povero papà (Peppe), palesemente provato
penuria, prende prestito polveroso pezzo
pino poi, perfettamente preparatolo,
pressarolo, pialla pialla, progetta
prefabbricarne pagliaccetto.
Prodigiosamente procrea, plasmando
plasticamente, piccolo pupo pel pelato,
pieghevole platano!”…
L’elaborato di Spadaro si conclude con la trama di “Insurrection”, il “Pur
poco piacendo presso più potenti principali” è riferito alla disobbedienza
di Picard verso i suoi superiori, che volevano “predare” il pianeta dei Ba'ku ,
per “prelevare profondi poteri preservanti prosperità”. Il pianeta
infatti sembra essere una sorta di fontana dell'eterna giovinezza (HyperTrek).
Varie peripezie vi furono per giungere alla genesi del brano “per Picard”.
Spadaro, reduce da un periodo di crisi creativa denominato “la fase grigia”,
aveva deciso di abbandonare la scrittura dei suoi racconti, perché sosteneva che
non li leggesse nessuno. Tra l’altro aveva provato a infarcirli di riferimenti
precisi a persone e fatti nella speranza che qualcuno almeno si adirasse o
compiesse pesanti critiche, ma non c’era nulla da fare, l’artista siciliano era
convinto che i suoi scritti fossero ignorati, e che coloro che si professavano
suoi fans in effetti non lo leggessero affatto. O perlomeno, leggevano le sue
lettere nei gruppi di discussione, ma ignoravano le sue opere di narrativa.
Invano il direttore dello Star Trek Italia Magazine gli proponeva di dedicarsi
ad opere che, a parer suo, si inserivano tra quelle cose che il Navarca avesse
potuto scrivere. Non passava mese che non gli chiedesse di scrivere una storia
ispirata alla “Fondazione” di Asimov, ma egli, dopo un “ci penserò su” volgeva
il suo pensiero a sempre più bizzarre composizioni, delle quali “Per Picard” è
l’esempio più evidente.
Il direttore cercò di dissuaderlo ancora una volta dal propinare le sue manie
per gli esercizi di stile ai lettori dello STIM, promettendogli anche un
biglietto per assistere a una puntata di “La sai l’ultima?” e un porta-ombrelli
a forma di pinguino, ma non ci fu nulla da fare. Come il film a ritmo di Mambo
che ossessionava Moretti in “Aprile” egli aveva in testa “Per Picard” e voleva
consegnarlo ai posteri.
NOTE SULL’AUTORE
di Paolo “Exidor” Longarini
Francesco Saverio Lenin Spadaro, nasce in quel di Catania il 12 aprile del 1924.
La mamma voleva una femminuccia, il papà un maschietto, il fratello maggiore un
trattore. Furono tutti accontentati.
La passione letteraria non sbocciò all’improvviso, sono note le difficoltà
iniziali avute dal nostro (in prima elementare per imparare a scrivere la A
impiegò tre mesi, per fare la B, sei, per la C furono necessarie delle
iniezioni), ma superate quelle nulla si frappose tra lui ed il successo. Già in
quarta elementare il giornale scolastico si avvaleva della sua preziosa
collaborazione e la serie di racconti “Se Renzo fosse stato ricco, Lucia gliela
dava subito”, gli fruttò il primo premio letterario della sua carriera.
La prosa scorrevole, unita ad una spregiudicatezza unica per l’età, fece di lui
uno degli autori più richiesti dell’isola. Addirittura il comune della sua città
fece abbattere la statua di Verga (motivazione ufficiale: non attirava neanche i
piccioni) e la sostituì con una stele in cui fu incisa una delle sue frasi più
famose:
“Gina! C’hai l’attak al posto dello smalto? Falla girare, per la miseria!”.
Questo scatenò una reazione improvvisa da parte del comune di Palermo che,
rivendicando una gita scolastica di molti anni prima, tentò di appropriarsi dei
natali artistici dello Spadaro. Fecero brillare il palazzo comunale e lo
sostituirono con un insegna al neon alta 18 metri con su scritto:
“Miva! Lanciami sti cazzo di componenti, il crucipuzzle lo finisci dopo!”.
Schiumanti di rabbia, i politici di Taormina, vantando la testimonianza di un
commerciante del luogo che affermava di avergli venduto la prima penna a sfera,
asfaltarono il teatro greco per erigere una statua alta 64 piani dello Spadaro
che, in una mano tiene il suo famosissimo “Elogio della canotta” e con l’altra
si sistema il pacco.
Conscio dei problemi che stava creando ai suoi concittadini decise di sparire e
per qualche anno fece perdere le proprie tracce. Molti suoi biografi cercarono
di ricostruire gli anni dell’esilio: alcuni affermano di averlo visto servire ai
tavoli del Rick’s Cafè Americani, altri di averlo scorto mentre parlava con
Elvis di sughi e condimenti per la peperonata di cozze, altri ancora gli
attribuiscono la paternità della seconda stesura della frase “Houston,
stamminchia di barattolo spaziale ha acceso tutte le cazzu di lucine rosse. Che
faccio, torno indietro o mando la pallina nella buca di sinistra? Guarda che è
un problema!”.
Nessuna di queste ipotesi ha trovato negli anni fondamento quanto la
pubblicazione, da parte di Vanessa Del Rio, del film “Le grandi bellezze
italiane”, in cui, scorrendo i nomi dei protagonisti, riconosciamo in “Francesco
Spadatratta” uno dei suoi tanti pseudonimi.
Tornato in patria si getta nella scrittura.
Da allora, nonostante i numerosi tentativi, nessuno è riuscito a farlo smettere.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
- “Il nome della Prosa”, Romanzo,1988
- “Tutti volere pinguino. Solo imbecilli cercare in Grand Canyon”, Romanzo, 1989
- “Il Big Mac fa male? Non se accompagnato da una birrozza”, saggio, 1993
- “Il Big Mac fa male? Lui non lo so, ma se non lo metti giù ti faccio male io”,
1993
- “Il Big Mac fa male? Manda giù, che con quella faccia hai altro a cui
pensare”, 1994
- “Ho trovato la figurina della Spal”, Romanzo, 1998
- “Paperinik contro Diabolik sul Titanik (lo so, ma così ha un senso)”, Romanzo,
2001
- “Non sono grasso, sono un cucciolo d’elefante”, Saggio, 2002
Questo articolo è
tratto dal numero di Settembre del 2002 di
Ecco il filmato ( raccolto da Carlo Recagno
) dove Francesco Spadaro recita il tautogramma alla Reunion del 2005: