| |
Giunsi di fronte alla stanza del Dottor Squaraus, bussai, ma la porta si aprì da
sola. Squaraus non sembrava affatto soddisfatto nel vedermi, mi invitòinsistentemente a contattarlo più tardi, dopo essermi riposato dal viaggio, e mi
informò che il Professor Barbajan aveva abbandonato la stazione da un paio di
giorni. Aggiunse: "Se dovessi vedere qualcosa di insolito non impressionarti,
non impaurirti, ricordati che questo posto è diverso da tutti gli altri".E in effetti vidi qualcosa di insolito. Sapevo che sulla stazione c'eravamo solo
io, Squaraus e Sardus, ma so che vidi chiaramente passare dall'altra parte del
corridoio una signorina in bikini, sui pattini. Non ebbi migliore accoglienza da Sardus. Quando bussai alla sua porta uscì sulla
soglia, mi disse: "Entrare tu non puoi. Sulla porta uscirò io" e sbarrò col suo
corpo l'entrata del suo alloggio. Si sentivano strani rumori, e la porta veniva
percossa come se qualcuno volesse uscire fuori dalla stanza. Sardus ebbe parole
di disprezzo per Barbajan, criticando la sua fuga dalla stazione. Poi, d'un
tratto, nel gesticolare, lasciò uno spiraglio della porta aperta. Ne uscì un
ometto, una specie di gnomo dalla pelle azzurra con un cappuccio bianco, poi un
altro uguale a lui ma con gli occhiali, poi un altro, con la barba bianca e il
cappuccio rosso. Puffi. Sardus aveva la stanza piena di Puffi. Sardus esclamò:
"In pace tu lascia me. Nervosi diventano se a quest'ora la salsapariglia non
prendono. Puffo Burlone in astinenza va, e comincia a mordere il divano". Tentai
di chiedere spiegazioni, ma Sardus rientrò in camera dopo aver raccolto i Puffi,
e chiuse a chiave.
Cercai una stanza pulita
per me, ce n'era una distante una cinquantina di metri da quella di Sardus, e mi
sdraiai. Il silenzio durò poco. Sentii chiaramente una voce ripetere: "Hic haec
hoc, huius huius huius…". Una voce inconfondibile. Era quella della mia
Professoressa di Latino della Scuola Media.: "E adesso ripeti, Celsius… hic haec
hoc, huius huius huius…". Era proprio lei, uguale a come l'avevo vista diversi
lustri prima. Stava seduta su un armadietto. Mi recai subito da Squaraus. "Non si tratta di allucinazioni" mi disse "Da
quando le acque della Zona 5074315 sono state sottoposte ad un bombardamento di
raggi x, le persone nei ricordi degli scienziati della base hanno cominciato a
materializzarsi e ad interagire con loro. In realtà non sono persone vere, ma
cloni composti da neutrini". Spostò una tenda, e accovacciato per terra c'era un
signore in smoking che mangiava pane e salame. "Sembra Sean Connery da giovane" dissi.
"Dovrebbe essere James Bond" rispose Squaraus "Non avrei dovuto guardare troppe
volte tutti quei film". Chiesi poi a Squaraus se potevo usare il suo bagno, visto che quello del mio
nuovo alloggio era sprovvisto di sapone, ma lo scienziato mi disse che non
potevo, perché era occupato dalla versione Roger Moore. Tornai nel mio alloggio, la vecchia Professoressa era ancora lì: "Caesari cum id
nuntiatum esset eos per provinciam nostram iter facere…" Ci misi due minuti a immobilizzare l'ammasso neutrinico con sembianze di Docente
di Lingue Morte e distruggerlo nell'inceneritore. Sardus sopraggiunse immediatamente dopo, mentre stavo spegnendo la macchina per
incenerire. "Non così facile è. Tante volte distrutto Puffi ho. Nuovi Puffi
uguali tornano. Incenerito Puffetta sei volte ho. Sempre Puffetta torna. Spero
che le acque prima o poi facciano un Gargamella. Ma con la fortuna che mi
ritrovo, una Cristina D'Avena un giorno spunta". Si allontanò canticchiando: "Puffi di qua, Puffi di là, loro ti vedono sai…". La missione aveva assunto in poche ore un aspetto inquietante. Ma ero lì per
indagare e andai a dire a Squaraus che lo attendevo nella Sala Biblioteca per
parlare. Giunse dopo due ore, accompagnato da una specie di Pierce Brosnan e da un clone
di Timothy Dalton. "Parlami di Barbajan" gli dissi. "Uno scienziato eccellente. Lavorava anche dodici ore al giorno, i suoi calcoli
inerenti la Zona 5074315 erano sempre precisi ed esaurienti, si concedeva solo
una pausa di mezzora dopo cena e dopo pranzo, ascoltando i suoi dischi di Mino
Reitano, mangiando i Pocket Coffee e rivedendo le registrazioni dei balletti di
una artista italo-americana…". "Heather Parisi?" chiesi.
"Quella lì!" rispose
Squaraus "ma poi cominciò a non stare più in pace. Dopo il bombardamento di
raggi x delle acque, cominciò a essere circondato da cloni di suo cognato,
agente di assicurazione. Non uno, ma mezza dozzina di assicuratori che gli
impedivano di concentrarsi proponendogli Polizze Vita, Fondi di Investimento,
Pensioni Integrative…". Si aprì la porta della biblioteca. Entrò la Professoressa: "Ad rivum eundem
lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior
agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit…". Cercai di ignorarla, "Capisco la fuga di Barbajan" dissi.
"Ma c'è dell'altro" mi disse Squaraus "Credo che il potere di questa mente
aliena contenuta in queste acque sia molto più grande. Gli abitanti della Terra
tutta non si rendono conto, ma io e Squaraus sappiamo che prima che Barbajan
andasse via da qui il mondo era diverso. Te lo assicuro, Celsius, un attimo
prima che Barbajan lasciasse la stazione Mino Reitano non era senatore a vita, e
il Premio Nobel non era nelle mani dell'inventore del Pocket Coffee. Pare che i
desideri più intimi di ciascuno si debbano realizzare appena fuori di qui, una
volta che le acque ti hanno sondato la mente. Barbajan è tornato a casa, e ha
trovato per lui una moglie che lo aspettava, una moglie che io so che prima non
aveva, la ballerina Heather Parisi". I cloni di Bond lo portarono via, mentre la Professoressa di Latino aveva
ricominciato: "Consul nominativo, Consulis genitivo, Consuli dativo…". La storia riferita da Squaraus era troppo incredibile, ero disposto ad accettare
un posto dove i sogni divengono corpi tangibili, ma che ciò potesse estendersi a
cambiare l'Universo in base ai nostri pensieri… No! Andai a riposare, o almeno ci provai. Ci volle un'ora per addormentarmi, il
tempo di autoconvincermi che la Prof. che declamava brani dell'Eneide potesse
conciliarmi il sonno: "…Infandum, regina, iubes renovare dolorem, Troianas ut opes et lamentabile regnum
eruerint Danai, quaeque ipse miserrima vidi et quorum pars magna fui. quis talia fando
Myrmidonum Dolopumve aut duri miles Ulixi temperet a lacrimis? et iam nox umida caelo
praecipitat suadentque cadentia sidera somnos….".
Al mio risveglio, la Prof. stava ancora declamando versi di Virgilio, mente
limava le unghie di un tipo identico al mio Professore di Inglese della Scuola
Media, che appena vide che ero sveglio mi disse: "Hello, Celsius. The cat is in the bath. The bee is on the flower. Tom's shoes
are black. This is a pencil. The pencil is on the table. What colour is the pen?".
Non ci pensai due volte. Uscii dalla stazione e presi la jeep. Non c'era
nient'altro da scoprire, non volevo stare un minuto di più in quel posto, mi
diressi verso casa. E durante il tragitto ripensai alle assurdità dette da Squaraus. Se fosse stato
vero che "i desideri più intimi di ciascuno si debbano realizzare appena fuori
dalla Zona 5, una volta che le acque ti hanno sondato la mente…", che mondo
avrei trovato? Nessuna guerra? Niente più rosticcerie che rovinano le lasagne
mettendoci i pezzi di uovo sodo? Mi sarei trovato sposato con Alessia Marcuzzi?
Con il Conto Corrente di Luca di Montezemolo? Con i poteri dell'Uomo Ragno?
Arrivai a casa a
mezzanotte. Tutto sembrava uguale a prima. Dormii profondamente. Fui svegliato
dalla radiosveglia, dal solito Giornale Radio Due. Notizie tutto sommato
normali. La sigla però era cambiata, sembrava una sigla di telefilm. Ma lo
speaker era lo stesso. Stavolta in vena di spiritosaggini, pensai. Perché alla
fine del GR si era congedato con un "Lunga Vita e Prosperità" che mi aveva
alquanto sorpreso. E anche innervosito un po', perché cominciarono a venirmi
assurdi dubbi. Quando scesi in strada acquistai il quotidiano. E i dubbi non
erano più assurdi. Erano solo strani, strani come il fatto che un film di Star
Trek avesse vinto l'Oscar come miglior film. Miglior attore protagonista Patrick
Stewart, per un film della serie "Star Trek". Lo davano in più della metà delle
sale, nella mia città. Ricordo perfettamente, ma probabilmente solo io ricordo
perfettamente che in Italia Star Trek interessava non molta gente fino a pochi
giorni prima, fino a quando le acque della Zona 5 avevano preso da una parte
della mia mente questo assurdo pensiero infantile, che adesso mi faceva vedere
nella pagina della programmazione televisiva innumerevoli appuntamenti Trek: la
Classica su Italia Uno alle 19.45 , Next Generation su Canale 5 alle 18, Deep
Space Nine su RaiDue alle 22.00, Voyager su Rai Tre alle 15.30 e alle 22.30, ed
Enterprise su Rai Uno, in prima serata. Quel quotidiano pieno di foto di attori
di Star Trek sembrava uno scherzo, eppure era vero, come la panchina dove stavo
seduto, in Via Garibaldi. Non proprio Via Garibaldi, adesso la chiamate Via
Roddenberry.
Cos'altro aggiungere al mio rapporto? Raccomandare che nessuno vada alla Zona 5,
e che nessuno più torni da essa? Perché la realtà non venga distorta? Ma se
tutto il genere umano segue la stessa distorsione e non si accorge del
mutamento? Non sarò certo io a decidere, e non so neanche se crederete a questa
mia relazione. Per quanto mi riguarda, io non credo neanche di avere avuto
sempre questo nome. Forse non sono sempre stato Kirk Celsius, magari mi chiamavo
Kris Celsius o Paolo Celsius. Un'ultima cosa: lo so che non ve ne importa nulla, ma adesso per ironia della
sorte sono uno dei pochi italiani che non ama guardare Star Trek, e sto
spendendo una fortuna per acquistare videocassette di "Walker Texas Ranger". Non
mandatemi più nella Zona 5, se torno potreste ritrovarvi Chuck Norris Presidente
o Imperatore.
------------------------------------------------------------------------------------------------------
NOTA: l'autore ringrazia gli amici che lo hanno convinto del fatto che scrivere
una parodia Trek di SOLARIS, il capolavoro di Stanislaw Lem,
fosse pura follia. Una "Trekfollia", come il nome di questa rubrica.

Questo articolo è
tratto dal numero di Gennaio del 2003 di



|