| quali). Questa è solo una lettera personale
del Navarca, già Medico di Bordo della già autodistrutta U.S.S.
Tristone, già Supplente dell'Ufficiale Addetto alle
Comunicazioni già dimessosi prima della già citata
autodistruzione, già... già che ci siamo vengo al dunque. Nel
ventesimo secolo fece furore una serie di libri contenenti alcune
leggi, postulati, corollari che, secondo l'autore, regolavano lo
scorrere degli eventi umani. Tali libri, denominati se non erro
"Leggi di Murphy" venivano collocati negli scaffali dei
volumi d'argomento umoristico, quasi che la gente dell'epoca
volesse ignorare che si trattasse di libri scientifici che
descrivevano la dinamica dell'Universo, illudendosi che frasi
come "l'altra coda va più veloce", "sorridi,
domani sarà peggio", "ogni filo metallico tagliato su
misura sarà troppo corto", non enunciassero profonde verità.
Da qualche giorno ho installato sul mio computer un programma che
all'avviarsi del sistema mostra una frase al giorno tratta dai
suddetti libri. Non ho mai creduto alle cabale, agli oroscopi e
affini, ma noto che la frase riassume intelligentemente, sempre,
l'andamento della giornata. "Qualsiasi cosa vada male, avrà
probabilmente l'aria di andare benissimo", diceva una di
queste frasi il giorno che, dopo aver varcato la soglia
dell'Acquaparco in una calda giornata di sole, esplose un
temporale che durò fino a sera. Perché narro questi fatti personali? Solo perché vorrei che le energie dei sommi scienziati della Federazione possano svolgere accurati studi su queste leggi, a mio parere molto superiori alle leggi della logica dei nostri amici vulcaniani. Parliamo un attimo (si fa per dire, ma pensi che nel suddetto ventesimo secolo qualcuno osava dire "attimino") della giornata contrassegnata dalla frase "Ognuno di noi ha un piano che non funzionerà". Dopo le vicende drammatiche che portarono all'autodistruzione della nave stellare "U.S.S. Tristone 9000", vicende narrate nel nostro diario di bordo redatto in data stellare 9805.31 (1), pensai bene di radunare i vari rappresentanti dell'equipaggio (e anche nuove forze di affiliati al nostro club stellare) in una gita ove guerrieri Klingon, mercanti Ferengi, Trill ripieni, Cardassiani politicamente scorretti, Vulcaniani illogicamente desiderosi di compagnia umana, Borg bisognosi di ricaricare le batterie, Betazoidi stanchi delle loro faticose letture, Romulani che volessero stare un pochino in pace, avessero l'occasione di rilassarsi conversando sul futuro del gruppo dei soci stellari residenti in Sicilia. Il luogo designato fu il Parco Ronza di Piazza Armerina (EN), posto al centro dell'isola. A tal uopo spedii una trentina di lettere di carta (inaudito in questo nostro secolo) e qualche messaggio con la posta elettronica, per dare appuntamento a tutti per le ore 11.00 della data stellare 9807.26 davanti al suddetto Parco, premurandomi di avvertire che chi fosse arrivato in ritardo al suddetto appuntamento avrebbe trovato il gruppo in un luogo situato tra le gabbie dei cinghiali e i giochi per i cuccioli umani.
Saverio Tedeschi, giunto nel frattempo a bordo della sua Unità Mobile Abitabile, si offrì subito volontario per partire per una missione di ricerca del mitico "posto al fresco", lasciandomi un comunicatore di quelli che credevo potessero essere ammirati solo al Museo Interstellare delle Comunicazioni Preistoriche, un "baracchino" che non emise alcun suono durante la lunga assenza di Saverio. Scoprimmo poi, quando partimmo alla ricerca del nostro compagno disperso in missione, e lo trovammo nei pressi del suo mezzo di trasporto, che i pittoreschi comunicatori erano sintonizzati su due canali diversi. Pierriccardo, durante una delle sue ricognizioni alla ricerca di membri dell'equipaggio, trovò un biglietto sul parabrezza della sua navetta, scritto da due amici chiamati Turcio & Mannaro con queste parole ivi scritte: "Venimmo, vi cercammo, non vi trovammo, sconsolati ce ne andammo!". Per tutte le galassie, non era neppure l'una! Ad ogni modo, bene o male, all'ora di pranzo eravamo una quindicina di forme di vita (compreso il cane Rudy) attorno a un tavolo sotto il sole (ex "tavolo all'ombra"), ed era riuscito a raggiungerci persino lo splendido Stefano Guccione, sfidando il lungo viaggio a bordo del suo mezzo di locomozione sfuggito a ogni possibile incentivo statale sulla rottamazione. Dopo aver ricevuto una comunicazione subspaziale dal nostro amato Capitano T'Hann, per la prima volta assente ad una delle nostre riunioni, avendo da poco ella intrapreso un'attività di gestione di un nodo di smistamento delle comunicazioni interstellari (perché mi costringo a queste forme verbali? Perché non posso scrivere semplicemente che adesso tiene un negozio di giornali e cartoleria aperto anche la domenica?), ci apprestammo a consumare i nostri saporitissimi cibi. Ben presto apparve chiaro a tutti che, data la calura e l'imprevidente scelta che alcuni partecipanti fecero di non portarsi da casa un congruo numero di bevande, le riserve idriche erano insufficienti. Si cominciò allora a recarsi a turno ad un chiosco posto all'ingresso del Parco dove un Ferengi vendeva a caro prezzo bottiglie di acqua e contenitori cilindrici di infusi di coca e di cola. Ah, che bel posto era questo parco! Prati, alberi, panchine, cinghiali, lama, daini, caprette tibetane e pensionati suonanti mazurche e polke alla fisarmonica. Quest'ultima specie, purtroppo, per vetuste leggi federali, non può essere annientata con dolore. Abbiamo dovuto trattenere con la forza il Guardiamarina Domenico Cutrupia dall'incenerire con il phaser uno dei suddetti individui, giunto impunemente alla quarta <<lambada>>. Il posto è dotato anche di vari giochi per cuccioli umani. Uno di questi giochi, inventato probabilmente da un criminale cardassiano o da un sadico terrestre, è denominato "Arrampicatoio", e si è rivelato subito adatto a far sì che mio figlio Adriano, detto "Cuore di Klingon", si ferisse sotto il labbro rendendo necessario al sottoscritto abbandonare l'allegra compagnia per recarsi alla più vicina Stazione Medica dove un taciturno clinico apponeva un punto di sutura sul volto del piccolo guerriero. Al nostro ritorno a casa, obbedendo alla legge di Murphy che recita "Qualsiasi aggregato prima o poi cade a pezzi", il punto di sutura era sparito. Ci recammo al Pronto Soccorso della mia città, e dopo solo due ore e un quarto di attesa, il giovane erede del Navarca venne ri-suturato (il bimbo si è sottoposto all'arte chirurgica del clinico di turno con perfetto spirito klingon). Allora. Eccellenze, vogliamo o no renderci conto di avere la possibilità di sopravanzare le frasette di logica vulcaniana con queste magnifiche leggi di Murphy, la prima delle quali enuncia "Se qualcosa può andar male, lo farà" ? A voi mi inchino augurando Lunga Vita e Prosperità (i vulcaniani, sempre loro ).
IL NAVARCA
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